Genova

L'effetto del condono sui processi per le lotte e i movimenti

Da Genova a Melfi salvati dall'indulto

Via le multe e pene più lievi per disoccupati, operai Fiat e mamme calabresi. Carcere più lontano per i disobbedienti e i 25 del G8. «Ora amnistia e depenalizzazioni»
3 agosto 2006 - Alessandro Mantovani
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

I presunti «devastatori» del G8 di Genova, i 25 che rischiano di pagare per tutti, potrebbero salvarsi dalla galera, almeno in parte, con l'indulto. Rischiano, in teoria, quindici e passa anni di carcere, ma se ne prenderanno sette o otto - ammesso che siano condannati anche quelli in concorso «psichico» o «morale» - non andranno (o non torneranno) dietro le sbarre. I poliziotti della Diaz e di Bolzaneto, invece, in carcere non sarebbero mai finiti: i loro processi non avevano la stessa urgenza e si prescriveranno prima di arrivare in cassazione. I pm riusciranno al massimo a farli condannare in primo grado e le parti civili, a quel punto, potranno almeno chiedere il risarcimento.
Lo sconto di tre anni, che può voler dire estinzione della pena oppure sospensione condizionale o misure alternative, andrà a beneficio dei protagonisti di un'intera stagione di lotte e di movimenti politici e sociali, colpita da un'implacabile repressione giudiziaria: da Genova al trainstopping del 2003 contro i trasporti bellici Usa legati all'invasione dell'Iraq. L'indulto dovrebbe mettere al riparo gli operai accusati di violenza privata per i picchetti alla Fiat di Melfi, i cittadini di Campagna (Salerno) denunciati per le proteste contro un discarica, le mamme calabresi di Roggiano Gravina punite con pena pecuniaria di 1100 o 1400 euro per aver bloccato il traffico e gli uffici comunali contro l'aumento del ticket dello scuolabus da 9 a 25 euro in un colpo solo. Centinaia di disoccupati organizzati napoletani che hanno accumulato fino a dodici-tredici condanne per blocchi stradali si vedranno cancellare altrettante ammende di 10.000 euro l'una. Affronteranno più sereni gli altri processi, come quello per estorsione nel quale è imputato anche l'onorevole Francesco Caruso: ha subito rinunciato alla protezione dell'apposita giunta parlamentare. Il forum «Libertà di movimento» mesi fa indicava in ottomila gli studenti, i lavoratori, i disoccupati, i precari e gli attivisti politici e sindacali imputati o indagati per fatti connessi alle lotte e alla mobilitazioni degli ultimi anni. Altri conteggi dicono addirittura undicimila. Tirano un sospiro di sollievo i disobbedenti veneti di Luca Casarini e quelli romani di Nunzio D'Erme: tra resistenze a pubblico ufficiale, occupazioni di case e centri sociali, «spese sociali» e «smontaggi» di Cpt, molti di loro collezionano denunce e processi, ne hanno anche quindici o venti ciascuno. Alcune sentenze specie a Roma saranno presto definitive, i margini della condizionale spesso sono esauriti. L'indulto, secondo i difensori di D'Erme e degli altri romani attualmente ai domiciliari per i cosiddetti «espropri di San Precario» all'ipermercato Panorama e alla libreria Feltrinelli, dovrebbe portare anche alla revoca degli arresti. Li chiederanno anche i legali dei 18 condannati fino a 4 anni e 8 mesi per gli incidenti dell'11 marzo a Milano nel giorno della sfilata della Fiamma Tricolore. Ma la rivendicazione di tutti, da Roma a Milano e a Padova, rimane «l'amnistia per le lotte sociali». Caruso lo ripete in Transatlantico: «Senza imbarazzi. Si spera anche una depenalizzazione promossa dalla commissione di riforma del codice penale guidata da Giuliano Pisapia».
Saranno «indultate» solo in parte, invece, le eventuali condanne della corte d'assise di Cosenze nel processo bis legato ai fatti di Genova e del Global forum del marzo 2001 a Napoli, nel quale sono imputati undici attivisti meridionali tra cui Caruso, più Casarini: la cospirazione politica e altri reati contestati a Cosenza rientrano nell'indulto, ma l'associazione sovversiva no, almeno per il primo comma che punisce i «promotori». La commissione giustizia della camera l'ha esclusa dal condono con un voto 9 a 8: per l'occasione l'onorevole verde Paola Balducci ha rotto il fronte pro-indulto che andava dall'Ulivo al Prc agli stessi Verdi e a Forza Italia e Udc.

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