Strage di donne in Honduras

Otto morti violente in 24 ore
13 agosto 2026
Giorgio Trucchi

Manifestazione contro i femminicidi in Honduras

Tragico fine settimana in Honduras, dove almeno otto donne sono state uccise in vari punti del territorio nazionale. La nazione centroamericana conferma così il suo drammatico primato, registrando il tasso relativo di femminicidi più alto dell’America Latina e uno dei più elevati a livello mondiale.

Secondo le prime informazioni fornite dalle autorità di polizia, Mayra Villanueva, Rosa Miranda, Rosario Benítez, Sandra Espinoza, Pedrina Bonilla, Ana Carolina Larios, Erika López e Suheily Aguilar sarebbero le donne assassinate tra l’8 e il 9 agosto. Nei primi sei mesi del 2026, l’Osservatorio del Centro per i diritti delle donne (Cdm) ha registrato 148 morti violente di donne, una ogni 29 ore. Con questi ultimi tragici eventi, il numero totale avrebbe già superato i 160 femminicidi dall’inizio dell’anno.

Nel 2025, in Honduras sono state uccise 262 donne e sono state registrate 936 aggressioni, tra cui 412 reati sessuali contro donne e ragazze. Le denunce per violenza domestica sono state 41.895 e quelle per maltrattamenti in ambito familiare 48.642. Secondo la Commissione nazionale per i diritti umani dell’Honduras (Conadeh), in poco più di due decenni nel Paese sono state uccise 8.540 donne, una ogni 25 ore. L’impunità riguarda oltre il 95% dei decessi violenti di donne.

Una tragedia latinoamericana

Nel 2024, 14 dei 25 paesi con i tassi di incidenza relativa di femminicidi più elevati al mondo si trovano in America Latina e nei Caraibi (ONU Donne e CEPAL), con in testa l’Honduras con 4,7 vittime ogni 100.000 donne, il Guatemala (1,9) e la Repubblica Dominicana (1,7).

Queste cifre superano di gran lunga la media ponderata della regione, che oscilla tra 1 e 1,3 casi ogni 100.000 donne. Brasile e Messico sono in testa alla lista dei Paesi con il maggior numero assoluto di femminicidi, con rispettivamente 1.568 e 768 omicidi (2025).

È urgente un approccio globale

Di fronte all’ondata di femminicidi, il nuovo Congresso, controllato dalle forze ultraconservatrici del bipartitismo tradizionale a seguito delle elezioni fraudolente e dell’ingerenza straniera dello scorso novembre, ha approvato una riforma che inasprisce le pene. Il reato di femminicidio passa da 25 a 30 anni di reclusione e la forma aggravata prevede pene comprese tra i 40 e i 60 anni. Inoltre, vengono istituiti organi giudiziari specializzati.

Per le organizzazioni di donne e femministe si tratta di misure insufficienti che, per di più, rappresentano un debole palliativo e una sorta di «populismo punitivo», tanto caro all’estrema destra che sta avanzando rapidamente nel continente latinoamericano. «Non serve a nulla aumentare le pene se non si promuovono politiche di prevenzione, né si affronta seriamente l’impunità che riguarda oltre il 90 per cento dei decessi violenti delle donne», afferma il Cdm.

Durante il governo di Xiomara Castro (2022-2025), diverse organizzazioni hanno promosso una proposta di legge speciale e integrale contro la violenza sulle donne. L’allora opposizione bipartitica maggioritaria, con il sostegno dei settori religiosi fondamentalisti e dell’apparato mediatico controllato dai gruppi di potere economico e politico, si è opposta con forza alla sua presentazione in aula e il progetto è stato accantonato.

La recente riforma rimane quindi più un atto mediatico improvvisato che una risposta globale e integrale al problema.

Per approfondire QUI

 

Fonte: Rel UITA (spagnolo)

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