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Espulsioni coatte, l'Italia sotto accusa

15 aprile 2005
A. D'ARG.
Fonte: www.ilmanifesto.it - 13 aprile 2005

BRUXELLES
Amnesty International, Parlamento europeo e deputati dell'Unione si attivano contro la deportazione degli immigrati in Libia. Il tutto mentre domani il vicepresidente della Commissione Franco Frattini proporrà ai ministri degli interni di aumentare la cooperazione con Tripoli per contrastare l'immigrazione illegale. I punti dolenti sono due: il primo riguarda le condizioni che immigrati e richiedenti asilo trovano in Libia e l'altro i metodi con cui le autorità italiane mandano via gli immigrati senza permesso. Amnesty, in un rapporto presentato ieri a Bruxelles, chiede alla «Ue di riconoscere che in Libia non esiste praticamente alcuna garanzia sui diritti dei rifugiati. «Le autorità di Tripoli - accusa Dick Oosting, direttore di Amnesty a Bruxelles - non consentono all'Alto commissariato per i rifugiati dell'Onu di operare in modo adeguato all'interno del paese e le persone deportate in Libia dall'Europa vanno incontro a condizioni detentive degradanti e ad ulteriori espulsioni verso paesi dove possono rischiare la prigione e la tortura». Amnesty snocciola una serie di casi di immigrati eritrei somali ed egiziani che, dopo l'espulsione dall'Italia, sono stati arrestati in Libia, in Sudan o nei paesi dii origine. «In questo contesto - insiste Oosting - le deportazioni dei cosiddetti migranti irregolari devono essere immediatamente fermate perché possono costituire una violazione degli obblighi di diritto internazionale». Di questo parla la proposta di risoluzione comune che verrà pattata oggi da liberali, verdi, socialisti e comunisti al Parlamento europeo. Da Roma anche i senatori dell'Unione puntano l'indice contro il governo Berlusconi reo di praticare deportazioni di massa dai centri di Lampedusa e Crotone.

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