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    No CPT - Le iniziaive Giornata nazionale di mobilitazione del 30 nov 2002

    Ne' qui ne' altrove

    In allegato i report dalle situazioni locali
    Tavolo migranti dei social forum

    Nelle nostre città esistono luoghi nascosti allo sguardo, protetti da mura
    che li rendono invisibili, difesi da militari armati e da alte reti di filo
    spinato. Si chiamano come le vie che li ospitano. A Torino, corso
    Brunelleschi. A Milano, via Corelli. A Roma, Ponte Galeria. A Bologna, via
    Mattei. A Trapani, Serraino Vulpitta. Ed altri ce ne sono e ce ne saranno,
    a Modena, Bari, Crotone, Santa FocaŠ un elenco di nomi che verranno
    ricordati con vergogna nella nostra storia. I governi cercano di confondere
    e di nascondere una realtà sgradevole e brutale, per questo li hanno
    chiamati Centri di Permanenza Temporanea per migranti, e talvolta per i
    media diventano Centri di prima accoglienza!

    CPT, ovvero gabbie per uomini e donne, colpevoli di esistere. Persone che
    non hanno commesso alcun reato: giudicate colpevoli di aver varcato dei
    confini, di cercare una possibilità di vivere, di vivere meglio, di
    scegliere liberamente dove vivere; giudicate colpevoli di lavorare in nero,
    di non essere stati regolarizzati dai datori di lavoro; giudicate colpevoli
    di aver perso il lavoro e di non averne trovato un altro. Privi di
    documenti non risultano cittadini di alcun paese e, rinchiusi in un centro
    inaccessibile a chiunque, finiscono per scomparire in un buco nero. La
    nuova legge sull'immigrazione estende la permanenza da 30 a 60 giorni e per
    tutto questo periodo i migranti trattenuti sono privati di ogni più
    elementare diritto: dal vedere i propri parenti fino alla possibilità
    concreta di difendersi.

    CPT: gabbie, videocamere, mura di cinta, container, filo spinato, cancelli,
    poliziotti e croce rossa militare, tutto in attesa di essere espulsi. CPT
    come spazi di eccezione al cui interno rinchiudere nude esistenze. CPT, le
    nuove frontiere all'interno delle nostre città, l'assurdo di un mondo che
    abbatte ogni limitazione alla libera circolazione di merci, denaro, flussi
    finanziari, ma che teme l'idea che gli esseri umani si muovano sfuggendo al
    controllo. CPT, la coscienza sporca dell'Europa che orgogliosamente ha
    festeggiato l'abbattimento del muro di Berlino e che ha visto nel
    superamento delle frontiere interne un'affermazione di civiltà. CPT, la
    coscienza sporca dell'Italia che non riconosce neppure il diritto di asilo
    e ci chiude dentro chi cerca di costruire liberamente la propria vita.
    I CPT sono un anello fondamentale della catena al collo dei migranti
    imposta dalla legge Bossi-Fini: donne e uomini ridotti a mera forza lavoro,
    da usare per pulire le nostre case, per accudire i nostri anziani e i
    nostri ammalati, per lavorare in fabbrica, per raccogliere pomodori, per
    accettare le condizioni di lavoro in cui massimo è lo sfruttamento.
    Precarietà e sfruttamento, clandestinità e invisibilità sociale, questo è
    il "contratto di soggiorno". Finito un lavoro i migranti avranno tempo sei
    mesi per cercarne un altro: altrimenti fuori, via, lontani. Ecco
    l'orizzonte di civiltà disegnato dall'Italia per chi decide di entrare
    nell'Europa di Schengen.

    La Bossi-Fini però non è solo il frutto amaro dell'ideologia sicuritaria,
    ma fa parte di un disegno più ampio, che va dall'attacco alla scuola alla
    sanità pubblica all'art. 18 e allo Statuto dei lavoratori, alla
    ridefinizione del concetto di "nemico pubblico", ai progetti di "guerra
    preventiva".

    Ma opporsi alla legge Bossi-Fini è possibile, come hanno dimostrato i
    cortei di Genova e Roma, lo smontaggio del CPT di via Mattei a Bologna, lo
    sciopero di Vicenza, l'occupazione del sagrato del Duomo di Treviso e la
    successiva manifestazione contro la "razza Piave" del sindaco leghista
    Gentilini, le tante prese di posizione e iniziative di vescovi, preti,
    sindacalisti, intellettuali, magistrati, operatori dei servizi per
    migranti, associazioni e cittadini.

    Opporsi e ribellarsi contro questa legge significa, a Torino, passare per
    la critica radicale dell'esistenza del CPT di corso Brunelleschi, un vero
    luogo grigio di segregazione e di ingiustizia conficcato nel cuore della
    città. Per rompere il confinamento dei migranti, per denunciare la barbarie
    che vogliono nascondere al nostro sguardo e alle nostre coscienze:

    IL 30 NOVEMBRE DISERTIAMO LA GUERRA SOTTO CASA
    COLORIAMO, DISVELIAMO, ISOLIAMO, BLOCCHIAMO, CHIUDIAMO I CPT!

    tavolo migranti dei social forum

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