Latina

Ben sessantaquattro i reporters uccisi negli ultimi dieci anni

Messico: giornalisti sotto attacco

Onu e Osa sollecitano Calderón a tutelare gli operatori della comunicazione
26 agosto 2010
David Lifodi

Sessantaquattro giornalisti uccisi negli ultimi dieci anni, la paura che spinge buona parte dei periodistas all'autocensura, la scarsa protezione da parte dello stato: questo è il Messico, il paese più pericoloso del mondo per coloro che hanno scelto di lavorare nel campo dell'informazione. I dati sono stati resi noti da un'indagine svolta da Frank La Rue e Catalina Botero, rappresentanti e ambasciatori rispettivamente di Onu e Organizzazione degli Stati Americani (Osa) per la libertà di espressione, che hanno svolto una missione dal 9 al 24 agosto nel paese del presidente Felipe Calderón.
La visita in Messico si è resa necessaria in un contesto di attacchi alla stampa sempre crescenti e culminati con il sequestro di quattro giornalisti lo scorso 26 luglio ad opera del cartello della droga di Sinaloa, uno dei tanti che tengono sotto scacco il paese. Alla fine tutti hanno riottenuto la libertà, ma nemmeno questo ha spinto il presidente Calderón a mobilitarsi, anzi, ha prima rifiutato di incontrare La Rue e Botero, e in seguito ha garantito solo un generico impegno in difesa dei diritti dei giornalisti. Dei 64 reporters uccisi nell'ultimo decennio 11 restano ancora ufficialmente desaparecidos e per nessuno di loro è stata fatta luce su quale sia stato il loro destino da parte di un sistema giudiziario che finora ha garantito la massima impunità ai responsabili di sequestri e sparizioni. La Fiscalia Especial para Atender los Delitos contra Periodistas, creata dal governo e sbandierata come una grande conquista, per il momento non è riuscita a scoraggiare l'uccisione dei giornalisti e nemmeno è stata capace di individuare i responsabili, per questo motivo, pochi giorni prima dell'arrivo nel paese della missione congiunta Osa-Onu, centinaia di giornalisti hanno manifestato a Città del Messico e in altre località come non accadeva da tempo immemorabile per chiedere allo Stato la fine dell'impunità di cui continuano a godere gli esponenti dei cartelli del narcotraffico, i principali indiziati come responsabili degli omicidi commessi ai danni dei periodistas. Sono proprio gli operatori della comunicazione maggiormente impegnati a coprire notizie, fatti e avvenimenti relativi a narcotraffico, corruzione e sicurezza pubblica ad aver pagato, finora, il prezzo più alto. Inoltre, le continue minacce e aggressioni hanno innescato nei giornalisti, soprattutto quelli che lavorano nei media locali, un meccanismo di autocensura, dovuta alla paura, che impedisce alla società messicana di essere informata correttamente. Dall'indagine di Frank La Rue e Catalina Botero è emerso anche il tentativo dei gruppi legati al narcotraffico di influenzare direttamente i contenuti dei mezzi di comunicazione, soprattutto negli stati dove la presenza del crimine organizzato è più forte, quali Chihuahua, Coahuila, Durango, Guerrero, Sinaloa, Nuevo León, Tamaulipas e Michoacán.
Nel corso della visita in Messico, i rappresentanti Onu-Osa hanno incontrato oltre cento giornalisti e rappresentanti della società civile e viaggiato per gli stati di México, Chihuahua, Guerrero e Sinaloa, riscontrando anche un altro grave problema che affligge il mondo dell'informazione messicana. Lo stato rifiuta infatti di mettere mano ad una normativa che regolamenti la radiodiffusione comunitaria, spesso l'unico mezzo di comunicazione di cui possono usufruire in special modo le comunità indigene. La mancanza di una regolamentazione ufficiale dell'informazione comunitaria ha costretto le radio a trasmettere spesso senza la concessione delle frequenze ed ha messo in grave pericolo le redazioni stesse, che più di una volta hanno dovuto subire perquisizioni ed anche pesanti attacchi ad opera della polizia, il caso più noto è quello relativo alla radio indigena Radio Nomnda. In particolare, La Rue ha chiesto al governo messicano di equilibrare gli spazi di concessione delle licenze tra mezzi di comunicazione radio e tv comunitari, commerciali e pubblici, ma sembra molto difficile che il governo messicano si impegni in tal senso, anche perché l'esecutivo tende privilegiare il sistema monopolistico di poche grandi catene commerciali che di fatto controllano i media ed hanno il compito di dirigere ed orientare l'opinione del cittadino comune.

 

Note: Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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