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    Quel razzismo che non si vede

    20 dicembre 2005 - Bruno Trentin


    È giunto il momento, con la Giornata Internazionale dei Migranti del 18 dicembre e con il lancio di una petizione dell’associazione «Diritti senza Frontiere», di reagire, finché siamo in tempo, a tutte le forme di razzismo più o meno strisciante; in compenso, il razzismo che cerca una legittimazione nella copertura di un conservatorismo integralista che, a volte, si insinua in alcune espressioni dei movimenti religiosi, snaturando la loro natura umanistica e il loro rispetto assoluto per la libertà della persona umana, di qualsiasi convinzione.

    La Giornata Internazionale dei Migranti deve servire a mobilitare le forze politiche e sociali di questo paese, affinché venga cancellata la latitanza dell'Italia e degli altri paesi europei nel ratificare la Convenzione Internazionale approvata dall'Onu nel lontano dicembre del 1990: per affermare la protezione dei diritti fondamentali di tutti i lavoratori migranti, senza distinzione di comodo, e delle loro famiglie.

    Questa convenzione è entrata in vigore il 1 luglio 1993 e l'Italia del 2005 non ha ancora dato inizio alle procedure per la firma e la ratifica della convenzione. È urgente che tutte le forze politiche democratiche e antirazziste assumano senza attendere una iniziativa mirata a questo obiettivo, nel Parlamento nazionale e nelle stesse istituzioni locali.

    Nello stesso tempo e con gli stessi intenti, deve accelerarsi la campagna di «Diritti senza Frontiere» per affermare il diritto alla Cittadinanza Europea di quanti, fra i 18 milioni di cittadini di stati terzi che vivono in Europa, hanno acquisito il diritto di residenza. Si tratta di consentire anche a questi cittadini, nelle forme e nei tempi che saranno decisi dal Parlamento Europeo, di partecipare alla costruzione di una Europa dei diritti e della libertà.

    Non basta condannare i rigurgiti di razzismo, in un momento decisivo come questo, che per molti aspetti richiama alla memoria l'epoca dell'esclusione ma anche dei linciaggi e degli assassini di cui furono vittime gli immigrati più di un secolo fa, in Europa e in altre nazioni nel mondo. Anche quando si trattava di emigranti italiani.

    Bisogna agire e reagire senza sosta ogni volta che il razzismo rialza la testa, anche sotto mentite forme come la vergognosa gestione da parte dello stato italiano di un diritto fondamentale come il diritto d'asilo.

    Questo diritto, in violazione della Convenzione di Ginevra, viene ogni giorno calpestato quando si rimanda indietro, magari verso paesi ove si pratica la tortura, cittadini che ancora attendono un giudizio definitivo sulla loro domanda di asilo o quando viene negata la possibilità di formulare con l'aiuto di un interprete la loro domanda. In questo modo, non solo si consuma ogni giorno un sopruso, magari nelle forme più burocratiche o ipocrite, ma si rinuncia all'apporto di un ricco patrimonio di conoscenza e di cultura di cui un paese come il nostro, con i suoi milioni di analfabeti di ritorno, ha un immenso bisogno, per vivere e funzionare da paese civile.

    Dobbiamo conquistare quindi non solo il radicale cambiamento della legge Bossi-Fini, la fine dei ghetti di stato nei quali vengono ammassati centinaia di cittadini senza diritti, ma anche una legge sul diritto di asilo che ci riporti al rango di una nazione democratica e aperta.

    Così, e non solo con la nostra sempre viva repulsa dei singoli atti di razzismo, si può soffocale nell'uovo il fetido ritorno di forme di razzismo, magari avanzate in termini di scontro di civiltà, annullando l'unicità e l'irriducibile valore della persona umana, meticcia o non meticcia che sia.

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