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Appello per salvare l’Europa

La richiesta di rilanciare la costruzione dell'Europa Politica da parte di alcuni autorevoli esponenti del Partito del Socialismo Europeo
30 gennaio 2006 - D'Alema, Diamantopoulou, Goncz, Liebhaberg, Garrido, Strauss-Kahn
Fonte: L'Unità - 13 gennaio 2006

Da quando Francia e Paesi Bassi hanno detto «no», l'Europa è in difficoltà. Spetta ai politici fare in modo che tale crisi non sia deleteria, bensì salutare. Il rilancio non sarà assicurato da governi che, nella loro maggioranza, si accontentano del fallimento del trattato costituzionale.
Esso può provenire soltanto dalla sinistra progressista, che pone l'Europa al centro del proprio progetto politico. È una nostra responsabilità storica.
Attenzione a qualsiasi strategia della «seconda opportunità», volta a rinegoziare un trattato costituzionale simile a quello iniziale. Un tale approccio ignorerebbe gli insegnamenti tratti dai no «popolari», trascurando il malessere crescente di fronte al tipo di Europa che si sta costruendo. I cittadini europei esprimono tre critiche, cui è necessario dare altrettante risposte.
La prima critica: l'Europa è inefficace. I cittadini hanno la sensazione che l'Europa abbia fallito nell'ambito delle proprie competenze: quel! lo economico. Hanno ragione. Sin dalla metà degli anni Novanta, l'Unione è una delle regioni al mondo con la crescita più debole. Siamo stati raggiunti dai paesi emergenti e distanziati dagli Stati Uniti. Fino a quando l'Europa attuale sarà in affanno, i cittadini rifiuteranno di proseguire la costruzione europea. Esiste, tuttavia, un'agenda europea in materia di crescita, oggetto di un largo consenso, che include, in primo luogo, un elemento strutturale, «il programma di Lisbona», volto ad assicurare la transizione dall'economia industriale di ieri all'economia della conoscenza di domani, investendo in modo importante nel futuro - ricerca, insegnamento superiore, innovazione, infrastrutture. E, in secondo luogo, un elemento macroeconomico: pilotare la zona euro. Abbiamo creato una zona economica integrata, ma non la gestiamo e, pertanto, non ne valorizziamo le potenzialità.
L'agenda esiste, ma non è attuata per mancanza di strumenti. L'Europa economica è un progetto inco! mpiuto. Si trova in mezzo al guado e sta imbarcando acqua. Per portarla in salvo, dobbiamo dotarla delle competenze legislative, finanziarie e istituzionali necessarie all'esecuzione del proprio programma di crescita. Ciò implica, in particolare, l'istituzione di un «Consiglio dei ministri per la crescita» incaricato di adottare a maggioranza le leggi necessarie, un incremento e un riorientamento significativo del bilancio dell'Unione verso le priorità future, e l'istituzionalizzazione dell'Eurogruppo (la riunione dei ministri delle Finanze della zona euro), affinché possa efficacemente coordinare la politica economica, in particolare quella fiscale e di bilancio.
La seconda critica: l'Europa non protegge a sufficienza. I cittadini richiedono una tutela a livello europeo, perché ciò corrisponde ai loro valori comuni, e perché hanno bisogno degli aiuti necessari a riuscire con successo in un mondo globalizzato, più instabile, più esposto. Eppure, i cittadini europei hanno ! la sensazione che l'Europa non sia un baluardo rispetto alla globalizzazione, o peggio, che ne sia, a volte, il cavallo di Troia. Tale situazione non è sostenibile. L'Europa deve rispondere alle aspettative degli europei. Soltanto essa possiede la massa critica per proteggere dai nuovi rischi generati dalla globalizzazione. Perciò, il progetto europeo deve estendersi alla tutela dei cittadini a livello sociale, ambientale e di sicurezza. Dobbiamo costruire l'Europa sociale del XXI secolo, che permetta ai cittadini di emanciparsi e sia in grado di proteggerli.
Noi presentiamo tre proposte prioritarie in materia sociale: un reddito minimo europeo, che traduca il diritto fondamentale del cittadino europeo a un livello minimo di vita; la protezione sociale del lavoro come primo diritto sociale europeo, che garantisca i lavoratori dipendenti dalle discontinuità lavorative causate dal nuovo capitalismo globalizzato; e un fondo di assistenza per la prima infanzia, atto a dotare ! tutti i cittadini del «capitale cognitivo» necessario in un'economia della conoscenza.
La terza critica: l'Europa non ha legittimità democratica. I cittadini hanno la sensazione di non avere voce nelle decisioni europee. Vogliono che l'Europa si faccia con loro, e non senza di loro, e ancora meno contro di loro. Il divario tra un'Europa a forte contenuto politico e a debole legittimità democratica è insostenibile. Permettere all'Europa democratica di emergere è un imperativo categorico, che implica una riforma istituzionale. Una delle principali sfide è la trasformazione della Commissione in un esecutivo dell'Unione veramente democratico, eletto dal Parlamento, che emerga dalla maggioranza politica uscita dalle urne e che, pertanto, sia responsabile di fronte ai cittadini.
Le istituzioni costituiscono, tuttavia, soltanto un aspetto della questione. Esse si esprimono, ma la loro voce non giunge ai cittadini - e viceversa. All'Europa manca uno spazio democratico che anim! i la vita pubblica europea, mettendo in relazione cittadini e istituzioni. Alcune riforme fondamentali potranno contribuire alla creazione di un tale spazio.
Innanzi tutto, porre la scelta del Presidente della Commissione al centro delle elezioni europee, che ne uscirebbero rafforzate: designare il capo del governo è la principale posta in gioco in qualsiasi voto di natura legislativa. Poi, scegliere i commissari tra i parlamentari europei: per i responsabili politici le elezioni europee risulterebbero in tal modo più allettanti.
Un'altra riforma: riservare una parte dei seggi del Parlamento europeo (ad esempio il 20%) a parlamentari eletti su liste europee: ciò stimolerebbe il dibattito europeo, separando l'elezione dalla scena politica nazionale. Infine, procedere alla proclamazione unificata dei risultati delle elezioni europee - promuovendo una lettura europea, e non più nazionale, del voto.
Restano i cittadini. Ecco uno degli insegnamenti più profondi tratti da! ll'esperienza costituzionale: vogliamo fare l'Europa ma abbiamo bisogno anche degli europei.
L'emergere della coscienza europea può essere agevolato da un ampio ventaglio di iniziative. In particolare, noi proponiamo la generalizzazione del programma Erasmus, l'insegnamento della storia, delle culture e delle istituzioni europee nei licei, l'insegnamento obbligatorio di una seconda lingua europea fin dalla scuola primaria, un maggiore sostegno finanziario alla produzione di opere culturali europee, la creazione di un grande mezzo di comunicazione audiovisivo pubblico a vocazione europea, oppure l'istituzione di un foro permanente di discussione sull'Europa in ciascuno Stato membro.
Nel campo della giustizia e degli affari interni, la dimensione costituzionale dell'Europa è indispensabile. La lotta contro la criminalità organizzata, contro le organizzazioni criminali transnazionali, contro la minaccia terroristica, la prevenzione dell'immigrazione irregolare, la gestion! e integrata delle nostre frontiere esterne, la cooperazione giudiziaria, la fiducia reciproca fondata sui valori costituzionali comuni, il superamento delle prerogative nazionali, sono le sfide per le quali è necessaria l'unione affinché la nostra scommessa sul futuro per la libertà, il diritto e la cittadinanza europea diventi realtà.
Portare al successo l'Europa economica, costruire l'Europa sociale, portatrice di emancipazione e protezione, fare emergere l'Europa democratica, ecco gli assi portanti dell'iniziativa per un rilancio della costruzione europea da noi elaborata nell'ambito dei nostri thinks tanks.
Spetta ora al Partito del socialismo europeo e, al di là di esso, a tutti i progressisti, fare di tale iniziativa la loro priorità politica.

Massimo D'Alema, ex primo ministro italiano
presidente dei Democratici di Sinistra membro del Parlamento europeo, co-presidente di Italianieuropei
Anna Diamantopoulou, deputato greco, ex membro della Commissione europea
Kinga Göncz, ministro ungherese per gli Affari Sociali e le Pari Opportunità
Bruno Liebhaberg, presidente di «Gauche
Réformiste Européenne»
Diego Lopez Garrido, portavoce del gruppo socialista
del Parlamento spagnolo
Dominique Strauss-Kahn, ex ministro francese
dell'Economia e delle Finanze, fondatore
di «A Gauche en Europe»

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