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    La guerra preventiva ai nemici interni

    Durante l'assemblea generale di ICS - tenutasi a Roma dal 2 al 4 aprile - un cartello di associazioni aderenti e amiche di ICS hanno sottoscritto un appello a seguito delle operazioni di polizia realizzate nella giornata del 3 aprile nei confronti di oltre 160 cittadini migranti sospettati di sostegno al terrorismo.


    16 aprile 2004
    Fonte: Ics- Consorzio Italiano di Solidarietà - 04 aprile 2004

    La logica della "guerra preventiva" ha contagiato anche la gestione della sicurezza nazionale e dell'ordine pubblico in Italia.
    L'operazione di polizia che ha portato al fermo di un centinaio di immigrati, sospettati di sostegno al terrorismo, con numerose perquisizioni in diverse regioni italiane, denota una nuova strategia che non accresce la soglia di sicurezza e rischia di creare più favorevoli condizioni per la diffusione dei nuclei fondamentalisti e per il proselitismo da parte delle cellule eversive già operanti in Italia.
    Il carattere indiscriminato delle operazioni di controllo sul territorio già in corso da mesi, la scarsità dei risultati effettivamente conseguiti, confermata dalla modesta entità delle indagini giudiziarie giunte a compimento, l'accanimento nei confronti di immigrati colpevoli soltanto di non essere in regola con il permesso di soggiorno, stanno creando un muro sempre più alto all'interno del nostro Paese. Un vero e proprio fronte interno.
    Come si è violata con la guerra la legalità internazionale, si assiste sul piano interno alla negazione quotidiana delle garanzie fondamentali dello stato di diritto. Le libertà personali e il diritto alla difesa, vengono sacrificati sempre più spesso in nome della lotta al terrorismo, e sostituite da semplici prassi amministrative, anche quando la Costituzione lo impedirebbe.
    La pratica del mero sospetto, utilizzata ai fini di immagine, sembra adesso diventata l'unica via perseguita dal Ministero dell'Interno.
    La vera risposta alle minacce terroristiche è rappresentata dall'abbattimento dei muri dell'esclusione e della discriminazione, dalla tenuta dello stato di diritto e dal rispetto sostanziale della Costituzione. In tal senso si impone il dialogo interreligioso ed il rispetto, anche da parte delle istituzioni, dei diritti delle persone di diversa nazionalità che risiedono nel territorio nazionale. Solo così e non con un intervento meramente repressivo, si possono diffondere confronto e pluralismo, evitando di dare spazio alle organizzazioni terroristiche.
    Come a livello internazionale anche in ambito nazionale le posizioni più estreme si potrebbero rivelare tragicamente complementari.
    L'unità nella lotta al terrorismo va costruito nell'alveo della legalità costituzionale e nel pieno rispetto della dignità della persona.

    Note:

    Adesioni: migrazioni@icsitalia.org

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