Il governo Milei ha bandito il termine “femminicidio”

Argentina: la distruzione delle politiche di genere

Il presidente argentino continua a negare il diritto alla diversità delle identità sessuali, ma si vanta di aver ridotto il numero dei casi di omicidio delle donne.
10 marzo 2025
David Lifodi

Argentina: la distruzione delle politiche di genere

Nel 2024 gli omicidi delle donne, in Argentina, sono diminuiti del 10% grazie al lavoro svolto dai ministri Patricia Bullrich (Sciurezza) e Cúneo Libarona (Giustizia)”: ad affermarlo Manuel Adorni, portavoce del presidente Javier Milei.

In realtà, sulla questione di genere il governo Milei è andato giù pesante. Non solo il presidente in persona, noto per la sua misoginia, ma tutto l’esecutivo, tra le tante guerre scatenate contro i settori popolari, l’istruzione e la sanità pubblica (solo per citare quelle di maggior impatto), ha deciso di attaccare rabbiosamente le tematiche di genere iniziando proprio dal linguaggio e, per questo motivo, il termine “femminicidio” non è stato mai utilizzato da quando alla Casa Rosada è arrivato il cosiddetto “anarco-capitalista”.

Inoltre, ribattono le femministe, le statistiche propagandate da Adorni non corrispondono al vero. Tra il 1° gennaio e il 31 ottobre 2023 sono stati registrati 243 femminicidi in tutto il paese e ben 275 nello stesso periodo dell’anno appena trascorso, quindi risulta evidente che non solo la situazione non è migliorata, ma è addirittura peggiorata.

A questo proposito, fa notare l’Observatorio contra la Violencia Patriarcal Lucía Pérez, le dichiarazioni del governo sono quantomeno contraddittorie poiché si parla di riduzione dei femminicidi grazie ad un esecutivo che, dall’arrivo di Milei, non ha più il Ministerio de la Mujer, il quale poteva contare su un bilancio che permetteva almeno di fare un’opera di prevenzione sotto diversi aspetti.

Lo smantellamento del Ministerio de las Mujeres, Género y Diversidad, al pari del programma Acompañar, ha lasciato senza protezione migliaia di donne e adolescenti poiché il loro compito non era soltanto quello di sradicare la violenza di genere, ma anche aiutare tutte quelle donne abbandonate a reinserirsi nella vita sociale e lavorativa ed offrire supporto a giovanissime alle prese con la gravidanza.

E, ancora, prosegue l’Observatorio contra la Violencia Patriarcal Lucía Pérez, le donne non possono essere ridotte a semplici numeri o a fredde percentuali. Il governo Milei, rileva anche l’associazione Ahora que sí nos ven, è stato l’unico, in sede Onu, a votare contro la prevenzione e l’eliminazione di tutte le forme di violenza contro donne e adolescenti, nonostante nel novembre 2024 ad essere vittime di femminicidio siano state due bambine di otto anni. In entrambi i casi, coloro che hanno abusato delle bimbe, prima di ucciderle, erano uomini vicini alle rispettive famiglie che avevano già dei precedenti penali per casi di violenza di genere. È preoccupante, insistono molte associazioni, che il 5% dei responsabili di femminicidi appartenga alle forze di sicurezza.

Quello che il governo continua ad omettere è che le donne, e in generale tutte le diversità, sembrano essere condannate a dover necessariamente fare i conti con uno stato assente, dove le politiche pubbliche con prospettive di genere restano un’utopia, soprattutto da quando Milei è stato eletto presidente del paese, tanto che il 2024 è stato definito come l’anno della distruzione di politiche pubbliche di genere e diversità.

Cúneo Libarona, il ministro alla Giustizia grazie al quale, secondo Adorni, i femminicidi sarebbero calati, è lo stesso che, in più occasioni, ha negato il diritto alla diversità delle identità sessuali. A ricordarlo la Federación Argentina LGBT e l’Observatorio de Crímenes de Odio LGBT+, che hanno espresso profonda preoccupazione per l’evidente involuzione dei diritti di genere in Argentina.

Gli ultimi dati, risalenti, in questo caso, ai primi sei mesi del 2024, parlano di almeno 60 crimini di odio dovuti all’orientamento sessuale, all’identità o all’espressione di genere delle vittime.

Influencer e social media manager che gestiscono i canali social del partito di Milei, La Libertad Avanza, diffondono quotidianamente notizie false o ampiamente manipolate che servono solo a far accrescere l’odio contro le diversità sessuali. Fortunatamente, in questo contesto, un influencer libertario vicino a Milei è stato condannato per discriminazione contro una donna trans sui suoi canali social, ma in pratica la pena comminata si è risolta nel pagamento di una multa.

Oggi, dei lavoratori del Ministerio de Mujeres, Géneros y Diversidad, che poco meno di un anno fa contava oltre 1.200 impiegati, ne restano poche centinaia e settori quali la Dirección de Abordaje Integral de casos de Femicidios y Travesticidios e la Subsecretaría de Protección contra la Violencia de Género sono stati soppressi. Un ulteriore segnale che la strada da percorrere, purtroppo, resta ancora in salita.

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