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    Siriano espulso

    Governo italiano moralmente corresponsabile morte di Al Sari

    L'Italia rischia una condanna da parte della Corte di Strasburgo

    I Capigruppo dell’Ulivo in Senato Gavino Angius (Ds) e Willer Bordon (Margherita), hanno presentato oggi un’interrogazione al governo sulla vicenda del cittadino siriano Muhammad Al Sari, espulso dall’Italia "nonostante pendesse sulla sua testa una condanna a morte". Il testo, sottoscritto da una trentina di senatori di tutti i gruppi dell’Ulivo e di Prc, parla di una "violazione delle norme sul diritto di asilo politico previste dalla nostra Costituzione e delle norme sui rifugiati politici. La vicenda è stata trattata con burocraticità e spregiudicatezza, sulla base degli indirizzi politici predisposti dalla Bossi-Fini, secondo la quale dietro alle richieste di diritto di asilo si celerebbe un tentativo di aggirare il divieto di immigrazione clandestina".
    "Questa tragedia dimostra – spiegano i senatori – come sia quanto mai urgente rivedere la Bossi – Fini e dare attuazione, anche con una normativa apposita, al diritto di asilo".
    I firmatari chiedono anche "quali siano le considerazioni del governo in relazione al procedimento pendente presso la Corte di Strasburgo a carico dell’Italia per questa vicenda".
    Contemporaneamente, nel corso della commissione per i Diritti Umani di Palazzo Madama, i senatori dell’Ulivo, su iniziativa della senatrice Tana de Zulueta, hanno chiesto che il governo venga a riferire nella stessa sede sul mancato riconoscimento del diritto di asilo al cittadino siriano. Con una seconda interrogazione, i parlamentari chiedono "quali iniziative siano state effettivamente assunte dal governo italiano nel corso di questi mesi presso le autorità siriane per assicurare il rispetto dei diritti umani fondamentali nei confronti del signor Al Sari e della sua famiglia".

    Di seguito i testi delle due interrogazioni

    MARITATI, ANGIUS, BORDON, MARINO, MALABARBA, TURRONI, SALVI, MANCINO, OCCHETTO, CALVI, ACCIARINI, VILLONE, BAIODOSSI, DI SIENA, DATO, MANZIONE, DONATI, BARATELLA, VISERTA COSTANTINI, GRUOSSO, SODANO Tommaso, CAVALLARO, FASSONE, AYALA, TONINI, PETRUCCIOLI, SOLIANI, TESSITORE, ZAVOLI, ZANCAN, PETRINI, MARTONE, STANISCI. – Ai Ministri degli affari esteri e dell'interno. – Premesso che:

    Cristopher Hein, direttore del Cir (Consiglio italiano per i rifugiati), ha reso pubblica la notizia che lo scorso 28 febbraio il cittadino siriano Mohammad Al Sahri è stato ucciso dalle autorità del suo paese dopo essere stato sottoposto a tortura;

    la vicenda dell'ingegner Al Sahri è nota sin dal 28 novembre 2002, quando il cittadino siriano, di passaggio in Italia proveniente da Amman con la propria famiglia per raggiungere parenti residenti a Londra, è stato trattenuto per cinque lunghi giorni all'Aeroporto di Malpensa per poi essere rimpatriato nonostante pendesse sulla sua testa, sin dal 1982, una condanna a morte per aver fatto parte di una organizzazione illegale denominata «Fratelli Musulmani», che lo aveva costretto a rifugiarsi per dieci anni in Iraq;

    in violazione delle norme sul diritto di asilo politico contenute nell'articolo 10 della Costituzione e delle norme predisposte in favore dei rifugiati politici, la vicenda è stata trattata con burocraticità e spregiudicatezza, sulla base degli indirizzi politici predisposti dalla legge Bossi-Fini, secondo la quale dietro alle richieste di diritto di asilo si celerebbe, la maggior parte delle volte, un tentativo di aggirare il divieto di immigrazione clandestina;

    come ogni procedura di richiesta di asilo politico anche per questa è stato nominato un responsabile del procedimento che evidentemente, sulla base degli indirizzi politici poc'anzi denunziati, ha ritenuto di non dare seguito, commettendo un tragico errore, alla richiesta di asilo formulata dall'ingegner Mohammad Al Sahri e dalla propria famiglia, nonostante la stessa legge Bossi-Fini, all'articolo 19, ponesse un divieto assoluto di espulsione e di respingimento verso un paese ove lo straniero possa essere perseguito per le proprie opinioni politiche,

    si chiede di sapere:

    se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti e se sia in grado di confermare la notizia della morte del sig. Al Sahri;

    per quali motivi il Governo, pur sapendo che il sig. Al Sahri era stato condannato a morte e rischiava di essere giustiziato e di essere sottoposto a torture, nonostante l'urgent action promossa da Amnesty International in relazione a questa vicenda, abbia comunque ritenuto di procedere alla sua espulsione con rimpatrio immediato nel paese di origine piuttosto che nel paese di provenienza (la Giordania);

    quali atti la diplomazia italiana sta formalmente intraprendendo presso le autorità siriane al fine di conoscere quale sia la loro posizione nei confronti del rispetto dei diritti umani minimi;

    quali siano le considerazioni che il Governo è portato ad esprimere in relazione a questa drammatica vicenda, sia in relazione al procedimento pendente presso la Corte di Strasburgo a carico dell'Italia, sia in relazione alla necessità di rivedere le norme della legge Bossi-Fini che, rendendo difficilissimo l'ottenimento del diritto di asilo o lo status di rifugiato e limitando la possibilità di difesa avverso i provvedimenti di diniego, di fatto rischiano di favorire il ripetersi di questi tragici eventi;

    se il Governo non ritenga di dover procedere ad un risarcimento del danno provocato alla famiglia dell'ing. Mohammad Al Sahri, essendo la morte dello stesso riconducibile, sia pure indirettamente, sia al comportamento del responsabile del procedimento per l'ottenimento del diritto di asilo, sia al comportamento dello stesso Governo italiano.

    DE ZULUETA, MARTONE, CASTELLANI, ZAVOLI, BUDIN, IOVENE, BATTISTI, DI SIENA, FLAMMIA, ROTONDO, PIZZINATO, DE PETRIS, ZANDA. – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e degli affari esteri. – Premesso che:

    da notizie di stampa, fonte il direttore del CIR (Consiglio Italiano per i Rifugiati) Christopher Hein, si apprende che il signor Muhammad Sa'id al-Sakhri sarebbe morto in un carcere siriano il 28 febbraio scorso a seguito delle percosse e delle torture subite;

    il signor Muhammad Sa'id al-Sakhri e la sua famiglia, composta da moglie e quattro figli, di cui il più piccolo di due anni, in data 28 novembre 2002 vennero respinti, presso la frontiera dell'aeroporto di Milano-Malpensa, ed imbarcati a forza su di un volo diretto a Damasco, senza, peraltro, aver avuto il modo, così come previsto dalla legge, di presentare richiesta di asilo;

    al loro sbarco in Siria il signor Muhammad Sa'id al-Sakhri è stato immediatamente arrestato e avviato alla detenzione, in attesa di processo, e la sua famiglia posta in uno stato semidetentivo;

    il sottosegretario Ventucci, rispondendo ad una precedente interrogazione – nel corso della 333ª seduta del 13 febbraio 2003 –, aveva assicurato che il Ministero degli affari esteri si era immediatamente attivato presso le autorità siriane per assicurare il rispetto dei diritti umani fondamentali nei confronti della famiglia del signor al-Sakri, tenuto conto che quest'ultimo era sottoposto a procedimenti penali con l'accusa di gravi reati commessi nel corso degli eventi di Hama nel 1982 e di falsificazione dei passaporti. Sottolineata la particolare attenzione costantemente riservata dall'Italia alle tematiche relative ai rifugiati, ricordava che la legislazione italiana regola la materia del diritto d'asilo con un impianto normativo completo, che al momento comporta l'adozione, ai fini del riconoscimento dello status di rifugiato, della procedura ordinaria prevista dal decreto del Presidente della Repubblica n. 136 del 1990 e dalla Convenzione di Dublino. Evidenziava altresì che l'Italia partecipa attivamente al dibattito europeo sul tema del diritto di asilo, in vista delle scadenze fissate dal Consiglio europeo di Siviglia per l'adozione di una normativa comune sulla materia,

    si chiede di sapere:

    se il Governo italiano non intenda chiedere alle autorità siriane informazioni e notizie sulle condizioni di salute e di detenzione del signor al-Sakhri convocando a tale scopo l'Ambasciatore siriano e, qualora trovasse conferma la notizia dell'avvenuto decesso del signor al-Sakhri, quali iniziative intenda assumere nei confronti della Siria per censurare questo barbaro omicidio;

    nello specifico, quali iniziative nel corso di questi mesi siano state effettivamente assunte dal Governo italiano presso le autorità siriane per assicurare il rispetto dei diritti umani fondamentali nei confronti del signor al-Sakhri e della sua famiglia;

    infine, se non si intenda avviare urgentemente un'indagine amministrativa per individuare tutte le responsabilità del caso e riflettere sullo spirito e sulle modalità di applicazione della legge Bossi-Fini che, in contraddizione con la nostra storia di paese esposto in prima fila nella campagna mondiale contro la pena di morte, ha respinto e messo nelle mani del boia una vita umana, poco importa se a seguito di una condanna o per le torture e le percosse subite dalla vittima, rendendoci così corresponsabili di un gravissimo crimine, segnatamente attraverso la violazione del principio riconosciuto dal diritto internazionale del cosiddetto «non refoulement».

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