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Comunicato stampa Associazione per i popoli minacciati

La democratizzazione dell'Assemblea Generale dell'ONU può salvare vite umane

Rendere possibile l'intervento in caso di genocidio
13 settembre 2005 - Associazione per i popoli minacciati

Bolzano, Göttingen, 12 settembre 2005

In occasione del prossimo vertice dell'ONU a New York l'Associazione per
i popoli minacciati (APM) lamenta l'impotenza delle Nazioni Unite nel
porre velocemente termine a genocidi, esodi forzati e altri gravi
crimini contro l'umanità. Per le vittime di genocidio e di pulizie
etniche è inaccettabile che le cinque potenze con diritto di veto nel
Consiglio di Sicurezza, Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia, Francia e
Cina, impediscano continuamente veloci e incisivi interventi contro i
massacri. Sebbene le varie Commissioni d'inchiesta dell'ONU abbiano
ammesso il fallimento degli interventi nel caso di Srebrenica e del
Ruanda e nonostante sia stato accettato anche il perdurante genocidio in
Darfur nel Sudan occidentale, l'iniziativa britannica di una bozza di
accordo sull'intervento dell'ONU in caso di Genocidio non ha mai avuto
anche una sola possibilità di superare la resistenza all'interno
dell'Assemblea Generale. Con le nostre innumerevoli iniziative davanti
alle Commissioni ONU per i diritti umani e le minoranze minacciate al
fine di impedire genocidio e sfollamenti di massa ci siamo sempre dovuti
confrontare con Governi che negano i crimini e impediscono l'intervento
dell'ONU.

Come organizzazione per i diritti umani con status consultivo presso il
Consiglio economico e sociale dell'ONU (ECOSOC) l'APM chiede una
profonda democratizzazione delle Nazioni Unite e la creazione di una
forza d'intervento operativa dell'ONU per un impiego rapido e incisivo
nel caso di crimini contro l'umanità. Il predominio nell'ONU delle
cinque grandi potenze deve gradualmente terminare. L'Assemblea Generale
dell'ONU non può essere controllata esclusivamente da rappresentanti dei
Governi ma deve essere integrata da una assemblea parlamentare
liberamente e democraticamente eletta. Un modello in questa direzione
potrebbe essere rappresentato dal Parlamento europeo. Infine si dovrebbe
garantire il diritto di parola alle organizzazioni internazionali per i
diritti umani e ai rappresentanti dei rispettivi gruppi delle vittime.

Note:

Vedi anche:

* www.gfbv.it: www.gfbv.it/2c-stampa/04-1/040629it.html |
www.gfbv.it/2c-stampa/03-2/030516it.html |
www.gfbv.it/2c-stampa/03-1/030425it.html |
www.gfbv.it/2c-stampa/02-3/020909it.html |
www.gfbv.it/2c-stampa/1-00/23-5-it.html |
www.gfbv.it/2c-stampa/2-00/5-9-it.html

* www: www.un.org | www.iccnow.org | www.icc-cpi.int | www.unhcr.de |
www.crimesofwar.org | www.ess.uwe.ac.uk/genocide.htm | www.ifhv.de

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