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    Gli scricchiolii della famiglia italiana

    Nuove e vecchie relazioni nel paese più anziano del mondo. Ma i figli crescono. Sono in atto cambiamenti radicali, nella struttura e nei comportamenti. Migliora l'andamento demografico ma solo al Nord, grazie all'immigrazione
    17 marzo 2007 - Enrico Pugliese
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    In passato la popolazione italiana ha registrato grandi trasformazioni, anche in periodi relativamente brevi. Basti pensare alla grande emigrazione transoceanica a cavallo tra Ottocento e Novecento e alla successiva ripresa subito dopo la Prima Guerra Mondiale; oppure ai grandi trasferimenti di popolazione dalla campagna verso la città e dal Sud al Nord negli anni dello sviluppo industriale del secondo dopoguerra. Centinaia di migliaia di persone all'anno si sono spostate in questi periodi chiave della storia italiana, contribuendo a una modificazione radicale della realtà sociale del paese.
    E però, mai nella storia del paese si era vista una serie di trasformazioni demografiche così intense e complesse - e in un periodo così breve - come quelle registrate negli ultimi 10 o 15 anni, riguardanti i più vari aspetti della popolazione. Si tratta di fenomeni già noti, prevedibili e da qualche tempo individuati, come l'invecchiamento della popolazione o la riduzione della natalità, ma anche di interessanti inversioni di tendenza registrate negli ultimissimi anni, quali proprio la ripresa della natalità in alcune delle regioni che per prime avevano fatto registrare il calo. Un fenomeno peraltro largamente legato a quello dell'immigrazione. Così come all'immigrazione è legato l'incremento ormai sistematico della popolazione del paese: l'Italia ha ora superato i 58 milioni e 750 mila abitanti, con una crescita media annua dello 0,6 per cento (un valore raramente toccato nella nostra storia demografica). E il dato è particolarmente significativo, se si considera che nel decennio precedente l'entità della popolazione era stata sostanzialmente statica e scarse erano le previsioni di ripresa.
    Di tutto questo - e di altro - si occupa un volumetto pubblicato a cura del Gruppo di Coordinamento per la Demografia della Società Italiana di Statistica (Rapporto sulla popolazione. L'Italia all'inizio del XXI secolo). Il libretto documenta in dettaglio i fenomeni principali (dall'evoluzione della popolazione, alla famiglia e alle relazioni di coppia, alla salute e sopravvivenza, alla mobilità e all'immigrazione) con una interpretazione critica e originale.
    Cominciamo con la questione dell'invecchiamento. È noto che l'Italia è il paese più vecchio del mondo, in relazione all'incidenza degli anziani sulla popolazione totale. E questo è l'effetto della capacità di controllo delle nascite e di riduzione delle cause di morte precoce. In Italia entrambi i fenomeni sono evidentissimi, e ciò vuol dire che operano significativamente sia l'«invecchiamento dall'alto», sia l'«invecchiamento dal basso». In altri termini, l'incidenza degli anziani è aumentata vuoi perché sono nati pochi bambini (e ci sono quindi meno giovani), vuoi perché i vecchi vivono più a lungo.
    Da anni è aperto un dibattito sulla riduzione della natalità dovuta non solo a una scelta libera, ma spesso a una scelta forzata. E questo è certamente un problema. Diverse sono le cause e gli effetti dell'invecchiamento dall'alto. Qui ci sono anche buone notizie. Gli autori del rapporto scrivono che «l'Italia, spesso relegata in posizioni non proprio favorevoli nelle graduatorie economiche dei paesi sviluppati, può invece vantare un primato in termini di sopravvivenza. La popolazione italiana non è solo tra le più longeve d'Europa ma anche del mondo», frutto dei continui progressi in medicina e delle migliori condizioni di vita della popolazione, che hanno contribuito a ridurre notevolmente i rischi di morte precoce.
    Le differenze tra Nord e Sud sul piano demografico persistono, anche se per alcune variabili esse appaiono rovesciate: la riduzione del tasso di natalità riguarda ormai le regioni del Mezzogiorno, che ora ne rappresentano i valori minimi. Insomma, i meridionali non fanno più figli come una volta: i figli si fanno al Nord e chi li fa sono in primo luogo le residenti straniere. Infatti, «pure con tutte le cautele del caso si può affermare che la crescente presenza straniera nell'area settentrionale contribuisca in maniera sostanziale all'aumento della fecondità. Nel 2004, le residenti di cittadinanza italiana hanno avuto in media 1,26 figli, mentre le donne stranieri residenti - con un calendario decisamente anticipato - ne hanno avuti il doppio».
    Insomma, la presenza degli immigrati tende a contrastare l'invecchiamento dal basso e quindi anche a rendere, sia pure leggermente, meno squilibrata la struttura della popolazione in termini assoluti. A questo proposito va detto che quando si affronta la tematica dello sviluppo demografico, spesso si parte da premesse sbagliate: ad esempio, identificando il problema nella pura e semplice riduzione della popolazione. Invece l'ottica va spostata dall'entità alla struttura della popolazione e agli indici di vecchiaia o di dipendenza (che misurano quanto gravano sulla popolazione in età attiva le altri classi di età) che si registrano.
    Per quel che riguarda la struttura della popolazione, nel volume c'è una figura molto impressionante ricavata dai dati anagrafici sulla struttura della popolazione per classi di età. Questo tipo di figure vengono chiamate «piramidi demografiche» perché una volta, prima dei grandi cambiamenti recenti (e ancora nell'Italia del Dopoguerra), esse avevano forma piramidale. Negli ultimi trent'anni, a quell'immagine piramidale se ne è sostituita un'altra che rassomiglia sempre più a una sorta di albero di Natale. Per ora, la presenza immigrata sta portando a un parziale riequilibrio, ma - notano gli autori - questo effetto dell'immigrazione è destinato a non durare troppo a lungo, giacché con il passar del tempo gli stranieri immigrati tendono ad assumere gli stessi comportamenti della popolazione del paese di arrivo.
    Ma non è solo su questi aspetti che la realtà demografica italiana mostra cambiamenti anche radicali. Essi riguardano anche la famiglia e il tipo di convivenze. Il volume mette in evidenza la crescita esponenziale delle nascite fuori dal matrimonio, delle coppie di fatto, e dell'instabilità coniugale: tutti fenomeni già presenti. Tutti fenomeni già presenti ormai da tempo, ma che hanno avuto una accelerazione negli ultimi anni. Essi sono espressione di cambiamenti sociali e culturali di larghissima portata e mettono in evidenza anche il ritmo di trasformazione della società italiana, per molti versi in coerenza con quella europea, e (se pensiamo alle coppie di fatto) anche il ritardo delle istituzioni rispetto alle esigenze della società.

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