Villari: «Xenofobia, fenomeno antico e non italiano»

Parla il professore di Storia contemporanea all'università di Roma. «Gli italiani si sono sempre trovati a dover convivere con lo straniero,anche all'estero. Chi è rimasto ha sviluppato intolleranza, che è frutto dell'ignoranza. Compito di media e politica è permettere la reciproca conoscenza»
8 settembre 2007 - Tiziana Barrucci
Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

«L'idea del rifiuto del diverso ha radici antiche ma nasce lontano dall'Italia, è storicamente una caratteristica dell'Europa Orientale». Lucio Villari è professore di Storia contemporanea all'Università di Roma. E' autore di volumi e saggi sulla storia delle idee, della cultura e della vita sociale in Europa e negli Stati Uniti tra Settecento e Novecento. «Ed è proprio verso l'Ottocento che le idee di intolleranza verso l'altro e diverso si infiltrano nella più tollerante Europa centro Occidentale, di cui è parte l'Italia.
Professore, da cosa nasce la xenofobia?
Il rifiuto dello straniero o della minoranza cresce più facilmente tra le classi socialmente e culturalmente meno sviluppate. E' l'ignoranza il terreno più fertile per l'espansione di atteggiamenti di autodifesa che possono sfociare nell'intolleranza. Spesso sollecitati da eventi di cronaca o da leggende dell'immaginario. Anche lei da quando era bambina avrà sentito dire che gli zingari rubano i bambini. Si tratta di un'affermazione vera, ma di certo non solo gli zingari rubano o hanno sequestrato bambini. La necessità di difendersi e distinguersi da tale minoranza può portare ad atti di razzismo.
Come è arrivata quindi la xenofobia in Italia?
Forse non tutti ricordano che i nostri operai vennero linciati a fine Ottocento in Francia da operai francesi, come avevano difficoltà ad essere accettati in America Latina o negli Stati Uniti. Teniamo inoltre presente che l'Italia è un paese giovane, e gli italiani - non in quanto appartenenti ad una nazione - hanno da sempre abitato nei singoli stati con gli stranieri, francesi, spagnoli o austriaci. Era per loro un'eluttabile fatalità. Poi con il tempo, appunto, gli italiani si sono spostati. Sono diventati stranieri in altre terre e hanno capito che il loro compito era integrarsi, essere tollerati e tollerare. Ma chi è rimasto nel suo paese non ha fatto tali passaggi. Dall'incomprensione dell'altro ha sviluppato la violenza.
Esistono dei responsabili?
Quello che va detto è che il crollo dei paesi comunisti ha fatto riversare nei nostri paesi molte persone in cerca di libertà e situazioni di vita migliori. Esiste una responsabilità enorme dei regimi comunisti, ed è bene sempre ricordarlo.
Chi oggi ha il compito di mediare tra l'intollerante e il diverso? Quali soluzioni vede al fenomeno della xenofobia?
Esistono due soluzioni. La prima è la repressione, mandare via o isolare il diverso, la minoranza. Ma è una soluzione impossibile da realizzare. L'altra soluzione è quella dell'informazione, nel tentativo di colmare quel vuoto di conoscenza che porta alla violenza. Compito di far conoscere e far capire è dei media e della classe politica. Se un giornalista andasse per strada a chiedere alle persone che incontra chi sono gli zingari, che storia e tradizione hanno, sono sicuro che nessuno saprebbe rispondere. Per esempio gli zingari hanno una tradizione matriarcale, ma questo cosa significa? Perché non se ne discute? Hanno anche una maggiore libertà sessuale. E' un aspetto positivo o negativo? Sono tutti elementi che possono apportare qualcosa anche alle nostre comunità, ma in pochi li conoscono. Perché si fanno tanti sondaggi inutili, ma mai nessuno si preoccupa della percezione che gli italiani hanno dell'altro? Come vedono gli italiani gli zingari o gli africani? Cosa ne sanno? E' da qui che si dovrebbe partire per una soluzione al fenomeno della xenofobia.

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