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    Roma

    Immigrazione, qualcosa non funziona

    Un viaggio verso il Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria
    5 settembre 2009 - Andrea Onori

    A Ponte Galeria corre ogni 15 minuti il treno che da Orte porta all’interno della capitale, per poi proseguire verso Fiumicino Aeroporto. Una struttura costruita ad hoc vicino allo scalo di Fiumicino per spezzare i sogni di una vita. Non ci vuole nulla, bastano pochi chilometri e sei all’interno dell’aeroporto Leonardo Da Vinci. Da lì, la destinazione per i migranti espulsi è facile da capire: tornare nel luogo dove persecuzione e fame li ha costretti ad abbandonare le proprie famiglie.

    Siamo nel centro disumano di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, vicino agli edifici del Reparto Mobile di Polizia, sulla Via Portuense che collega Roma a Fiumicino. Un luogo non vicino al centro della capitale ma ubicato nella periferia sud-ovest della città.

    Il centro è in funzione dal 1999 e la struttura secondo le fonti del ministero della difesa può contenere circa 300 posti. Il centro è spesso stracolmo e quando vengono fermati alcuni immigrati dalle forze dell’ordine, vengono trasferiti direttamente nelle carceri. A pochi passi dal lager c’è un centro commerciale “Parco Leonardo” nato nei primi anni ’90. Una grande “città” che si estende per 160 ettari di terra dove all’interno ci si possono trovare strutture commerciali, per il tempo libero, intrattenimento, servizi, scuole, alberghi, uffici, parchi e piazze. All’interno del centro commerciale tantissime persone si divertono a fare shopping e passeggiate e in occasione delle grandi feste nazionali il parco si colora e si accende l’allegria tra la gente. A pochi passi dall’allegria della gente, c’è il cento disumano visto come una semplice normalità da moltissime persone indifferenti. Molti addirittura non sanno nemmeno che esiste una simile struttura.

    All’interno del centro c’è disperazione e dolore, troppo dolore che affligge i migranti rinchiusi dentro sbarre altissime ed insuperabili. Sbarre che non sono solamente di ferro, ma esistono anche barriere indifferenti della gente comune che passa di lì senza chiedersi neanche il perché.
    In mezzo ai migranti troviamo un forte dispiegamento di forze dell’ordine: ci sono carabinieri, guardia di finanza, vigili locali, militari e polizia. E proprio nel mese scorso, si sono aggiunte altre forze secondo Augusto Santori, consigliere Pdl del Municipio XV intervistato dall’agenzia Adnkronos. ”Accogliamo positivamente l’assegnazione di 115 nuovi militari per la Capitale e la volontà del Prefetto di dislocarli in parte a sorveglianza del Cie di Ponte Galeria”. aveva detto Augusto Santori.

    Ma c’è di più, il consigliere chiedeva più legalità e sicurezza per la città di Roma e per questo motivo: ”accelerare i rimpatri dei detenuti ospitati presso il Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria”. Accelerare i rimpatri e non cercare soluzioni alternative alla repressione e alla disumanità dei centri di identificazione ed espulsione.

    All’interno del Cie c’è disperazione, molti usano l’autolesionismo e il suicidio per non essere rimpatriati ed altri fanno continuamente scioperi della fame che restano inascoltati. Proprio ieri, un gruppo di migranti, per disperazione e stanchezza, dopo giorni di sciopero, hanno ceduto, la disperazione a volte è molto più accentuata della forza e della speranza. Secondo quanto riporta “Macerie” ieri, tre prigionieri si sono tagliati le braccia e le mani di fronte alle telecamere di sorveglianza, riempiendo le gabbie di sangue per protestare contro la repressione quotidiana.

    Onori Andrea

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