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    Immigrazione: Lettera aperta da Salerno

    14 dicembre 2006 - Rosario Vece

    Al Ministro dell'INTERNO
    Al Ministro degli AFFARI SOCIALI
    Al PREFETTO di Salerno

    Signori Ministri,
    Signor Prefetto,
    siamo un'associazione di volontariato di Eboli, provincia di Salerno, che da sei anni lavora per garantire e difendere i diritti umani fondamentali agli stranieri temporaneamente presenti sul nostro territorio: il diritto alla salute e quello all'istruzione. Con medici volontari abbiamo prestato gratuitamente e in collaborazione con l'ASL circa 10.000 visite mediche e con insegnanti volontari abbiamo offerto corsi d'Italiano a migliaia di stranieri.
    Nella nostra Valle del Sele ogni tanto arriva qualche giornalista televisivo a realizzare servizi sulle disumane condizioni di vita in cui tanti lavoratori stranieri sono costretti a vivere e a lavorare: le immagini dei ruderi abbandonati, senza acqua, luce e servizi igienici, abitati da queste persone periodicamente scorrono sui canali televisivi nazionali. I racconti del loro pesante sfruttamento da parte di caporali e di taluni imprenditori rimbombano nelle orecchie di tanti telespettatori.
    E periodicamente leggiamo dai giornali di grandi retate delle forze dell'ordine tra i ruderi ed i casolari abbandonati della fertile Piana del Sele. Obiettivo: la lotta al caporalato e al lavoro nero.

    A 8 mesi dall'insediamento del nuovo governo, con una nuova maggioranza politica che ha più volte espresso la volontà di modificare la legge Bossi-Fini, non sono cambiate le condizioni di vita del lavoratori immigrati come pure le modalità d'intervento delle forze dell'ordine.
    Ancora retate indiscriminate, ancora espulsioni per lavoratori privi di documenti (che realisticamente non possono avere, se non viene modificata la legge sull'immigrazione).
    Già mesi fa Lei, signor ministro dell'Interno, annunciò la predisposizione a breve di un provvedimento di legge per far emergere dal lavoro nero i migranti privi di permesso di soggiorno che avessero denunciato il datore di lavoro.
    Mesi fa i maggiori sindacati nazionali hanno promosso imponenti manifestazioni di piazza per chiedere di accelerare i tempi per la modifica dell'attuale legge sull'immigrazione.
    Nella nostra realtà locale è grande anche il disagio di molti imprenditori agricoli che, pur se volessero, non potrebbero regolarizzare lavoratori stranieri che sono giunti in zona dopo il settembre 2002 (4 anni fa). Le norme sui flussi stagionali sono troppo farraginose e non rispondenti al mercato del lavoro in agricoltura.
    In questa situazione confusa crescono anche gli interessi di altri e numerosi imprenditori che agli stranieri irregolari offrono salari più bassi e non hanno necessità di versare contributi all'INPS. Resta la semplicità di trovare braccianti in nero rivolgendosi a caporali che, a loro volta, li sfruttano trattenendo una parte della paga giornaliera.
    La situazione è molto grave: auspichiamo, perciò, che l'attuale legge sull'immigrazione sia cambiata nei tempi più rapidi possibili e chiediamo, nelle more, che l'intervento delle forze dell'ordine sia mirato alla lotta alla criminalità vera: spaccio, furti, rapine, ecc... , compreso il caporalato e lo sfruttamento del lavoro nero.
    Non riteniamo, però, produttivo intervenire sull'ultimo anello della catena di questo fenomeno di sfruttamento, cioè quei giovani che hanno rischiato la vita, somme consistenti di danaro, rapporti affettivi spezzati con le famiglie di provenienza.
    I braccianti stranieri sono le vittime e non i soci di caporali e imprenditori senza scrupoli.
    Fare retate alle tre di notte non colpisce i caporali, che sarebbe facile incrociare di mattina presto con le loro auto e furgoni stracolmi di ragazzi probabilmente arrivati da poco in Italia e disposti a tutto per lavorare.
    E non induce nemmeno gli imprenditori ad assumere solo lavoratori regolari.
    E' urgente che le Istituzioni, governo e parlamento, non differiscano ulteriormente una nuova legge sull'immigrazione che combatta il caporalato e dia uno sviluppo più autentico al nostro sud a cui già ora danno un contributo importante i lavoratori stranieri, con o senza il permesso di soggiorno.

    Associazione "L'Altritalia" - Eboli

    Eboli, 14 dicembre 2006

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