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    La storia

    David, violinista e baraccato

    È un giovane rom rumeno, di quelli che vivono nelle baracche. Ed è anche un bravo violinista, ammesso al conservatorio di Santa Cecilia. Ma gli sgomberi lo perseguitano. E nonostante possa pagare un affitto, non trova una casa
    17 ottobre 2007 - Cinzia Gubbini
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    È allievo del terzo anno del conservatorio di Santa Cecilia a Roma. Un posto dove per entrare devi dimostrare una certo talento. Lui si è piazzato decimo in graduatoria su circa cento partecipanti con la caratteristica in più - a rendere la sua storia degna di nota - che era il più giovane e che viveva in una baracca. Una di quelle che sono nate in questi ultimi anni lungo gli argini del fiume Tevere o negli anfratti della metropoli. Laurentiu David Constantin ha quattordici anni ed è un rom rumeno al pari di tanti suoi connazionali e coetanei che finiscono sui giornali, volano ai pacchetti sicurezza. David, invece, sui giornali non ci finisce mai. E la sua storia non fa da volano a un bel niente.
    Attualmente vive a Nettuno con la sua famiglia, ospiti di amici. Qualcuno per scherzo lo chiama «il piccolo lord»: è sempre vestito in modo elegante, mocassini, camicia, a volte anche giacca. Sua madre ci tiene, anche se i suoi criteri di eleganza cerca di adattarli faticosamente a quelli che le sembrano più in voga da noi: quando va in giro a cercare casa, per esempio, rinuncia alla gonna lunga e indossa i pantaloni. Ultimamente, infatti, tutta l'attenzione dei Constantin è concentrata sulla ricerca di un appartamento. La loro baracca è stata distrutta in uno dei tanti sgomberi romani. Per un anno avevano trovato riparo al Residence Bravetta, uno dei luoghi simbolo del degrado della capitale. Sgomberati anche da lì ma senza un'alternativa valida. Sarebbe ingiusto dire che il Comune di Roma non si sia accorto di David: per un anno lui, il padre, la madre e le due sorelle sono stati ospitati in un centro di accoglienza di Monteverde. In effetti non perché i servizi sociali avessero notato questo talentuoso ragazzo, ma perché il suo caso era stato segnalato - con molte insistenze - dalla comunità di Sant'Egidio. La possibilità di vivere in un appartamento è però durata un anno. «Il Comune evita di fornire assistenza per un tempo troppo lungo, soprattutto nei confronti di cittadini comunitari come i rumeni», spiega Sandro Luciani della Sant'Egidio, probabilmente uno dei maggiori conoscitori dell'ondata rumena nella capitale. Un discorso che non fa una piega, senonché occorre guardare cosa c'è dietro la retorica: «In effetti neanche i rom rumeni vogliono che venga loro pagata casa: sono abituati a corrispondere un affitto. Questo facevano quando vivevano in Romania - continua Luciani - il problema è che nessun proprietario offre un appartamento a una persona straniera che non possa mostrare una busta paga, anche se può pagare l'affitto».E' esattamente la storia di David e della sua famiglia. Suo padre è un musicista professionista, alle spalle tredici anni di studio del sassofono con cui continua a guadagnarsi la vita anche in Italia. E' abbastanza conosciuto nelle serate romane, suona nei pub, ha i suoi posti fissi insieme a una banda musicale di connazionali. Tanto che parla chiaro: «Possiamo permetterci di affittare una casa anche a 500 euro al mese. Siamo disposti anche a vivere fuori Roma, ovviamente». Tutti i venerdì la famiglia Constantin si presenta al centro di accoglienza di Sant'Egidio con in mano l'ultimo numero di Porta Portese: «Venerdì scorso avrò fatto trenta telefonate. Niente, non c'è niente da fare», scuote la testa Sandro. Se con i rom slavi il problema è sempre stato la mancanza di un permesso di soggiorno, con i rom rumeni spesso il problema è la mancanza di un altro documento: la busta paga. Chi come il padre di David vive suonando per la strada non può mostrare una credenziale ai proprietari delle case, i quali oltre a fissare prezzi salatissimi per gli appartamenti pretendono anche il massimo della garanzia: «Per non parlare di quelli che appena dici che la casa serve a uno straniero abbassano il ricevitore - dice Luciani - ma con i Constantin abbiamo incontrato diversi italiani pronti a concedergli un affitto, se avessero un contratto». E quello il papà di David proprio non ce l'ha. Così da quando è stato sgomberato il Residence Roma, dove la famiglia era comunque «appoggiata» nell'appartamento di conoscenti e dove in ogni caso si viveva in condizioni miserabili, i Constantin hanno ricominciato il loro pellegrinaggio. E c'è da giurare che prima o poi ritorneranno in una baracca, di quelle che generano allarme sociale. Eppure a Roma, dove recentemente è stato annunciato che entro dicembre verranno sgomberati tutti i campi abusivi, non esistono progetti che puntino a agevolare chi vuole pagare un affitto. «Ci vorrebbe un canale di intermediazione tra i proprietari e gli affittuari che non possono offrire garanzie solide, per cercare di trovare un accordo», osserva Luciani. Non è una cosa complicata, e tra l'altro in altre città progetti del genere già ci sono.
    Tutte le mattine David telefona a Sandro, per sapere se c'è qualche novità sull'affitto. Finché non saprà dove è destinato a vivere quest'anno, non si iscrive neanche a scuola: «Che senso ha se poi devo cambiare?», chiede. Eppure è un bravo studente e sarebbe un peccato se dovesse concludere il ciclo delle medie - quest'anno frequenterà la terza classe - in una scuola diversa da quella che lo ha accolto finora. Intanto, però, non perde una lezione all'Accademia di Santa Cecilia (pagate dal Comune) che frequenta il sabato. Mentre aspetta la riapertura delle lezioni del conservatorio, la sua passione.

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