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    La battaglia per la Costituzione europea continua. Che fare dopo Bruxelles?

    La redazione di Europace riporta il commento a caldo di Antonio Longo sui risultati del consiglio europeo di Bruxelles del 21 e 22 giugno. Pur essendo un contributo interno al movimento federalista si è ritenuto utile pubblicarlo su Peacelink perchè contiene linee
    24 giugno 2007 - Nicola Vallinoto

    L’esito – chiaramente negativo – del vertice di Bruxelles deve aprire una
    discussione all’interno del Movimento sul senso di ciò che è accaduto, sul perché sia accaduto e, soprattutto, sulla prospettiva politica e la linea
    strategica dei federalisti.

    Queste mie considerazioni, ancora a caldo, vogliono essere un contributo in tal senso. Proverò ad esporle in modo schematico ed essenziale.

    Occorre, a mio avviso, partire dalla constatazione che la linea
    costituzionale (e federalista) è stata sconfitta e che la volontà dei
    governi nazionali di riprendere il controllo del processo europeo è riemersa
    con forza.

    L’onda lunga del NO francese è la prima causa di questa sconfitta. Gli
    apprendisti stregoni (Fabius e Attac) ed i loro amici (la sinistra c.d.
    ‘radicale’ in Italia, Germania ecc.) ora vedono le conseguenze della loro
    azione disastrosa: con il NO non si è avuta una costituzione migliore (come
    dicevano), ora si torna indietro ai trattati internazionali tra Stati sovrani, i cittadini e i movimenti sono tagliati fuori dal processo.

    La seconda causa di questa sconfitta è rappresentata dalla subalternità del
    Parlamento europeo alla politica dei governi nazionali. Nessuno poteva impedire al P.E. di prendere l’iniziativa e chiedere, dopo il NO francese, una nuova Convenzione. Ma i ‘nostri’ parlamentari hanno preferito fare la politica dello struzzo, rinunciando al proprio compito. Bisogna cominciare a ricordarselo.

    La terza causa di questa sconfitta è rappresentata dalla politica della Presidenza di turno dell’Unione. La Signora Merkel ricorda il Papa Pio IX che salito al soglio pontificio e salutato come un liberale ed amico dei patrioti italiani, si rivelò ben presto un difensore dello ‘status quo’. La Merkel ha operato lo ‘strappo costituzionale’ che ha portato all’attuale situazione. Ha deciso di uscire dallo schema della Costituzione dicendo che l’importante era salvare la sostanza. Era un chiaro inganno oppure una forma di stupidità politica. Aveva dalla sua parte il diritto - 27 Paesi avevano firmato il Trattato-Costituzione, 18 Paesi avevano già ratificato – e non l’ha usato. Si poteva benissimo proporre una riforma del testo, rimanendo nell’ambito della Costituzione del 2004, così come sostenuto autorevolmente da Giscard d’Estaing. E mettere con le spalle al muro inglesi, polacchi, ecc. Ma non l’ha fatto. Ha di fatto sposato la tesi di Sarkozy e ne vediamo i risultati. L’articolo di Barbara Spinelli sulla Stampa di domenica 24 è magistrale nello spiegare la grave involuzione che c’è stata (lo è statomeno l’articolo di un mese fa in cui cercava di dire che le proposte di Sarkozy – piaciute anche a qualche federalista - non erano poi così male: a volte anche i ‘bravi’ sbagliano……..). Quando molti si affannavano a dire che tra la Costituzione del 2004 ed un mini-trattato semplificato che ne salvasse la sostanza non c’era una grande differenza, ho sostenuto – suquesto Forum - la tesi che c’era invece una differenza capitale.

    Nessuno - meglio di un inglese – poteva spiegarlo: “There is all the
    difference in the world between a constitutional treaty that is an attempt
    to consolidate, to write all the rules of the European Union to give rise to
    a whole set of legal principles and an amending treaty within the tradition
    of the existing European treaties” (Tony Blair, 16 aprile 2007, Londra, al
    termine dell’incontro con il premier olandese Jan Peter Balkenende). Lui
    l’ha capito (e ha agito di conseguenza), i nostri governanti europeisti non
    l’hanno capito o voluto capire (e hanno perso la partita).

    Che quello fosse il punto decisivo è chiaro ed è provato dai documenti del
    Vertice di Bruxelles. Fa impressione leggere il testo del mandato per la CIG
    e vale la pena riportarlo perché venga ricordato a futura memoria:

    “Il Trattato sull’Unione Europea e il Trattato sul funzionamento dell’Unione
    non avranno carattere costituzionale. La terminologia usata in tutto il
    testo dei trattati rispecchierà tale cambiamento: il termine “Costituzione”
    non sarà utilizzato, il “ministro degli Affari esteri dell’Unione” sarà
    denominato Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la
    politica di sicurezza e i termini “legge” e “legge quadro” saranno
    abbandonati mentre i termini attuali “regolamenti”, “direttive” e
    “decisioni” saranno mantenuti. Parimenti, i trattati modificati non
    conterranno alcun articolo che faccia riferimento ai simboli dell’UE quali
    la bandiera, l’inno o il motto. Per quanto riguarda il primato del diritto
    dell’UE, la CIG adotterà una dichiarazione contenente un richiamo alla
    giurisprudenza della Corte di giustizia dell’UE”.

    E’ come se i ‘nostri’ governanti avessero voluto firmare la condanna a morte
    della Costituzione. Bisognerà ricordarlo. Sono tutti responsabili, Prodi e
    D’Alema compresi, i cui tentativi di presentare il bicchiere mezzo pieno
    appaiono patetici (rilanciamo le cooperazioni strutturate, la politica
    mediterranea……). Sono partiti minacciando la formazione di ‘avanguardie’ e
    non hanno avuto il coraggio di puntare i piedi quando era possibile farlo.
    “Il coraggio uno non può darselo, se non ce l’ha” (Manzoni). I difensori del
    vecchio ordine sono tenaci e accorti, quelli del nuovo ordine sono dei
    “tiepidi sostenitori”, parafrasando Machiavelli.

    Sul che fare avremo modo di discutere con calma, su come eventualmente
    rimodulare l’azione. Ma un punto è chiaro sin d’ora. I governi hanno –
    scientemente – buttato a mare la Costituzione del 2004. Credono di essersi
    liberati di questo ‘fastidio’ e di riprendere l’iniziativa. Genereranno dei
    ‘mostri’ come ha detto Barbara Spinelli.

    Tocca ai federalisti alzare la bandiera della Costituzione, come i
    democratici d’Europa fecero nel 1848 quando chiedevano lo Statuto contro il
    sovrano assoluto. Oggi lo Stato nazionale è il nuovo sovrano assoluto che
    non vuole cedere il potere al popolo europeo. I governi nazionali non sono
    più uno strumento nella lotta per l’Europa: appaiono sempre più come un
    ostacolo.

    Da questa sconfitta deve nascere un “nuovo corso” nella lotta per l’Europa.
    Ne riparleremo.

    Viva la Costituzione Europea.

    Viva il Governo Europeo

    Viva la Federazione Europea

    Antonio Longo

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