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A passo di tartaruga. Storie di una latinoamericana per scelta

Recensione al libro di Loretta Emiri (Edizioni Arcoiris, 2016)
18 ottobre 2016 - David Lifodi

internet Il Brasile attraversato dalle mille ingiustizie sociali, il riscatto dei diritti e il rispetto degli usi e costumi degli yanomami, la comunità di indios che vive nell’Amazzonia brasiliana ed è costretta ogni giorno a fare i conti con la voracità delle multinazionali e gli abusi dell’oligarchia e dei grandi proprietari terrieri, hanno talmente permeato la vita di Loretta Emiri da convincerla a battersi senza alcun indugio per la naturalizzazione brasiliana.

Questo percorso di vita, senza dubbio difficile, non privo di momenti di sconforto, ma caratterizzato anche da forti emozioni nel suo agire quotidiano, l’indigenista Emiri lo riporta nel suo libro A passo di tartaruga. Storie di una latinoamericana per scelta, una sorta di dichiarazione di appartenenza agli indios yanomami, quegli uomini della foresta in cui ha deciso di affondare le sue radici. Nel suo paragone tra la vita a fianco degli indios e il mondo occidentale c’è un abisso e l’autrice lo sottolinea quando decide di ritornare in Italia per assistere l’anziana madre: da un lato prevale l’essenziale, dall’altro, e siamo nel nostro primo mondo, il superfluo. Non basta essere solidali, condividere a parole o simpatizzare per determinate cause, ma bisogna agire e mettersi in discussione in prima persona. Scrive Loretta Emiri: “Sono in contatto con due categorie di persone: i superflui e gli essenziali. I superflui sono superficiali, si circondano di cose superflue, aggrediscono gli altri con violente ondate di parole superflue, sono perfettamente superflui nella mia vita. Gli essenziali sanno ascoltare, sono parsimoniosi e generosi, mi sono assolutamente indispensabili per vivere”. Questo concetto viene puntualizzato da Loretta Emiri soprattutto in “Solidarietà alla moda” e “Imbecilli a Porto Alegre”, due dei brevi racconti che fanno parte del libro, in cui, con pungente ironia e arguzia, l’autrice evidenzia alcuni aspetti discutibili dell’arcipelago solidale e impegnato occidentale. Al tempo stesso, riflette Emiri, “la realtà può rivelarsi più fantasiosa e fantastica dell’immaginazione stessa. L’esperienza che ho avuto il privilegio di vivere ne è una prova”. Non a caso, è proprio trascorrendo la sua vita con gli yanomami che Emiri impara non solo a pensare in lingua indigena, ma si pone nei panni degli indios per analizzare criticamente il mondo e, grazie a loro, scopre che “il distacco dalla quotidianità e l’inserimento in una dimensione altra possono sortire effetti molto benefici”. La convivialità degli yanomami, che si esprime nella maloca, definita come grande casa comunitaria o villaggio indigeno, insegna a Loretta che è possibile convivere con gli indios e che non rappresentano un ostacolo al progresso, come sostenevano alcuni esponenti reazionari del clero brasiliano, che guardavano con avversione il sostegno ai macuxi da parte dei laici e del Cimi, il Consiglio indigenista missionario, una delle esperienze più progressiste della Chiesa. La battaglia per difendere i macuxi dall’invasione della terra da parte dei grandi proprietari terrieri si identifica quella sua personale per la naturalizzazione come “affermazione di identità: rifiuto di appartenere a una società che accumula superfluo rubando l’essenziale a intere popolazioni”.

Il furto della terra e la spoliazione delle risorse naturali emerge nel racconto “Oceano del Superfluo”: Loretta Emiri riflette sullo sterminio degli indios morti  a causa delle malattie portate da cercatori di oro, quelli che oggi sono chiamati garimpeiros, che invadevano i territori delle comunità, decimate da episodi di influenza e morbillo perché del tutto sprovviste degli anticorpi. Emiri è radicale scrivendo e, tramite la scrittura, fa politica. È così che, una volta raggiunta la naturalizzazione e divenendo quindi latinoamericana e brasiliana per scelta, l’autrice è ancora più incentivata a denunciare le tante ingiustizie sociali che percorrono l’America Latina: “Lo sfruttamento dei beni naturali dell’Amazzonia, da parte soprattutto degli uomini dell’altra Europa e dell’altra America, si dà perché oligarchie e politici locali glielo consentono”. Claudiléia Lemes Dias, nella postfazione, ha scritto “Loretta Emiri, ovvero l’arte di donare parole, sangue e sentimento”. La parola sta nella radicalità della scrittura, il sangue e il sentimento nella completa immedesimazione con la causa yanomami. Leggendo A passo di tartaruga vi sembrerà di essere lì, con le comunità degli indios, tra le vene aperte di quell’America Latina raccontata da Eduardo Galeano.  

 

A passo di tartaruga. Storie di una latinoamericana per scelta 

di Loretta Emiri

Edizioni Arcoiris

2016

€ 12

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore

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