Latina

Intervistate dodici personalità di primo piano della Rivoluzione bolivariana

Assedio al Venezuela

Il libro di Geraldina Colotti, Veronica Díaz e Gustavo Villapol racconta la resistenza del paese di fronte alla guerra ibrida, ma astutamente non dichiarata, scatenata dagli Usa.
4 dicembre 2022
David Lifodi

Assedio al Venezuela

«Il conflitto geopolitico che vediamo configurato a livello mondiale è l’espressione concreta della lotta di classe così come appare oggi. Le nuove economie emergenti che prefigurano un mondo multipolare minano l’egemonia statunitense nel contesto di un capitalismo strutturale che mette in pericolo l’esistenza stessa del pianeta». Risponde così, Eduardo Piñate, governatore dello stato venezuelano di Apure, alla domanda: «Il Venezuela è al centro di uno scontro di interessi che investe l’arena politica a livello internazionale?».

Ad intervistarlo, insieme ad altre undici personalità di primo piano della Rivoluzione bolivariana in Venezuela, Geraldina Colotti, Veronica Díaz e Gustavo Villapol, giornalisti di Cuatro F, il settimanale del Partito Socialista Unito del Venezuela (Psuv), e autori del libro Assedio al Venezuela. Come un popolo resiste all’imperialismo Usa, pubblicato in Italia da Mimesis Edizioni e diffuso in Venezuela dalla casa editrice Vadell Hermanos.

Preso atto che contro il Venezuela si è scatenata una vera e propria guerra multiforme del tutto ignorata dal cosiddetto latifondo mediatico, che continua a ritenere el proceso bolivariano antidemocratico nonostante ben 29 consultazioni elettorali a partire dalla presidenza di Hugo Chávez, i tre giornalisti cercano di spezzare l’assedio contro il Venezuela compiendo un coraggioso, quanto faticoso, lavoro di controinformazione. Certamente, per chi non segue le vicende latinoamericane, e venezuelane in particolare, non è così scontato non abboccare a quella propaganda occidentale che imputa a Maduro e, più in generale al chavismo, le difficoltà di accesso al cibo o ai prodotti dell’igiene personale o intima, provocate invece da un vero e proprio tentativo di strangolamento economico, una delle principali attività per distruggere la Rivoluzione.

A sottolinearlo è Carolys Pérez, inclusa arbitrariamente dagli Stati Uniti nella lista dei funzionari “complici di gravi violazioni ai diritti umani”, che denuncia non solo il tentativo, esterno ed interno (da parte dei golpisti), di minare il sistema sanitario pubblico nazionale, causando, tra le altre cose, una crescita del numero di donne decedute per tumore all’utero o al seno, ma anche gli interessi che si celano dietro la commercializzazione dei vaccini in piena pandemia.

Freddy Alirio Bernal Rosales evidenzia come il male del Venezuela non sia certo il chavismo che, tramite la Rivoluzione bolivariana ha permesso al paese di raggiungere quelle conquiste sociali che all’epoca del puntofijismo sembravano pura utopia, ma ricorda anche i continui tentativi di destabilizzazione provenienti dalla vicina Colombia (almeno fino alle presidenze precedenti a quella di Gustavo Petro), dove il ricorso alle bande criminali delle Bacrim rappresenta una strategia funzionale all’assedio del paese. Venezuela

Nonostante tutto, anche a livello comunicativo, il Venezuela ha cercato di reagire. La stessa Geraldina Colotti ha partecipato al primo Congresso internazionale di comunicazione, tenutosi nel 2019, mentre nel luglio 2021 è stato organizzato il Capitolo sulla Comunicazione del Congresso Bicentenario dei Popoli. Tuttavia, non è facile, soprattutto nell’opinione pubblica, far passare l’idea che il Venezuela è uno stato sotto assedio e non certo un paese terrorista. Lo ricorda Tania Díaz, giornalista e dirigente politica della Rivoluzione venezuelana che non dimentica come contro il suo paese sia stata scatenata «una guerra non dichiarata, ma brutale, ibrida, spietata» a livello politico (il mancato riconoscimento delle istituzioni democratiche del paese), economico (il bloqueo), militare (incursioni e tentati omicidi sul territorio nazionale) e paramilitare (le guarimbas).

Ad esempio, è inquietante, ma non sorprende, che il bloqueo contro il paese non sia considerato un crimine contro l’umanità poiché, come ricorda Jesús Farias, attualmente esponente della direzione nazionale del Psuv, si tratta di un atto genocida perché «costituisce una massiccia violazione dei diritti umani del nostro popolo», da quello alla salute all’istruzione fino al lavoro. Del resto, lo stesso bloqueo contro Cuba si protrae da oltre sessanta anni nel più totale disinteresse. Tutto ciò è espresso in poche, ma comprensibili parole parole, da Ricardo Molina, presidente della Commissione permanente di ecosocialismo all’Assemblea nazionale: «Ti strangolo e, se vuoi respirare, sei tu il colpevole».

Assedio al Venezuela, spiegano i curatori, Geraldina Colotti, Veronica Díaz e Gustavo Villapol, rappresenta un invito a difendere la verità del Venezuela, quella che, ad esempio, non è riuscito, almeno finora, a far valere il diplomatico Alex Saab, vittima di una extraordinary rendition simile a quella messa in pratica dagli Usa a seguito degli attentati dell’11 settembre 2001.

La democrazia del Venezuela cozza, inevitabilmente, con quel “capitalismo avanzato” che gli autori denunciano come un tentativo di mettere a tacere l’idea di coniugare socialismo e sviluppo. Per questo è importante diffondere questo libro, proprio per dar voce ad un popolo che oggi, ricorda la casa editrice Vadell Hermanos, «si sta giocando il futuro».

Assedio al Venezuela

di Geraldina Colotti, Veronica Díaz e Gustavo Villapol

Mimesis Edizioni

Ottobre 2022

Pagine 137

€ 14

Note: Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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