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Brasile: i perchè della marcia campesina su Brasilia

Joao Pedro Stedile, dirigente del MST e di Via Campesina spiega i motivi che porteranno centinaia di migliaia di contadini sem terra a Brasilia
30 aprile 2005 - João Pedro Stedile (dirigente del MST e di Vía Campesina Brasile)
Fonte: ALAI, América Latina en Movimiento

Non potremo mai dimenticare
Il 17 aprile del 1996 due plotoni della Polizia Militare del Pará, con duecento soldati ciascuno, ha ricevuto l¹ordine di accerchiare un accampamento di senza terra alla curva dell¹S, nel comune di Eldorado de Carajás, e dare una lezione a quei vagabondi che insistevano nel voler lavorare la terra. Ogni plotone è uscito ben preparato dalle proprie caserme a Parapuebas e Marabá. Senza elemeni di identificazione nella divisa. Senza registrazione delle armi e munizioni. Erano ordini superiori. Governava la provincia del Pará il signor Almir Gabriel (PSDB), governava la colonia Brasile, il proconsole americano e principe dei sociologi, Fernando Henrique Cardoso. Dopo alcune ore, il massacro: diciannove senza-terra assassinati. Uno di loro, il giovane Oziel da Silva, di soli 18 anni e leader dell¹accampamento, fu preso, immobilizzato e colpito (con il calcio della pistola) di fronte a tutti i soldati mentre gli chiedevano di continuare a gridare: ³Viva il MST!² Altri 69 furono gravemente feriti, e ancor oggi soffrono delle conseguenze, che li hanno resi inabili al lavoro agricolo.

Di fronte alla barbarie perpetrata dallo Stato brasiliano, a servizio delle elite, la Via Campesina internazionale, che per caso era riunita, in quello stesso giorno, per la sua seconda conferenza a Città del Messico, dichiarò allora il 17 aprile, Giornata internazionale di Lotta Contadina. Da allora, tutti gli anni, in un numero crescente di paesi, le organizzazioni contadine realizzano mobilitazioni, all¹interno della lotta per la riforma agraria e per la difesa dei loro diritti. Il massacro di Carajás è servito almeno come spinta perché i contadini di tutto il mondo lottassero di più. Qui in Brasile, abbiamo l¹obbligo di non scordare mai queste scene della barbarie compiuta dalla nostra elite, che grida tutti i giorni, nei suoi canali televisivi, contro le barbarie commesse dai lumpen nelle prigioni, nelle Feben, durante gli odiosi sequestri. Ma si dimentica della sua propria barbarie. Si dimentica che la proliferazione dei lumpen è il prodotto della barbarie istituzionale del sistema capitalista, che organizza la società solo per l¹individualismo e la ricerca del lucro. E i poveri, qundo cercano di imitare questo, si trasformano anche loro in barbari.

La marcia a Brasilia
E quest¹anno abbiamo deciso, l¹MST con i movimenti sociali organizzati in Via Campesina/Brasile, di realizzare una grande marcia a Brasilia. Usciremo da Goiania il 1 maggio e cammineremo per 17 giorni fino ad arrivare alla capitale federale. La novità di questa marcia non è il fatto in se stesso di metterci in cammino, perché le marce fanno parte dei vari tipi di mobilitazione dei contadini, ma è nel numero dei partecipanti. Riuniremo più di 10.000 persone, uomini, donne, bambini, venuti da 23 stati del Brasile, per camminare insieme, protestare e richiarmare l¹attenzione della società brasiliana sulla grave situazione di povertà e disuguaglianza nelle campagne.

E perché un così grande sforzo e sacrificio?
Far muovere tutti i giorni 10.000 persone, portando con noi cucine, bagni, acqua, in una marcia che esigerà un enorme sacrificio di tutti i partecipanti, è un grosso impegno, ma il sacrificio maggiore è aspettare tutta una vita, fermi, immobilizzati dalla povertà e dall¹ingnoranza. Mobilitare, lottare è già un atto di dignità contro il sacrificio sociale storico che è imposto ai poveri nel paese. Cammineremo per richiamare l¹attenzione della società brasiliana sul fatto che la riforma agraria è ferma. Abbiamo fatto un accordo con il governo Lula nel novembre del 2003, nel quale il governo prendeva l¹impegno di insediare 430.000 famiglie nei tre anni di mandato che restavano ancora. E il governo si impegnava a mettere al primo posto le famiglie accampate. E¹ passato, da allora, quasi un anno e mezzo, e fino ad ora il governo non ha onorato il suo impegno e ha insediato meno di 60.000 famiglie. Mancano 20 mesi di mandato e 370.000 famiglie devono ancora essere insediate. Il governo non sta mettendo in pratica il piano nazionale di riforma agraria e, addirittura, annuncia tagli al bilancio, per pagare gli interessi del debito interno, ai banchieri.
E questo sarà il secondo motivo della nostra marcia. Sappiamo che la realizzazione della riforma agraria non è solo una questione di volontà politica o d¹impegno personale del presidente. Dipende da una politica economica. Dipende da un progetto nazionale di sviluppo.
E marceremo, quindi, per andare a Brasilia a dire al governo che cambi la sua politica economica, se vuole rendere possibile la riforma agraria e risolvere i problemi del popolo. Tutti sappiamo che la politica economica attuale è il proseguimento della politica neoliberista del governo anteriore. I mandatari del Ministero delle Finanze e della Banca Centrale sono ancora gli stessi ³tucani² degli scorsi otto anni. Questa politica, che si basa sulla priorità del superavit primario, sugli alti interessi e sullo stimolo alle esportazioni, ha come risultati soltanto: profitti fantastici per le banche e le transnazionali, concentrazione di reddito e aumento della disoccupazione. Basta leggere i giornali, non è necessario essere economisti per capire la sua natura.
Andiamo a Brasilia a dire che è ora di utilizzare i 60 miliardi di reali di superavit primario per applicarli in investimenti che garantiscano lavoro per tutti. Investirli nell¹educazione, nell¹università pubblica e nella salute pubblica. Vogliamo dire che, se vogliono tanto imitare gli Stati Uniti, devono adottare il tasso di interesse degli Stati Uniti, che è di appena il 2,5% e non del 19% che riscuotono da noi.
Andiamo a Brasilia a dire che il nostro popolo merita un salario minimo dignitoso. Economie più povere e più piccole, come quelle dell¹Argentina e del Paraguai, pagano salari minimi intorno ai 500 reali. Perché l¹economia brasiliana non può pagare salari simili? Tutti i mezzi di comunicazione delle elite, tutti gli imprenditori dicono ipocritamente di sostenere la distribuzione del reddito, ora, l¹aumento del salario minimo è la misura più efficace per distribuire il reddito. Perché non lo accettano? Andiamo a Brasilia a sostenere l¹idea che, il nostro popolo si libererà dalla povertà e dalla disuguaglianza sociale, solo se il governo metterà realmente al primo posto la maggioranza e garantirà che ogni giovane abbia accesso all¹università pubblica e gratuita. Anche su questo punto, le elite accettano la tesi che l¹educazione deve essere la priorità, ma non accettano che il governo smetta di pagare i debiti interni e esteri e investa le risorse nell¹educazione.
Andiamo a Brasilia a sostenere l¹idea che è necessario fare una discussione pubblica, un auditing sul debito estero, perché il popolo sappia cosa è gia stato pagato e quel che continuiamo a pagare invano. Il nostro popolo invia annualmente più di 50 miliardi di dollari all¹estero. La nostra elite mantiene 85 miliardi di dollari depositati in conti esteri. La Costituzione brasiliana stabilisce la realizzazione di un auditing sul debito estero. Ma, in questo caso, nessuno esige il rispetto della Costituzione!
Andiamo a Brasilia a dire al Congresso Nazionale che è ora di regolamentare il diritto del plebiscito popolare, delle consultazioni e referendum previsti nella Costituzione, che fino ad oggi, non sono stati regolamentati. Il popolo ha bisogno di avere il diritto di esercitare il suo mandato. I deputati non possono usurpare il diritto del popolo a decidere. Per questo appoggiamo il progetto di legge elaborato dalla OAB e dalla CNBB, che sta passando per la Camera dei Deputati, che regola il diritto del popolo a realizzare plebisciti popolari, per decidere su tutte le questioni sulle quali ritenga necessario esprimere il proprio parere.
Andiamo a Brasilia a sostenere la democratizzazione dei mezzi di comunicazione di massa. Perché il governo smetta di chiudere le radio comunitarie. Non ci sarà democrazia senza che il popolo e le sue organizzazioni sociali abbiano il diritto all¹informazione. E, per questo, le radio, le televisioni comunitarie sono fondamentali, così come democratizzare le concessioni pubbliche della televisione.
Andiamo a Brasilia a dire che siamo contro l¹accordo dell¹ALCA e chiedere che il governo ritiri da Haiti i nostri soldati. Il popolo di Haiti deve essere sovrano, e decidere da solo il suo futuro. Il popolo di Haiti ha bisogno del nostro aiuto umanitario, non di soldati.
E per dire tutto questo a Brasilia, speriamo di poter contare sulla partecipazione di tutti voi. Alla fine della marcia il 17 maggio a Brasilia, realizzeremo una grande manifestazione per consegnare ai tre poteri le nostre richieste.

Note:

traduzione di Serena Romagnoli per MST -Italia

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