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Messico : il gerente della Coca-cola, Chávez, Kirchner e Maradona

Mettiamo le cose al loro posto, una volta per tutte. Anche perché dall'Italia se ne sa poco e se ne capisce ancora meno. La crisi diplomatica tra Messico e Venezuela non è derivata da presunte intemperanze verbali di Hugo Chávez verso Vicente Fox, presidente del Messico in nome e per conto degli interessi del governo degli Stati Uniti ed ex-gerente della Coca-Cola Messico.
18 novembre 2005 - Gennaro Carotenuto


È stato Vicente Fox ancora a Mar del Plata la settimana scorsa ad usare parole inaccettabili contro il presidente argentino Nestor Kirchner reo di perseguire una cosa così insolita come l’interesse nazionale e quindi essere contrario al trattato di libero commercio –ALCA- imposto dagli Stati Uniti al resto del continente. Così la pensano anche due dei tre grandi partiti messicani, il PRI e il PRD, ed i maggiori intellettuali e opinionisti messicani, che infatti pensano che nella contesa abbia ragione il Venezuela e non il Messico.

I fatti sono noti. Vicente Fox ha fatto di tutto per includere nel documento finale almeno un paragrafo che compiacesse George W Bush e che non seppellisse definitivamente l’ALCA. Che Vicente Fox riuscisse a far rimpiangere il settantennio di governo del PRI erano in pochi a prevederlo e ancora meno a sperarlo. Nonostante le ombre superassero di gran lunga le luci, il Messico del PRI fu quel paese che unico al mondo MAI riconobbe l’infamia del governo di Francisco Franco e mantenne aperta fino al 1975 la propria rappresentanza diplomatica presso l’unico governo spagnolo legittimo, quello Repubblicano, causando ripetutamente rabbia e disgusto da parte del governo degli Stati Uniti che invece Franco appoggiava in tutto. Allo stesso modo il Messico fu l’unico paese a non rompere mai le relazioni diplomatiche con Cuba rivoluzionaria, quando tutti gli altri governi della regione abbassarono la testa di fronte agli ordini di Washington.

Ebbene Fox sta riuscendo a far rimpiangere il PRI, riportando un grande paese come il Messico ad uno stato semicoloniale come quello tristissimo imposto al paese dopo le guerre della metà dell’800, quando perse la metà del proprio territorio invaso e colonizzato dagli Stati Uniti, fino alla rivoluzione zapatista negli anni ‘10 del 900. Come ricorda Miguel Bonasso, Fox non ha nessun titolo per accusare Nestor Kirchner di essere stato “un pessimo ospite” a Mar del Plata. Sono parole forti da parte di chi nel 2002 praticamente mise su un aereo come un pacco postale il suo invitato personale –e di Kofi Annan- Fidel Castro, perché non voleva che si incontrasse con George Bush durante il vertice di Monterrey nel 2002.

Le parole di Vicente Fox contro Nestor Kirchner meritano grande attenzione. Fox accusa il presidente argentino di essersi preoccupato “di compiacere l’opinione pubblica argentina piuttosto che del processo di integrazione americana”. Accusare un presidente di stare dalla parte del volere dei propri elettori è ovviamente musica per quelle classi dirigenti che pensano che stare dalla parte degli elettori sia populismo mentre invece stare dalla parte del volere dei mercati –qualunque cosa siano- sia un indice di responsabilità dei governi. Ebbene se è questo che conta, Fox è un bravo governante, già che appena il 40% dei suoi cittadini lo approva, mentre Nestor Kirchner è un pessimo governante visto che addirittura il 71% degli argentini vede con favore la sua azione di governo.

La colpa imperdonabile di Nestor Kirchner –e di Hugo, Lula, Nicanor, Tabaré, non è solo il presidente argentino- è quella di vedere l’integrazione latinoamericana con gli occhi di un dirigente politico latinoamericano, di rappresentare gli elettori che l’hanno eletto e di pensare all’integrazione latinoamericana e rifiutare la definitiva colonizzazione della regione da parte di Washington rappresentata dall’ALCA. Se Chávez accusa Fox di essersi comportato come il cagnolino di Bush, forse non sarà protocollare, ma risponde a quella merce rara chiamata verità.

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