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    Salinari: «Dal pd un arretramento culturale sulla immigrazione»

    9 settembre 2007 - Ale. Ant.
    Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

    Può il tema dell'immigrazione risolversi nella crociata contro i lavavetri? Raffaele Salinari, presidente della fondazione "Terres des Hommes", è preoccupato dell'«arretramento culturale» che contagia anche i cosiddetti "sindaci del piddì". Perché è chiaro, spiega, quello dei lavavetri è solo un capitolo, una battaglia stagionale che prelude alla progressiva e generalizzata riduzione di spazi di convivenza, di integrazione e di diritto.

    Che idea ti sei fatto di questa svolta securitaria di alcuni "primi cittadini" eccellenti?
    Che è la scelta più facile che possono fare sindaci a caccia di consensi facili per elezioni plebiscitarie: mettere nel mirino quello che per il cittadino accecato dalla quotidianità televisiva è il nemico numero uno. Si creano ad arte ogni giorno nuovi nemici e nuovi capri espiatori. Il modello berlusconiano è sempre lo stesso, anche se trasferito a sinistra, con l'aggravante che questo partito democratico tenta di legittimarsi come una forza che riesce a gestire la società sub specie ordine pubblico.

    Nei giorni scorsi a Bologna hai incontrato alcuni lavavetri. Cosa ti ha colpito di loro?
    Il grado di consapevolezza che queste persone hanno della mancanza di sostegno da parte di un paese ricco come l'Italia ai loro paesi. In particolare l'assenza di sostegno ai processi democratici che potrebbero sfociare in una maggiore possibilità per queste persone di starsene a casa loro e di non dover forzosamente immigrare.

    Ma l'Italia non è assente sul fronte della cooperazione internazionale.
    Vorrei partire da un dato. Secondo i calcoli fatti dalla Banca Mondiale, le rimesse degli immigrati sono dalle due alle tre volte superiori a quello che tutti i paesi europei investono in cooperazione. Questo significa che sono gli immigrati a reggere il terzo mondo, non certo la cooperazione internazionale. Non solo. Per trasferire questi soldi nei loro paesi questa gente è ancora taglieggiata: su cento dollari dieci se li becca la Western Union. E per questa gente che vive lavandoti i vetri e pulendo i bagni la notte, è davvero una cifra enorme. E' possibile che non riusciamo, da paese civile, a eliminare questo pizzo pazzesco? Sarebbe un grande discorso di civiltà e rientrerebbe in una forma buona e avanzata di cooperazione internazionale allo sviluppo, che non deve essere più una regalia, ma la restituzione di quello che continuiamo a togliere al Sud del mondo.

    Alle Camere è allo studio un progetto di riforma della legge sulla cooperazione allo sviluppo. Quali sono le tue riserve?
    Ci sono due aspetti che mi preoccupano. Il primo riguarda le risorse. Se ci assestiamo allo 0,2-0,3% del Pil stiamo facendo le nozze con i fichi secchi. Ma ciò che non mi convince delle legge delega presentata dal governo è che prelude a una forte presenza potenziale dei privati. Temo che la futura Agenzia possa non solo fare ricerca di fondi tra i privati, ma cercare di attirare capitali privati per finanziare la cooperazione. Questo si tradurrebbe in una privatizzazione dell'aiuto pubblico allo sviluppo, che a nostro parere dovrebbe essere finanziato con la fiscalità generale. E non vorrei che la grande impresa mettendo dei soldi cercasse di condizionare la linea della politica estera.

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