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    Crisi Guatemala

    “Nei nostri negozi non vogliamo i corrotti”

    Ristoranti ed esercizi commerciali hanno aderito allo sciopero nazionale #20S
    22 settembre 2017 - Giorgio Trucchi

    Piazza della Costituzione #20S (Foto Stecsa)

    Ristoranti e negozi del Guatemala hanno cominciato a vietare l’ingresso nelle loro strutture ai deputati, unendosi all’indignazione nazionale causata dall’interminabile serie di scandali e casi di corruzione che coinvolgono funzionari pubblici, e per le misure recentemente prese per garantire l’impunità.

    Il primo è stato Saúl E. Méndez, uno dei marchi guatemaltechi più noti a livello nazionale e internazionale, che opera sia nel settore della moda e dell’organizzazione di eventi, sia nella gastronomia e nella ristorazione. Attraverso le reti sociali hanno rotto il silenzio con un messaggio forte: “Qui da Saúl non accettiamo persone che promuovono l’impunità nel paese”.

    Alcune ore dopo, altri esercizi commerciali si sono spontaneamente uniti all’iniziativa, annunciando la loro partecipazione allo sciopero nazionale convocato per il 20 settembre. Mister Barber Shop scriveva su Facebook che “i deputati corrotti non sarebbero stati accettati in nessuna succursale”. Aggiungendo inoltre gli hashtag #DepuraciondelCongreso #YoNoTengoDiputados #RenunciaYa.

    Il ristorante specializzato in tortas, quesadillas e mole MundiTortas ha deciso di riservarsi il diritto di ingresso “per corrotti e impuniti”. Sulla stessa linea la famosa pizzeria L’Aperó, che ha annunciato attraverso le reti sociali che “non ci sarà pizza per i deputati corrotti” e che avrebbe partecipato al #Paro20S.

    Il ristorante italiano La Toscana, situato nella turistica Antigua Guatemala, si è riservato il diritto di servire i deputati, mentre il Grupo BuenRollo, catena di ristorazione a livello latinoamericano, ha preso nettamente posizione rifiutando “qualsiasi tipo di corruzione e impunità nel paese”. La catena di cucina messicana Ta’Cool non è stata da meno: “¡Ay! De aquel que con ciega locura tus colores pretenda manchar”. Ammonendo su Twitter con l’hashtag #YoNoTengoDiputados.

    Corruzione e impunità

    L’obiettivo di queste iniziative sono i 107 deputati che la scorsa settimana hanno approvato una serie di riforme del Codice Penale che favoriscono in modo sfacciato politici e funzionari pubblici, tra cui l’attuale presidente guatemalteco Jimmy Morales già accusato di diversi reati. Grazie a queste riforme si riducono le pene per quasi il 90% dei crimini più gravi relativi ad atti di corruzione ed estorsione, garantendo così ai criminali misure alternative al carcere dietro pagamento di una semplice cauzione (tra i 0,7 e i 14 dollari al giorno).

    Mobilitazione contro impunità (Foto G. Trucchi | Rel-UITA)

    Inoltre i segretari generali dei partiti politici vengono sollevati da qualsiasi tipo di responsabilità per il reato di finanziamento elettorale illecito, lasciando la responsabilità solamente ai contabili. Una misura, questa, che secondo i movimenti sociali che guidano le mobilitazioni anticorruzione di questi giorni avrebbe l’obiettivo di favorire il presidente Morales e gli altri deputati, tutti accusati dal Pubblico ministero e dalla Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala, Cicig, organismo sotto l’egida delle Nazioni Unite, di aver commesso crimini elettorali durante le scorse elezioni del 2015.

    Le riforme, inoltre, danno il diritto assoluto al Tribunale supremo elettorale di agire penalmente nei casi di finanziamento elettorale illecito, limitando di fatto la capacità investigativa e accusatoria del Pm e della Cicig.

    Di fronte alla forte reazione della popolazione, che ha protestato davanti al Congresso e a livello nazionale per tre giorni, i legislatori non hanno avuto altra scelta che quella di annullare le polemiche riforme che, oltre a proteggere i politici corrotti, contribuiscono ad accrescere l’impunità nel paese centroamericano.

    Offensiva contro la CICIG

    Questi fatti si inquadrano in uno scenario molto più complesso che negli ultimi mesi ha generato forti tensioni interne ed esterne, portando il paese sull’orlo di una nuova crisi politica e istituzionale.

    Durante i dieci anni di presenza nel paese con l’obiettivo di collaborare nella lotta contro la corruzione e l’impunità, la Cicig ha subito diversi attacchi che ne hanno messo a rischio la continuità.

    Tra il 2010 e il 2015, il Guatemala ha vissuto due importanti momenti che hanno visto la Cicig protagonista principale: la creazione dei Tribunali di “Maggior Rischio”, che hanno permesso un significativo progresso in materia di giustizia per le vittime del conflitto armato interno, e lo smascheramento della rete di corruzione chiamata “La Linea”. Le indagini hanno permesso di mandare in carcere l’allora presidente Otto Pérez Molina e la sua vice Roxana Baldetti, sull’onda di un movimento di protesta popolare che non si era mai visto nel paese.

    Il risultato dell’offensiva giudiziaria non ha precedenti in Guatemala: 25 casi di corruzione, circa 350 persone sottoposte a carcerazione preventiva e più di 100 latitanti. Tra i principali accusati ci sono ministri, magistrati, commissari di Polizia, militari, capi dei servizi di intelligence e della contro-insurrezione, narcotrafficanti, direttori di istituzioni pubbliche, funzionari pubblici, imprenditori, banchieri e perfino rappresentanti dei mezzi di comunicazione.

    Mobilitazione contro l'impunità (Foto G. Trucchi | Rel-UITA)

    Nel caso del presidente Morales, il Pme la Cicig hanno presentato una richiesta di istruttoria per un presunto finanziamento elettorale illecito durante le elezioni del 2015, e hanno chiesto che gli venisse tolta l’immunità per poter continuare le indagini. Hanno anche accusato il figlio e il fratello del presidente di frode contro lo Stato e riciclaggio di denaro.

    È in questo contesto di scontro che, lo scorso agosto, il presidente guatemalteco ha deciso di dichiarare il responsabile della Cicig Iván Velásquez “persona non grata” e di pretenderne l’espulsione immediata. Una misura che non solo ha portato il Guatemala sull’orlo di una nuova e grave crisi, ma che aveva anche l’obiettivo celato di innescare un processo di regressione sistemica nel paese.

    Secondo diversi analisti, dietro al presidente in questa offensiva ci sarebbe la vecchia oligarchia conservatrice, il potere economico tradizionale e quello emergente, l'élite politica che sente di non avere più garanzie per continuare a sostenere il modello clientelare e corrotto di cui ha vissuto e il crimine organizzato. La decisione dei magistrati della Corte Costituzionale di sospendere in modo definitivo le misure firmate dal presidente Morales ha momentaneamente disinnescato il conflitto.

    La reazione di un popolo

    Nel frattempo il processo istruttorio contro il presidente Morales è arrivato fino alla Corte suprema di giustizia dove i magistrati hanno deciso di inviare tutta la documentazione direttamente al Congresso.

    Dopo la creazione di una Commissione d’indagine che ha ascoltato le parti ed esaminato tutti gli atti del caso, i cinque integranti dell’organo parlamentare hanno presentato una relazione nella quale invitavano il Parlamento a togliere l’immunità al presidente, per permettere al Pm e alla Cicig di continuare le indagini.

    Come era prevedibile, con 104 voti contro e solamente 25 a favore, i parlamentari, molti dei quali con richieste di rinvio a giudizio, hanno deciso di infliggere un nuovo colpo mortale a una già fragile istituzionalita che risponde agli interessi delle élite e dei gruppi di potere guatemaltechi.

    Non erano passate neanche 24 ore quando gli stessi deputati hanno approvato le già citate riforme del Codice Penale.

    Saul

    “La decisione di non servire deputati e funzionari pubblici è una reazione civica e responsabile di fronte a quello che sta succedendo. Crediamo che sia più importante sacrificare un guadagno che continuare a essere in qualche modo complici ricevendo denaro sporco. Vogliamo che i delinquenti sappiano che non sono benvenuti nei nostri locali”, ha detto ad Alba Sud, Mundo Ochoa, socio proprietario di MundiTortas.

    “Penso che nei prossimi giorni altre imprese del settore alberghiero, della ristorazione e dell’industria si uniranno all’iniziativa, al fine di participare allo sciopero del 20 settembre. Siamo stanchi di tanta corruzione e impunità. I nostri servizi saranno negati a tutta questa gente, senza alcun dubbio”, ha aggiunto Ochoa.

    Il proprietario di MundiTortas ha detto che sia questa decisione che lo Sciopero nazionale non comprometteranno minimamente il settore turistico. “Al contrario, pensiamo che questa iniziativa sia un investimento per il futuro e che permetterà di aprirci delle porte facendo vedere ai clienti che è possibile lottare contro la corruzione”, ha manifestato Ochoa.

    Anche per Silvia Garavito, responsabile della pizzeria L’Aperó, la decisione di non servire i deputati è un segnale che si vuole mandare non solo alla cittadinanza, ma anche al mondo imprenditoriale guatemalteco. “Non possiamo continuare ad alimentare la corruzione. Dobbiamo mandare un chiaro segnale che dica che esiste una forma diversa di fare impresa. L’Aperó da sempre ha mantenuto una posizione forte contro corruzione e impunità, e il 20 settembre ci uniremo allo Sciopero nazionale”, ha detto Garavito.

    “Se questa iniziativa potrebbe compromettere il turismo? L’unica cosa che so è che è più caro avere un paese in cui la corruzione è la regola. Le imprese si stanno unendo nella lotta contro la corruzione, soprattutto le piccole e medie che rappresentano più del 90% del totale a livello nazionale. Io conosco bene i deputati...ti assicuro che non li farò entrare”, ha concluso.

    Una valanga di gente

    E mercoledí scorso migliaia di persone si sono unite allo sciopero nazionale e sono scese in piazza un po’ in tutto il paese. La Piazza della Costituzione è risultata troppo piccola per contenere le persone che arrivavano in capitale con un solo motto: “No alla corruzione, no all’impunità!”.

    La giornata del #20S ha sancito le richieste che provengono da movimenti sociali, popolari, dalle popolazioni indigene, da settori dell’imprenditoria e cioè la rinuncia dei deputati, processare il presidente Morales, riforme alla legge elettorale e installare una Assemblea plurinazionale costituente.

    “Dicono che stiamo dividendo il paese, ma il Guatemala non è mai stato unito come oggi nel chiedere che se ne vadano i corrotti. Siamo stanchi di questa mafia incancrenita dentro le istituzioni. Bisogna fare pulizia e fondare un nuovo Stato”, ha detto un membro del Comitato di sviluppo contadino dell’altipiano, Codeca.

    “Tutti questi politici e funzionari pubblici sono corrotti e sono una vergogna per il nostro paese. Non ci fermeremo fino a quando se ne saranno andati tutti, compreso quel corrotto del presidente!”, gridava uno dei manifestanti a Totonicapán.

    Paro Nacional #20S

    Trema il governo

    Nonostante gli “aiuti” ricevuti da diputati e gruppi di potere, il presidente Morales -il più pagato  tra i presidenti latinoamericani- e il suo governo potrebbero avere i giorni contati. Dopo la rinuncia della ministra della Sanità Lucrecia Hernández e la rimozione del ministro degli Esteri Carlos Raúl Morales, poco prima dell’inizio dello sciopero generale hanno presentato le dimissioni i ministri di Finanza, degli Interni e del Lavoro.

    “Il popolo si sta risvegliano e si è preso la piazza. Esige che si attacchino le cause della corruzione e dell’impunità”, ha detto a La Rel Carlos Luch, segretario generale del sindacato dei lavoratori di Embotelladora Central SA, Stecsa.

    “IL Guatemala ha bisogno e merita un cambiamento. Bisogna fare le riforme, attaccare il finaziamento illecito e il caciquismo1 dei partiti politici. I ministri stanno rinunciando al posto. Meglio tardi che mai e il presidente sta restando solo”.

     

    Testo originale: Alba Sud e Informes La Rel

    Foto: Galleria


    1 Influenza e dominio di un “uomo o donna forte” sulla vita sociale e politica di una comunità o partito

    Note:

    Testo: Giorgio Trucchi
    Traduzione: Giampaolo Rocchi

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