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    Regina Pacis: “Avevamo ragione”

    Marcello Petrelli, difensore dei ragazzi maghrebini che accusano il management del Centro

    “Al di là del mio ruolo di avvocato di parte, sono davvero convinto di essere dalla parte giusta”. Marcello Petrelli, avvocato di otto dei 12 ragazzi maghrebini che tentarono la fuga dal Centro di permanenza temporanea Regina Pacis, parte lesa e accusa nel processo, commenta così, a caldo, la chiusura dell’indagine comunicata (ma ancora non notificata) dalla Pubblico Ministero Carolina Elia. “Questa prima parte dell’inchiesta”, ha continuato, “non ha fatto altro che provare la fondatezza delle testimonianze.

    Dimostrazione di questo ne sia il fatto che nel corso dell’incidente probatorio tutti i riconoscimenti effettuati sono andati a buon fine. Nessun errore, nessuna inesattezza, ma una precisione dettata dalla veridicità di quanto riferito. Inoltre l’indagine ha svelato nuovi inquietanti particolari, finora mai raccontati, oltre che il coinvolgimento di nuove figure, quelle dei medici di stanza al Centro. D’altra parte le incompatibilità tra le date in calce ai certificati medici- stranamente redatti al computer - e la realtà era davvero evidente. Nella data della presunta visita, infatti, i ragazzi che i medici dichiaravano di aver visitato, risultavano ancora irreperibili, non si trovavano proprio nel Centro”. Due i medici coinvolti, infatti, che si vanno ad aggiungere agli altri 17 indagati.

    E tra questi compare lo stesso Don Cesare Lodeserto, che nei racconti dei ragazzi è parte attiva nei pestaggi subiti. Un’indagine approfondita, allora, che non ha visto stop o particolari lungaggini, ma ha invece riservato sorprese e che è continuata alcremente fino a lunedì scorso, quando è stato ascoltato nuovamente uno dei ragazzi maghrebini. Prima parte, quella indagatoria, conclusa quindi. Adesso, salvo che non vengano presentate nuove memorie, dopo i venti giorni di rito - che visto il periodo festivo verranno conteggiati a partire dal 15 settembre - non resta che attendere la notifica dei rinvii a giudizio per i 19 indagati.

    Un’indagine delicata, questa nelle mani della Elia, che ha scosso l’opinione pubblica, abituata ad avere un’immagine del Regina Pacis, e della cosiddetta ‘accoglienza da Nobel’ salentina, del tutto diversa da quella lasciata intravedere dal corso delle indagini. Non ha lasciato nessuno indifrente, quanto accaduto infatti. Fin da principio una vera e propria levata di scudi fu innalzata da una serie personaggi pubblici della città per ribadire la ‘cieca’ fiducia nell’operato di Don Cesare e dei suoi collaboratori. Una pubblica dichiarazione che rispondeva alle accuse, all’epoca ancora non formalizzate, del locale Social Forum (che più tardi sulla vicenda presentò anche un composito e puntuale dossier). Non stupisce, allora, che proprio dallo stesso Social Forum arrivino oggi dei commenti più che soddisfatti per l’operato della Pubblico Ministero Carolina Elia: “Sinceramente non speravamo che l’indagine andasse avanti”, dice Rosanna Mazzarello, “La Elia ha dimostrato una grande professionalità, andando avanti con puntualità e coraggio, nonostante si trattasse di indagare su due ‘giganti’ locali, Don Cesare e Monsignor Ruppi”, e poi, ironica: “Chissa quanto conta in questo il fatto che sia una donna...”.

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