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Ancora una volta alla guida del paese ci sarà un sostenitore del neoliberismo

Perù: insediato il nuovo presidente Kuczynski

Kuczynski farà gli interessi dei terratenientes e delle multinazionali
24 agosto 2016 - David Lifodi

internet È trascorso poco meno di un mese dall’insediamento di Pedro Pablo Kuczynski alla presidenza del Perù che, per l’ennesima volta, sarà guidato da mandatario fedele ai dettami neoliberisti. Dopo le pessime esperienze con Alberto Fujimori, Alan García, Alejandro Toledo e Ollanta Humala, nel paese andino prosegue il predominio delle destre, ma, soprattutto, di uomini che agiscono come veri e propri burattini nelle mani delle multinazionali.

Pedro Pablo Kuczynski non solo è un vecchio esponente della destra peruviana, ma qualcosa di peggio: sempre al servizio dell’oligarchia e degli Stati Uniti, il nuovo presidente peruviano tra il 1980 e il 1982 fu ministro di Fernando Belaunde, legato ai terratenientes e, nel 2001, si è caratterizzato come un pessimo ministro dell’Economia sotto la presidenza già negativa di Alejandro Toledo. Come i suoi predecessori, anche Kuczynski è già stato definito un presidente gringo e in effetti il suo soprannome è più che giustificato. A capo di una sua personale organizzazione non governativa, Agualimpia, finanziata dalla Banca mondiale, dall’Unione Europea, dalla Banca interamericana, ma soprattutto dalle grandi transnazionali e dalle imprese private, Kuczynski ha saputo sfruttare al massimo la sua ong ottenendo denaro dall’impresa canadese Minera Barrick, multinazionale canadese specializzata nell’estrazione mineraria. Inoltre, Agualimpia riceve finanziamenti anche dalla statunitense Southern Copper e addirittura dalla Coca Cola. Il partito del presidente, Peruanos por el Kambio (Ppk), ha ottenuto, sorprendentemente, anche i voti del sindacato della Confederación General de Trabajadores e di una parte della sinistra su invito di Veronika Mendoza, rimasta esclusa dal ballottaggio con Keiko Fujimori e che ha sollecitato, tra le polemiche,  il voto per Kuczynski proprio per evitare il ritorno del fujimorismo. In effetti, tra Fujimori e Kuczynski non si trattava soltanto di scegliere il male minore, ma di legittimare un presidente che di certo non è così pulito come intende far credere e la stessa figlia del Chino, in un paese normale, sarebbe dovuta finire in carcere già da tempo assieme a suo padre che, accecato dalla volontà di sconfiggere Sendero Luminoso (obiettivo peraltro raggiunto), ha trasformato il paese in un vero e proprio campo di battaglia utilizzando qualsiasi mezzo pur di stroncare ogni forma di resistenza sociale, definita come filo-terrorista. Ad esempio, nel 1968, quando Kuczynski era alla guida del Banco Central de Reserva, consegnò 105 milioni di dollari a favore dell’International Petroleum Company e fu costretto a lasciare il paese per trovare rifugio negli Stati Uniti e, nel 2005, in qualità di primo ministro, Kuczynski fece in modo di favorire l’impresa Hunt Oil per lo sfruttamento e l’esportazione del gas di Camisea.

Purtroppo, il curriculum di Kuczynski non è troppo diverso da quello dei suoi predecessori, responsabili delle peggiori violazioni dei diritti umani. La speranza di un cambiamento con Ollanta Humala è presto svanita quando è emerso che era un ufficiale al servizio del fujimorismo, mentre la primera dama, Nadina Heredia, è coinvolta in vari processi per corruzione, una delle maggiori piaghe del paese. Se Humala lascia la presidenza con un indice bassissimo di gradimento, è molto probabile che nel 2021 Kuczynski segua la stessa traiettoria. Difficile che il nuovo presidente e il suo partito, Peruanos por el Kambio, si impegni al Congresso affinché il paese adotti un’agenda dei diritti umani che contempli le scuse dello Stato alle migliaia di vittime causate dalle battaglie per la terra, nelle centinaia di conflitti sociali e ambientali in corso e per i crimini commessi dall’esercito e dai paramilitari durante gli anni Settanta, Ottanta e Novanta. Artefice del trattato di libero commercio firmato tra Stati Uniti e Perù nel 2006, Kuczynski ha appoggiato apertamente anche l’Acuerdo Transpacífico ( popolarmente noto come Tpp) che viola la sovranità territoriale e trasforma le risorse del paese in un serbatoio delle multinazionali.

Tutta la storia del Perù è stata segnata dalla corruzione e dalla violazione dei diritti umani: la presidenza di Kuczynski non sembra distaccarsi troppo da quella dei suoi predecessori in un paese dove la lotta politica non è condotta nei partiti, ma nelle organizzazioni popolari che ogni giorno sono impegnate nei tanti conflitti sociali che percorrono il paese.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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