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    Con il doppio no l'Europa si riscopre carolingia

    Intervista a Khaled Fuad Allam
    4 giugno 2005 - Umberto De Giovannangeli, Khaled Fuad Allam
    Fonte: L'Unità - 03 giugno 2005

    03 Giugno 2005
    KHALED FUAD ALLAM Lo studioso del mondo islamico: si vuole creare una frontiera simbolica tra europei da un lato e musulmani dall’altro

    «Con il doppio no l’Europa si riscopre carolingia»

    «Con il no francese e quello olandese, l’Europa si riscopre “carolingia”. L’immagine che emerge dalle urne referendarie è quella di una Europa paralizzata, chiusa nelle sue paure ». Ad affermarlo è il professor Khaled Fuad Allam, tra i più autorevoli studiosi del mondo musulmano.
    «Ci siamo battuti per fermare i turchi»: così uno dei leader del «no» olandese ha motivato l’opposizione alla Costituzione europea.
    «In realtà nel voto francese i partigiani del “no” avevano evocato, penso a Le Pen, lo spauracchio dell’allargamento ad Est, mentre nel voto olandese la questione islamica è la matrice, la motivazione scatenante che ha portato una parte dell’elettorato a respingere la Costituzione europea; un “no” in funzione anche della crisi della società olandese visto che negli ultimi mesi vi sono stati episodi traumatici come l’uccisione del regista Theo Van Gogh e più in generale è avvenuta una rimessa in discussione profonda, dolorosa, del multiculturalismo in Olanda. La Turchia interviene indirettamente nel dibattito sulla questione europea, anche se poi alla fin fine tutti sanno che l’Unione Europea ha deciso di rinviare l’accettazione della candidatura di Ankara di 10-15 anni. Ma l’Europa non può sperare di riconquistare un ruolo da protagonista nel nuovo, complesso scenario geopolitico mondiale decidendo di non decidere. La questione dell’Europa va affrontata oggi secondo altri criteri...».
    Quali, professor Allam?
    «Occorre partire dalla presa d’atto che l’Europa sta toccando un livello di crisi senza precedenti. Al centro di questa crisi vi sono questioni di fondo che ineriscono alla natura, alla funzione, al destino dell’Europa e dei suoi popoli. Nel senso che, Turchia o non Turchia, l’interrogativo ineludibile è perché dobbiamo vivere insieme. C’è una grande questione di filosofia politica, al di là della crisi economica, del deficit strutturale e degli altri parametri economici e sociali oggetto di discussione. Un approccio economicista e tecnocratico non risolve il grande tema di una nuova identità europea; una identità condivisa. Su questo crinale va detto che la Costituzione europea non è stata assolutamente capita. C’è stato un errore di fondo di carattere metodologico, da una parte, a cui si è accompagnato un errore, non meno grave, di comunicazione politica; una comunicazione rivelatasi assolutamente deficitaria, perché prima di firmare un testo così impegnativo, ci si doveva porre il problema, e su questo aprire una grande discussione nelle società nazionali, del perché vivere insieme. A questa assenza di motivazioni forti, la maggioranza dell’elettorato francese e olandese ha risposto ricercando nel passato delle certezze identitarie».
    Ed ora su cosa ricominciare?
    «C’è un enorme lavoro di ricostruzione del significato politico dell’Europa. La moneta unica, pur importante, non è sufficiente per creare un sistema di aggregazione. La Costituzione è stata percepita più come un testo dalla fronte impronta giuridica che come un testo che spiegasse all’elettore verso dove stiamo andando».
    L’Europa, è la sua tesi, con il «no» francese e olandese si riscopre «carolingia». In che senso?
    «Mi pare evidente che la doppia bocciatura franco-olandese mette a nudo un fenomeno che già aveva dato i suoi segni di vita negli ultimi cinque-sei anni: vale a dire che la grande questione ne dell’Islam è posta nella costituzione materiale, oltre che di quella formale, della nuova Europa. Una parte significativa dei partigiani del “no” ponendo, in termini di pericolo di contaminazione, la questione dell’Islam , in realtà pongono all’ordine del giorno il ritorno dell’Europa a un sistema di aggregazione che si fonda sempre più su quei valori identitari che furono alla base dell’Europa carolingia, a cominciare dal cristianesimo. In questo modo si intende creare una frontiera simbolica invalicabile fra una parte degli europei e gli altri. Così facendo si tende a escludere dalla nuova Europa “carolingia” i musulmani d’Europa, e dunque anche Paesi musulmani che sono nel cuore dell’Europa, come la Macedonia, la Bosnia. Questi Paesi dove li metteremo?».
    Dietro la «paura» della Turchia vi sono solo questioni di identità culturale e religiosa?
    «Certamente c’è anche la materialità di un Paese di ottanta milioni che, se integrato nell’Unione Europea, modificherebbe i rapporti di forza al suo interno. Ma è l’aspetto simbolico della questione religiosa e culturale a fare da traino tutti gli altri fattori che determinano la diffidenza dell’Europa “carolingia” verso il mondo euroislamico, percepito come un pericolo piuttosto che come arricchimento identitario. La questione dell’Islam ritorna sempre come un leit motiv fondante dell’identità europea».
    Qual immagine dell’Europa esce da questa tornata referendaria?
    «È l’immagine di una Europa congelata, paralizzata, che in realtà non sa oggi cosa vuol essere nel mondo di oggi e di domani. Una Europa che non arriva a proiettarsi nella complessa geopolitica mondiale. Una Europa marginale rispetto a un mondo che oggi “fiorisce” altrove : in Cina, in India, negli Usa. Una Europa che non riesce a uscire dalle sue contraddizioni interne, che non arriva a fornire un modello, che non sa proiettarsi nella complessità della geografia politica mondiale. Per definirsi occorre fare delle scelte, e l’Europa non riesce a farlo anche a causa di leadership politiche prive di coraggio».

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