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Considerazioni e proposte sulla Costituzione Europea

Relative al tema della politica estera e della difesa comune.
1 marzo 2005 - Anna Polo (Segreteria Pace e Nonviolenza Regionale Umanista Europea)

A. Considerazioni e proposte sulla Costituzione Europea

All’interno del testo, lungo e complesso della Costituzione Europea, si dedica un notevole spazio al tema della politica estera e della difesa comune, su cui la Segreteria Pace e Nonviolenza esprime le seguenti considerazioni, critiche e proposte.

1. Ruolo del Parlamento Europeo

- “Il Parlamento Europeo è consultato regolarmente sui principali aspetti e sulle scelte fondamentali della politica di sicurezza e di difesa comune ed è tenuto al corrente della sua evoluzione" ( Articolo I - 41 par.8).
Il Parlamento Europeo, organo eletto dai cittadini a suffragio universale, viene ridotto a un ruolo puramente consultivo, da spettatore che ogni tanto potrà dare la sua opinione, ma che non avrà alcun potere decisionale.

- La politica estera e di difesa comune viene definita dal Consiglio europeo, composto dai capi di stato o di governo degli stati membri. Il Consiglio nomina il ministro degli affari esteri, che guida la politica estera e di sicurezza comune (articolo I - 28).

2. Interventi militari

- Chi decide un eventuale intervento militare? Nessun parlamento nazionale. Ecco cosa dice l’articolo III-297 ai paragrafi 1 e 2: “Quando una situazione internazionale richiede un intervento operativo dell'Unione, il Consiglio adotta le decisioni europee necessarie. Tali decisioni definiscono gli obiettivi, la portata e i mezzi di cui l'Unione deve disporre e le condizioni di attuazione dell'azione e, se necessario, la durata. Le decisioni europee di cui al paragrafo 1 vincolano gli Stati membri nelle loro prese di posizione e nella conduzione della loro azione.”
Dunque a questo punto nessuno potrà opporsi a un intervento, anche se l’opinione pubblica di un paese, o dell’intera Europa, è contraria.
- Le truppe europee non sono create solo per la difesa dell’Europa, ma potranno operare in tutto il mondo. “L'Unione può avvalersi di tali mezzi (civili e militari) in missioni al suo esterno per garantire il mantenimento della pace, la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza internazionale” (articolo I - 41, par. 1).
- E nell’articolo III – 309 si precisa: “Le missioni di cui all'articolo I-41, paragrafo 1, nelle quali l'Unione può ricorrere a mezzi civili e militari, comprendono le azioni congiunte in materia di disarmo, le missioni umanitarie e di soccorso, le missioni di consulenza e assistenza in materia militare, le missioni di prevenzione dei conflitti e di mantenimento della pace e le missioni di unità di combattimento per la gestione delle crisi, comprese le missioni tese al ristabilimento della pace e le operazioni di stabilizzazione al termine dei conflitti. Tutte queste missioni possono contribuire alla lotta contro il terrorismo, anche tramite il sostegno a paesi terzi per combattere il terrorismo sul loro territorio.”
Quest’ultima parte, nella sua vaghezza, sembra fatta apposta per sostenere la politica dell’amministrazione Bush, con i suoi spaventosi corollari di guerra preventiva, violazione dei diritti umani più elementari (vedi Guantanamo e scandalo delle torture in Iraq e Afghanistan) e interventi militari travestiti da missioni umanitarie.

3. Rapporti con la Nato

- Riguardo ai rapporti con la Nato, di cui non tutti i paesi europei fanno parte, si dice che “la politica dell'Unione a norma del presente articolo non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri, rispetta gli obblighi derivanti dal trattato del Nord-Atlantico per alcuni Stati membri che ritengono che la loro difesa comune si realizzi tramite l'Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico, ed è compatibile con la politica comune di sicurezza e di difesa adottata in tale contesto.” (articolo I – 41, par.2).
Anche non c'è scritto da nessuna parte che gli stati membri sono "obbligati" a far parte o a restare nella Nato, un testo costituzionale che cita esplicitamente l'appartenenza dei paesi alla Nato, invece di indicare la compatibilità generica tra la difesa comune europea e trattati di mutua difesa con paesi terzi ratificati in precedenza, non fa che rinforzare l'adesione alla Nato dei paesi che ne fanno parte, ratificandola addirittura a livello costituzionale.
In pratica si dichiara di voler fare una politica di difesa comune, ma allo stesso tempo si mantengono vincoli che potrebbero mettere in difficoltà i paesi Nato dell'Unione Europea, in caso di conflitto di opinioni tra Nato e UE, spingendo quindi tutta l’UE a sostenere le decisioni della Nato.

- Inoltre la Nato impone ai suoi membri il principio di mutuo soccorso, invocato ad esempio per giustificare l'intervento in Afghanistan. In base a questo principio, i paesi Nato potrebbero entrare in conflitto diretto con paesi terzi ed essere quindi attaccati. A questo punto entrerebbe in gioco il principio del mutuo soccorso sancito dalla Costituzione Europea ed espresso dall'articolo I-41-7. (“Qualora uno stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri stati sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi possibili”).
In pratica si apre la strada a una spirale inarrestabile di attacchi e contro-attacchi, con l’obbligo di intervenire a difesa di uno stato anche se non si condivide la sua politica estera.

4. Agenzia per la difesa

- E gli obblighi non sono finiti: in base all’articolo I - 41, par. 3, “Gli Stati membri s'impegnano a migliorare progressivamente le loro capacità militari. È istituita un'Agenzia nel settore dello sviluppo delle capacità di difesa, della ricerca, dell'acquisizione e degli armamenti (Agenzia europea per la difesa), incaricata di individuare le esigenze operative, promuovere misure per rispondere a queste, contribuire a individuare e, se del caso, mettere in atto qualsiasi misura utile a rafforzare la base industriale e tecnologica del settore della difesa, partecipare alla definizione di una politica europea delle capacità e degli armamenti, e assistere il Consiglio nella valutazione del miglioramento delle capacità militari”.
L’articolo III – 311 specifica tra i compiti di questa Agenzia il “sostenere la ricerca nel settore della tecnologia della difesa e … contribuire a individuare gli obiettivi di capacità militari degli stati membri e a valutare il rispetto degli impegni presi in materia di capacità militari.”
Un bel regalo alle multinazionali produttrici di armi, molte delle quali europee e una pesante ipoteca sul futuro: l’impegno a migliorare le capacità militari si tradurrà in maggiori fondi destinati alla difesa, a scapito di quelli dedicati alla sanità, all’educazione o alla cooperazione internazionale.

B. Sintesi

- Invece di ripudiare chiaramente la guerra come mezzo di risolvere i conflitti, la Costituzione Europea considera gli interventi militari come strumenti politici accettabili.
- Non promuove il disarmo, la riconversione dell’industria bellica e la ricerca del dialogo e di soluzioni diverse da quelle militari, ma anzi favorisce l’industria bellica e la ricerca per mettere a punto armi sempre più micidiali.
- Pur affermando la propria volontà di elaborare una politica di difesa comune e indipendente, si allinea di fatto alla politica militarista americana, con possibili, inquietanti conseguenze per la pace e il rispetto dei diritti umani nel mondo.
- Questa Costituzione pertanto imbocca una strada opposta alla sensibilità di milioni di cittadini europei, che negli ultimi anni hanno espresso con chiarezza la propria opposizione alla guerra e a ogni forma di violenza.

C. Proposte per una diversa politica europea

La spesa complessiva per la difesa dei 25 stati dell’Unione Europea ammonta a 160 miliardi di euro. Le spese militari mondiali arrivano a 956 miliardi di dollari, di cui quasi la metà impiegati dagli Stati Uniti. La spesa per il traffico d'armi in un anno è maggiore rispetto a quanto sarebbe sufficiente per raggiungere gli obiettivi del millennio, sottoscritti da 189 paesi membri dell’ONU (dimezzare entro il 2015 la fame, la povertà estrema e la mortalità infantile, dare a tutti l'opportunità di un'istruzione primaria, promuovere l'uguaglianza tra i generi e concedere maggiore autorità alle donne, migliorare le condizioni delle madri, vincere piaghe quali Aids, malaria e altre malattie e assicurare la sostenibilità ambientale).
Se il 10% delle spese militari fosse convogliato verso i fondi per lo sviluppo, i bisogni impellenti che attanagliano il mondo sarebbero soddisfatti. Se davvero si vuole lottare contro il terrorismo, questi interventi sono molto più efficaci del tipo di politica militare delineato negli articoli della Costituzione sopra riportati.

Le nostre proposte vanno pertanto in direzione opposta a quella dell’attuale Costituzione Europea:

- l’introduzione nel testo della Costituzione del ripudio della guerra come mezzo per risolvere i conflitti internazionali e il riconoscimento della pace come diritto fondamentale di popoli e individui.
- l’uscita dalla Nato, in quanto chiaro strumento della politica imperialista americana.
- la definizione di una politica estera europea basata su:
> il ritiro di tutti gli eserciti invasori dai territori occupati
> la ricerca del dialogo e della mediazione diplomatica per risolvere i conflitti
> il disarmo progressivo
> la riconversione dell’industria bellica.
> la cancellazione del debito estero e la destinazione del 3% del PIL a interventi di aiuto allo sviluppo, a condizione che i paesi poveri utilizzino le risorse così ottenute nei campi della salute, dell'educazione e dell'ambiente
> il rispetto degli impegni verso il Global Fund.
> la riduzione dei fondi dell’Agenzia per la difesa e il suo uso come strumento di coordinamento per appoggiare e implementare le risoluzioni dell’ONU.
> la messa in moto di meccanismi di pressione per far rispettare le risoluzioni dell’ONU.

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