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    Scalfaro: la UE rifiuti la guerra

    8 giugno 2005 - Mara Anastasia
    Fonte: L'Unità - 08 giugno 2005

    «IO SONO CRESCIUTO al tempo di De Gasperi, quando è nata e si è sviluppata un’idea di Europa fondata sul rifiuto totale della guerra. Se oggi lo spirito europeista è in crisi è perché l’Ue ha abdicato a questo suo principio fondamentale».
    È un Oscar Luigi Scalfaro in gran forma quello che ieri mattina ha presieduto alla cerimonia di consegna di copia della Costituzione a tutti i maturandi del liceo classico «Giulio Cesare» di Roma.
    In un’aula magna gremita di decine di studenti e alla presenza di un ex allievo di eccezione come il linguista Tullio De Mauro, l’ex presidente della Repubblica ha tenuto banco per oltre un’ora, facendo del racconto della propria esperienza di deputato all’Assemblea costituente l’occasione per tracciare un bilancio dell’attuale situazione politica. Bilancio assai amaro, che Scalfaro ha illustrato voce per voce senza fare sconti a nessuno. Ad esempio sul tema della guerra: «L’art. 11 della nostra Costituzione afferma che l’Italia ripudia la guerra in ogni sua forma. Non esistono guerre “giuste”. È una bestemmia laica chiamare così qualunque conflitto. Sono anch’io convinto che gli Usa siano i nostri più preziosi alleati. Ma appunto perché siamo veri amici dell’America, avremmo dovuto dire a Bush che si stava incamminando lungo un sentiero sbagliato e pericoloso. Invece lo abbiamo seguito».
    E secondo il senatore a vita, proprio la mancata presa di posizione dell’Ue su una materia tanto sentita dai cittadini come la guerre sarebbe all’origine della solenne bocciatura ricevuta dalla Costituzione europea in Francia e in Olanda: «Oggi nel mondo ci sono oltre 30 focolai di conflitto e l’Europa non è riuscita a dire una sola parola di condanna, tradendo quel pacifismo che negli anni ‘50 ne ha ispirato la creazione». Senza contare, aggiunge Scalfaro, l’assurdità di calare una Costituzione “dall’alto”, senza alcun coinvolgimento popolare nella fase della sua preparazione. «E poi ci si lamenta se i cittadini la respingono...»
    Il discorso si collega a quello dell’attuale progetto di modifica della Costituzione italiana: «Uscito distrutto dalla guerra, con uno Statuto albertino completamente stravolto dal ventennio fascista, il paese ha dovuto interrogarsi sulla propria identità. Per questo si è deciso di eleggere un’Assemblea costituente di ben 556 membri, che dopo due anni di lavoro e un confronto spesso anche molto animato ha prodotto una carta estremamente avanzata, frutto della sintesi di tre grandi culture politiche - cattolica, comunista e liberale - e soprattutto fondata sui diritti e la dignità della persona». Fondamenti che Scalfaro non intravede nell’attuale proposta di riforma, a partire dal principio per cui titolare della sovranità è il popolo: «Avremo una Camera dei deputati privata della sua principale prerogativa, che è quella di concedere la fiducia al capo del governo. In più, ci sarà un presidente della Repubblica senza alcun potere, a fronte di un primo ministro pressoché onnipotente». Un quadro, dietro il quale Scalfaro fa balenare, pur senza nominarlo, lo spettro del fascismo: «Certi discorsi sull’inutilità del Parlamento mi riportano con la mente all’Italia degli anni ‘20 e ‘30».
    Grande quindi il rammarico dell’ex presidente nel constatare come ad appoggiare la proposta ci siano anche esponenti provenienti dalla Dc e dal Psi, «forze nelle cui fila hanno militato persone che con la loro vita si sono battute per questa Costituzione». In cui si afferma, tra le altre cose, che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. «La mia maestra delle elementari - ha concluso Scalfaro - ci diceva che la legge era una norma dello Stato a cui tutti eravamo tenuti ad obbedire. Dovevo arrivare a 86 anni per vedere il nostro Parlamento adottare provvedimenti che valgono solo per qualcuno, che riesce così a sottrarsi alla giustizia».

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