Brasile : dopo il referendum

31 ottobre 2005
Emir Sader (giornalista e analista sociale e politico brasiliano)
Fonte: Adital - Centro di ricerca per la pace

E' paradossale la risposta alla catastrofica situazione della sicurezza pubblica in Brasile, di cui Sao Paulo e Rio de Janeiro sono gli esempi piu' evidenti: lo scontento per l'insicurezza generalizzata ha fatto si' che la maggioranza di quelli che hanno votato nel referendum del 23 ottobre abbiano preferito non cambiare niente, lasciare tutto cosi' com'e', senza nemmeno chiedersi se la limitazione della vendita di armi potesse diminuire gli indici di criminalita'. E' un luogo comune dire che i processi penali sono vinti dal miglior avvocato, non dalla verita' sulla colpevolezza o innocenza dell'accusato. Analogamente i processi elettorali, sempre piu' sottoposti al marketing, fanno vincere la miglior campagna, non necessariamente il miglior candidato, il miglior partito o il miglior programma. I brasiliani sono stati convinti che conviene mantenere le cose come stanno. E, se saranno coerenti (speriamo di no), compreranno armi in massa per uccidere il lattaio imprudente del poema di Carlos Drummond de Andrade, che si arrischia ad entrare di prima mattina nel giardino della casa per consegnare il latte. Ha trionfato, in primo luogo, lo "schieramento della pallottola" (quelli che mettono in pratica il motto omicida secondo cui "l'unico bandito buono e' il bandito morto", quelli che "i diritti umani difendono solo i delinquenti"...); ha trionfato la gente legata agli squadroni della morte, alle politiche sistematiche di decimazione della popolazione povera, specialmente quella nera e mulatta, col finanziamento degli imprenditori della periferia delle grandi metropoli. Hanno trionfato quelli che ancora pensano che "la questione sociale e' una questione di polizia" (e di competenza dei gruppi paramilitari); hanno trionfato quelli che la pensano come l'Udr (l'Unione democratica ruralista, organizzazione di destra dei latifondisti), come Jorge Bornhausen (deputato conosciuto per le sue dichiarazioni razziste), come l'Editrice Abril... Hanno trionfato i malviventi, che potranno contare su un maggior numero di armi comprate legalmente da rubare ai loro acquirenti per assaltarli con esse (le statistiche dimostrano che il 75% dei crimini in Brasile sono commessi con armi comprate legalmente e poi rubate ai loro proprietari; e' da prevedere che con l'aumento della vendita di armi, vi sara' una disponibilita' di armi ancora maggiore per questi malviventi). * Si potranno tacciare di ingenuita' o di innocuita' quelli che hanno votato per la proibizione del commercio delle armi, ma certo non di voler legittimare lo stato di cose presente. Certamente i movimenti sociali, i sindacati, i movimenti per i diritti umani, la grande maggioranza dei militanti sociali e politici legati alle cause umanitarie hanno votato per il si'. Dovrebbero considerare con la massima attenzione la campagna e i risultati del referendum quelli che non credevano che ci fosse in Brasile una enorme ondata conservatrice e reazionaria, razzista e repressiva; quelli che infilano la testa, come struzzi, negli scontri interni alla sinistra, spendendo la' tutta la loro energia, e si dimenticano che esiste la destra, l'imperialismo, i gruppi armati paramilitari, l'industria delle armi, e cosi' via; quelli che vogliono ridurre tutto allo scontro intestino di tendenze o di gruppi dentro la stessa sinistra. Tutti costoro hanno cooperato a che si producesse questo risultato, a questa vittoria della destra, con la loro visione completamente errata del paese, dei rapporti di forza tra destra e sinistra - in Brasile, nell'America Latina e nel mondo - e delle priorita'... Per questo sono soliti rimanere al margine della storia, incapaci di costruire alternative e incidere nel processo storico (come invece sono state capaci di fare le grandi leadership della sinistra... che uniscono, invece di dividere, che sanno discernere i veri avversari e gli scontri decisivi, che sanno mettere l'ideologia al servizio della politica e non viceversa). Alcuni sono arrivati al punto da opporsi alla limitazione della vendita di armi, affermando che "cio' impedirebbe al popolo di armarsi"... Altri, con i loro infallibili occhi di lince (e con una visione degna dei tempi della guerra fredda), hanno intravisto nel referendum "una ennesima manovra del governo per distrarre l'opinione pubblica", e si sono assentati dalla campagna. E' incredibile la mancanza di solidarieta' di gente che si considera di sinistra, ma non si identifica con la posizione del Movimento dei Sem Terra, vittime privilegiate della Udr e dei suoi sgherri (armati mediante acquisti nel commercio legale, come loro stessi hanno confessato). E' incredibile la mancanza di solidarieta' con i poveri, che sono vittime quotidiane dei massacri nella periferia delle grandi metropoli. * Ma non illudiamoci: l'autoritarismo socialmente radicato ha ottenuto una grande vittoria. C'e' stata la campagna del si' condotta male, la modalita' del voto che puo' aver ingenerato confusione, l'impegno inferiore al necessario da parte dei partiti, dei movimenti sociali, dei militanti, degli studenti, degli intellettuali critici; ma preso atto di tutto questo, e' necessario che traiamo le necessarie lezioni dalla gravita' del risultato del referendum. E' necessario che i partiti di sinistra, i movimenti sociali, i movimenti per i diritti umani, le chiese impegnate per al dignita' umana, i militanti di sinistra, gli intellettuali democratici, le organizzazioni studentesche, riflettano profondamente sul grado di isolamento delle idee e delle forze di sinistra che il risultato di questo referendum esprime. L'impulso democratico che c'er nella fase finale della lotta contro la dittatura sembra essersi esaurito. Oggi quello che si nasconde in grande parte delle menti e' definito dall'espressione rabbiosa che, in una crisi di sincerita', Jorge Bornhausen si e' lasciato sfuggire: e' l'odio di classe (chiamata "razza") che apprezza o che chiude gli occhi davanti alle barbarie che la polizia e i gruppi di sterminio realizzano. La sinistra, le forze democratiche, le persone con valori umanistici sono state sconfitte, e il quadro che viene fuori dal referendum e' molto pericoloso. Il fallimento delle politiche attuali di sicurezza pubblica e l'assenza di alternative nel campo democratico sono un alimentatore di questo autoritarismo razzista. Il fallimento del governo Lula nell'incarnare valori alternativi e' un'altra fonte di disillusione, che induce la gente a cercare spiegazioni e rifugio nelle visioni naturaliste della violenza, che fanno ricadere sui poveri il peso piu' gravoso di esser descritti come supposti agenti della violenza, mentre in realta' solo le sue vittime principali. L'isolamento sociale della sinistra e' molto grande, i grandi mass-media privati (il vero partito delle classi dominanti) formano e deformano l'opinione pubblica a loro piacimento. I programmi sensazionalistici alla tv, con il pretesto di chiedere giustizia per casi di violenza, in realta' ispirano sentimenti di vendetta che moltiplicano la cultura della violenza. Lo stesso fatto che gruppi di sinistra, che si pretendono "classisti", non hanno accolto nel loro impegno questioni democratiche come la regolamentazione statale del commercio delle armi, rivela come esista un enorme campo su cui occorre ancora lavorare, anche all'interno della sinistra. * L'esito negativo del referendum non cambia in termini concreti la situazione del paese: chi comprava armi continuera' a comprarle, chi le rubava per commettere crimini continuera' a farlo, forse aumentera' un po' il commercio di armi. Ma la maggior novita' e' la coscienza (della destra, ma spero anche della sinistra) dell'enorme potenziale di autoritarismo razzista presente nella mente di tanta gente che puo' essere sfruttato dalla destra, e deve essere uno dei grandi temi di dibattito, confronto e presa di coscienza da parte della sinistra.

Note: traduzione di Ermanno Allegri

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