Comunicato stampa di Action Milano

Un milione di euro per costruire un muro

Dopo lo sgombero di Via Lecco ...
9 gennaio 2006

A seguito dello sgombero dello stabile di via Lecco 9 (ormai chiuso da un muro), ordinato da Comune e Prefettura il 27 dicembre in una Milano gelida, sentiamo il bisogno di riportare al centro dell'attenzione il dramma nel quale si sono trovati i rifugiati politici, dopo 45 giorni di occupazione. Non vogliamo analizzare l'operato di tutte le forze sociali che hanno contribuito disinteressatamente, ciascuno a suo modo, a dare visibilità alla lotta di queste donne, uomini e bambini, abbandonati da tutti per così tanto tempo. Crediamo che il lavoro per la difesa dei diritti degli esclusi, che ci vede collaborare insieme alle realtà sociali, sia l'argine che impedisca alla destra xenofoba e razzista, che governa questa città, di agire indisturbata nella quotidiana applicazione di politiche di emarginazione. Sin dall'inizio abbiamo cercato e promosso forme di dialogo con tutti, soprattutto con i rappresentanti dell'Amministrazione Comunale. Come unica risposta il Comune di Milano, nella persona dell'Assessore ai Servizi Sociali Tiziana Maiolo, ha dichiarato che sui rifugiati di Via Lecco il Comune aveva già fatto la sua parte. Ma in quei giorni ad interloquire con i rifugiati e le Istituzioni eravamo da soli. Come eravamo da soli quando ai primi di novembre abbiamo incontrato i 266 rifugiati, sudanesi, etiopi e eritrei, molti dei quali ammalati, nella Caserma abbandonata di Viale Forlanini, in mezzo a rifiuti e topi, rintanati come animali nelle grotte. Insieme abbiamo dato inizio ad un percorso di rivendicazione dei diritti. Siamo entrati in Via Lecco nella notte tra il 15 e il 16 Novembre scorso, con l'intenzione di dare a Milano un'alba diversa e di far fermare questa città a riflettere sul fatto che, in prossimità della sbornia consumistica di Natale, 266 rifugiati umanitari e politici, uomini, donne e bambini, erano stati dimenticati da tutti. Con loro abbiamo parlato e abbiamo conosciuto le loro storie di sofferenza e di disperazione. Ci siamo riscaldati intorno allo stesso fuoco, nell'indifferenza totale di questa città. Con loro abbiamo occupato uno stabile nel centro di Milano, abbandonato da 19 anni e oggetto di una speculazione edilizia, riappropriandoci di un diritto negato, il diritto alla casa. Con loro abbiamo occupato perché questo era l'unico modo per rendere visibile lo scandalo di 266 persone, con regolare permesso di soggiorno, abbandonate dallo stato italiano. Nei giorni successivi abbiamo lavorato per aprire l'occupazione alla città. Insieme alle realtà sociali milanesi abbiamo cercato di costruire un Tavolo di Rappresentanza, al quale gli occupanti partecipassero come un soggetto autonomo. Insieme abbiamo presentato all'Amministrazione alcune proposte concrete di sistemazione alternativa all'occupazione, che sono state rifiutate. Proposte articolate in punti che dovevano rispettare la volontà dei rifugiati di restare tutti insieme, di uscire da una logica di emergenza freddo e di avere una gestione autonoma e dignitosa della loro vita. Ma sappiamo tutti come sta andando la trattativa con le Istituzioni. Ancora una volta il governo di questa città ha risposto nell'unica maniera che conosce, con ottusità e totale chiusura nei confronti di chi dimostra determinazione nella rivendicazione dei propri diritti. Nessuna delle loro richieste di base è stata accolta. Un'amministrazione civile sicuramente saprebbe risolvere il dramma dei rifugiati di Via Lecco dignitosamente, avendo a disposizione un milione di euro stanziati dal governo. Come sempre facciamo, noi continueremo a lottare al fianco dei rifugiati, come di tutti gli esclusi che nei nostri territori vedono i loro diritti negati.

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