Il governo messicano, finora balbettante, ha promesso di prendere delle misure concrete

La narco-guerra dilania il Messico

All’inizio di marzo, in una fattoria nello stato del Jalisco, sono stati trovati dai Guerreros buscadores, uno dei tanti gruppi auto-organizzati dei familiari dei desaparecidos, centinaia di corpi carbonizzati all’interno di un vero e proprio campo di sterminio
28 aprile 2025
David Lifodi

La narco-guerra dilania il Messico

Lo scorso 5 marzo, nello stato messicano del Jalisco, alla fattoria La Estanzuela di Teuchitlán, non distante dalla capitale Guadalajara, sono stati trovati tre forni crematori dove sono stati gettati i corpi di centinaia di persone fatte sparire nell’ambito della narco-guerra che, da troppo tempo, dilania il paese.

Le foto di quel che restava dei corpi, quasi del tutto inceneriti, ha sollevato una grande emozione, ma, al tempo stesso, scatenato forti polemiche, rabbia e indignazione poiché, a trovare ciò che era rimasto dei desaparecidos, non sono stati i funzionari di uno stato fin troppo assente, disattento e in certe occasioni complice, bensì i Guerreros buscadores, uno dei tanti gruppi auto-organizzati dei familiari degli scomparsi.

Il collettivo dei Guerreros Buscadores, che pure è arrivato a scoprire la cosiddetta narco-finca grazie ad una segnalazione anonima, ha denunciato una vera e propria campagna d’odio nei propri confronti, caratterizzata anche da video, audio e immagini fake create grazie all’intelligenza artificiale. Contemporaneamente, il governo ha cercato di attivarsi, seppur in ritardo: la presidenta Claudia Scheinbaum ha promesso di fare piena luce sulla vicenda, ma i familiari dei desaparecidos ne hanno sottolineato sia l’improvvisazione sia la scarsa conoscenza dei meccanismi e dei procedimenti istituzionali già in atto in materia di ricerca e di investigazione. A tutto ciò si aggiunge la dichiarazione del giudice chiamato ad occuparsi del caso, Alejandro Gertz, il quale ha, a sua volta, evidenziato la mancanza di una ricerca governativa accurata nella stessa zona dove sono stati rinvenuti i corpi inceneriti degli scomparsi, tanto da invitare i buscadores a tornare nella narco-finca allo scopo di trovare altri indizi utili.

Da tempo, opinione pubblica e Guerreros Buscadores, avevano denunciato che all’interno della fattoria, peraltro in posizione molto visibile, fossero stati segnalati dei movimenti sospetti di uomini armati.

Da questo ennesimo dramma che ha scosso profondamente il Messico, forse, potrebbero essere gettate le basi per una serie di azioni che vadano realmente incontro ai familiari degli scomparsi. In primo luogo, il governo messicano intende rafforzare il Certificado Único de Registro de Población, affinché sia resa più semplice la possibilità di identificare i desaparecidos utilizzando anche i dati in possesso del Registro Nacional de Población tramite il coinvolgimento dell’Agencia de Transformación Digital y Telecomunicaciones.

Inoltre, Claudia Scheinbaum punta a riformare completamente l’attuale Ley General en Materia de Desaparición Forzada de Personas al fine di dar vita alla Base Nacional Única de Información Forense e alla Plataforma Nacional de Identificación Humana. E ancora, il governo intende equiparare il delitto di sparizione a quello del sequestro, aggiornare il Registro Nacional de Personas Desaparecidas y No Localizadas e restituire importanza alla Comisión Ejecutiva de Atención a Víctimas affinché eserciti un un ruolo fondamentale nell’accompagnare le famiglie degli scomparsi.

Dalla presidenza di Felipe Calderón (2006-2012), che aveva dichiarato guerra ai narcos, perdendola in partenza, in Messico sono scomparse più di centoventimila persone. La fattoria La Estanzuela, all’interno del rancho Izaguirre, è stata gestita dal cartello Jalisco Nueva Generación, padrone del traffico di droga nell’omonimo Stato. Ad avvisare i Guerreros Buscadores della presenza di un vero e proprio campo di sterminio è stata una sopravvissuta al suo interno. La donna ha raccontato che gran parte dei giovani che si trovavano lì erano stati reclutati dai narcotrafficanti tramite falsi annunci di lavoro.

Un altro sopravvissuto, apparso in tv con il volto coperto da un cappuccio per evitare di essere riconosciuto, ha denunciato di esser stato attratto da un annuncio su Facebook in cui si cercava personale da impiegare nel campo della sicurezza privata e, successivamente, costretto a degli addestramenti durissimi, impartiti probabilmente da ex militari statunitensi o colombiani. Coloro che non resistevano dal punto di vista fisico venivano immediatamente uccisi, al pari di quelli che rifiutavano di trasformarsi in sicari per i narcos.

Le centinaia di corpi trovati nel municipio di Teuchitlán rappresentano solo la punta di un iceberg che, solo per citare i casi più drammatici, richiama i massacri del 2011 nella città di Allende (Coahuila) e del 2014, quando, nella “notte di Iguala”, vennero fatti sparire gli studenti normalistas di Ayotzinapa, sempre con la complicità di attori statali. Nonostante la resistenza e le attività promosse contro il cosiddetto juvenicidio promosso dalla criminalità organizzata, che sfrutta la complicità e le omissioni di alcuni apparati dello Stato, sembra che non ci sia fine all’orrore.

Tra il 2020 e il 2024 sono state almeno 1.248 le persone private della propria libertà nello stato del Jalisco. Teuchitlán ¡Nunca Más! è il grido di rabbia e dolore delle Madres Buscadoras e dei Guerreros Buscadores di fronte alle istituzioni di un paese che non possono più fingere di occuparsi del caso dopo essersi voltate, per anni e anni, dall’altra parte.

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