Il Giubileo dei repressi: i 25 anni del pontificato di papa Wojtila visti da un'altra parte
La repressione delle voci dissonanti o dissenzienti dalla linea ufficiale o ufficiosa vaticana è stata una delle caratteristiche del pontificato di Giovanni Paolo II. Un pontificato lungo - uno dei più lunghi della storia - e naturalmente costellato di luci e di ombre. Ma, ora, qui, vogliamo documentare solo un aspetto di questo pontificato: quello della repressione ecclesiastica attuata direttamente dal pontefice o, su suo mandato, dalla Curia romana; e quello, correlato, di una interpretazione restrittiva - quando non opposta allo spirito e alla lettera del Vaticano II - delle affermazioni del Concilio. Lo facciamo perché pare che pochi si siano addentrati in questa problematica che ovviamente modererebbe esaltazioni acritiche del pontificato; e perché, rileggendo le annate di Adista dal 1978 in poi, ci ha impressionato il numero delle notizie che documentano appunto atti di repressione ecclesiastica contro persone e gruppi rei solamente di esprimere opinioni, o compiere scelte contrastanti con i desiderata dell'establishment ecclesiastico romano, o dare una interpretazione aperta del Concilio Vaticano II, o suggerire un'applicazione coerente del messaggio evangelico. Certo, il pontificato di Wojtyla non è misurabile solo dagli atti di 'restaurazione' da lui compiuti nel corso di 25 anni; ma Wojtyla è anche questo, e non è bene dimenticarlo, per rispetto della storia. La 'mappatura' dei 25 anni di pontificato - divisa anno per anno - è seguita da due brevi articoli che mettono in evidenza altri parametri con cui 'misurare' la conduzione involutiva di Giovanni Paolo II: la scelta dei vescovi nel senso di una 'normalizzazione' restauratrice - emblematica in tal senso l''offensiva' lanciata contro la Chiesa della Liberazione in America Latina - e la politica delle canonizzazioni e beatificazioni.
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il giubileo dei repressi
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