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    Sdebitarsi e Live 8

    1 luglio 2005 - Cristiano Morsolin
    Fonte: Osservatorio SELVAS

    In preparazione del Live 8 di domani e del G8 che
    inizia in Scozia, desidero ricordare l’incontro di
    SDEBITARSI (www.sdebitarsi.org ) di venerdi 24 giugno
    che ha denunciato che “l'accordo annunciato dal g7
    finanziario cancella solo il 10 % del debito che
    continua a soffocare le speranze e la vita dei popoli
    schiacciati dalla povertà”. Alla conferenza stampa
    sono intervenuti Raffaella Chiodo, portavoce di
    Sdebitarsi, Antonio Tricarico di CRBM, il Senatore
    Francesco Martone, gli Eurodeputati Luisa Morgantini e
    Vittorio Agnoletto e rappresentanti della comunità
    nigeriana a Roma.

    Come Osservatorio SELVAS (www.selvas.org ) abbiamo
    aderito all’appello promosso da Sdebitarsi e abbiamo
    diffuso il documento della rete mondiale GIUBILEO SUD
    – Jubilee South (www.jubileesouth.org ), insieme ad un
    messaggio appositamente scritto dalla coordinatrice
    internazionale Lidy Nacpil.
    Ricordo che ad Edimburgo sono presenti Antonio
    Tricarico e Luca Manes della Campagna per la riforma
    della Banca Mondiale per gli aggiornamenti G8
    (www.crbm.org ).
    Saluti di pace

    La rete latinoamericana GIUBILEO SUD reitera ai G8
    l’esigenza dell’annullazione totale e incondizionata
    del debito reclamato al Sud del Mondo

    In Italia i nostri mass-media (e anche quelli europei)
    hanno enfatizzato a caratteri cubitali che i ministri
    delle finanze dei paesi dei G8 hanno cancellato i
    debiti di 18 paesi poveri, durante la riunione dello
    scorso weekend a Londra.
    La realtà che non esce dalle pagine patinate è ben
    diversa, stridente e contraddittoria: si tratta di 50
    mila milioni di dollari sono stati effettivamente
    cancellati, rispetto ai 2,4 bilioni di dollari
    reclamati dall’insieme dei paesi del Sud del Mondo;
    una infima parte del debito totale solo dei paesi
    africani, giunto oggi a ben 300 mila milioni di
    dollari. La rete internazionale GIUBILEO SUD, capitolo
    latinoamericano, e altre organizzazioni espressione
    della società civile internazionale impegnata per la
    cancellazione del debito, sia del Sud che del Nord,
    hanno denunciato questa ennesima ipocrisia.

    La rete latinoamericana di JUBILEO SUD
    (www.jubileesouth.org/sp ) sottolinea che “i ministri
    delle finanze dei paesi del G8 hanno annunciato sabato
    scorso una nuova proposta per avanzare verso la
    cancellazione di una parte del debito multilaterale
    reclamato a 18 paesi del Sud del Mondo. Mentre alcuni
    dei G8 ce! lebrano l’annuncio considerandolo un passo
    “storico” che renderebbe possibile “un nuovo inizio”
    nelle relazioni tra i paesi arricchiti e i paesi
    impoveriti, altri ministri hanno ammesso che l’accordo
    è legato alla necessità delle stesse istituzioni
    finanziarie internazionali (IFIs) di salvare la loro
    credibilità e di poter iniziare un nuovo ciclo di
    indebitamento.
    L’annuncio di sabato suggerisce l’eventuale
    cancellazione del debito per un valore stimato tra i
    40 e 55 mila milioni di dollari, sempre e quando
    l’accordo sia approvato dalle istituzioni finanziarie
    e che i paesi coinvolti compiano con le condizioni
    esigite e che i governi dei G8 mantengano le promesse
    di apportare nuove risorse che saranno utilizzate per
    compensare le stesse istituzioni finanziarie
    internazionali (IFIs). Tutto ciò rappresenta una
    infima parte del debito totale solo dei paesi
    africani, giunto oggi a ben 300 mila milioni di
    dollari.
    A partire dalla prospettiva della rete latinoamericana
    GIUBILEO SUD, reiteriamo l’esigenza che qualsiasi
    cancellazione del debito deve essere incondizionata e
    deve prendere in considerazione l’ampiamente
    fondamentata illegittimità dei reclami del debito nei
    confronti dei paesi del sud del mondo. Noi popoli e
    paesi del Sud siamo creditori – più che debitori, di
    un’enorme debito sociale, storico ed ecologico. Per
    questo motivo, non solo si deve rifiutare qualsiasi
    pretesa da parte delle istituzioni finanziarie
    internazionali e dei governi “debitori” del Nord di
    cambiare qualcosa affinché, alla fine, non cambi
    nulla, ma, invece, dobbiamo esigere al Fondo Monetario
    Internazionale, alla Banca Mondiale, alla Banca
    Interamericana dello Sviluppo BID e alle altre banche
    regionali, che realizzino una AUDITORIA per
    determinare davvero quanto hanno fatto pagare di
    troppo…
    In questo senso, l’annuncio dei G8 rappresenta un
    riconoscimento tardivo che, dopo vari anni di
    promesse, poco o niente è quello che effettivamente si
    è fatto per riconoscere l’illegittimità del debito
    globale e per procedere alla sua cancellazione.
    Concretamente solo 54 mila milioni di dollari,
    rispetto ai 2,4 bilioni di dollari reclamati
    dall’insieme dei paesi chiamati “in via di sviluppo”,
    sono stati effettivamente cancellati.
    Tutto questo è avvenuto solo dopo che i paesi
    coinvolti hanno certificato il compimento di tutte le
    condizioni riassunte da quel largamente screditato
    “Consenso di Washington”, tra cui i programmi di
    aggiustamento strutturale, la riduzione dello stato,
    privatizzazioni e liberalizzazione commerciale”.

    Beverly Keene, coordinatrice della rete JUBILEO SUD,
    dalla segreteria di Bueno Aires evidenzia “il caso
    esemplare della Bolivia dove la cancellazione del suo
    debito avrebbe oggi un impatto minimo comparandolo con
    le perdite miliardarie e l’incidenza socio-politica
    che si c! ontinua ad applicare sulle politiche di
    privatizzazione dell’acqua, del acqua e di altri beni
    naturali imposte negli ultimi anni come condizioni
    previe.
    Altri paesi che affrontano gravi crisi umanitarie,
    come per esempio HAITI, non solo continuano ad essere
    esclusi da queste proposte, ma addirittura le
    Istituzioni Finanziarie Internazionali IFIs continuano
    ad esigere pesanti pagamenti ingiusti. Il governo
    haitiano a gennaio di quest’anno ha pagato ben 53
    milioni di dollari in interressi pagati in ritardo,
    con lo scopo di raggiungere un nuovo prestito da parte
    delle stesse banche per un ammontare della stessa
    cifra per preparare la privatizzazione del sistema
    nazionale di telecomunicazioni”.

    Smascherata l’ipocrisia?

    I governi del Nord del mondo devono cancellare del
    tutto il debito dei paesi del Sud, iniziando da quelli
    più poveri ed attualmente attanagliati da gravi crisi
    sociali ed economiche. La rimessione del debito dovrà
    essere senza condizioni ed avvenire in modo che i
    paesi in via di sviluppo possano avere a disposizione
    più fondi per il benessere sociale dei loro cittadini,
    mentre i governi creditori si devono impegnare a
    riconoscere le loro corresponsabilità per quel che
    concerne i debiti odiosi (contratti da paesi sotto
    dittatura o non democratici).
    Queste le richieste della società civile
    internazionale per la cancellazione del debito
    presentate dal South/North Civil Society Debt Group
    (composto da Jubilee South, INFID (Indonesia), Green
    Movement of Sri Lanka, Afrodad, Eurodad
    (www.eurodad.org ), Diakonia, (Sweden), Christian Aid,
    (UK), Social Watch, Uruguay, Kairos Canada, 50 Years
    is Enough (USA), Action Aid USA), cui partecipano CRBM
    e Mani Tese come parte della Campagna Sdebitarsi
    (www.sdebitarsi.org ), in occasione del G7 dei
    ministri delle Finanze, che si è tenuto a Londra lo
    scorso weekend.
    Esaminando i dati forniti di recente dall’OCSE, si
    evince come l’attuale situazione del debito non sia
    più sostenibile. Fino adesso per i 61 paesi più poveri
    del pianeta sono stati cancellati solo 54 miliardi di
    dollari, a fronte dei 600 miliardi ancora dovuti.
    “Altro che cancellazione al cento per cento”, ha
    dichiarato Antonio Tricarico, coordinatore della
    Campagna per la riforma della Banca mondiale
    (www.crbm.org ). “Il massimo che le proposte sul
    tavolo dei negoziati oggi esprimono è una
    cancellazione al ‘G8%’: ovvero nei prossimi anni si
    cerca di cancellare il debito dovuto solamente a due
    istituzioni internazionali, e per quel che riguarda al
    massimo il 30 per cento dei paesi poveri. Il tutto
    richiedendo come pre-condizione le solite ricette
    fallimentari di aggiustamento strutturale” ha
    continuato Tricarico.
    “Di fatto si cancellerebbero solo 7,7 miliardi di
    dollari in più di debito, non necessariamente con
    nuovi finanziamenti erogati dai gov! erni. I nostri
    partner nel Sud del mondo ci ricordano che i numeri di
    chi continua a morire a causa del dramma del debito
    sono una realtà che l’aritmetica fasulla del G8
    continua ad ignorare. E’ giunto il momento di
    smascherare l’ipocrisia e di parlare di vera
    cancellazione al cento per cento, utilizzando i 45
    miliardi di riserve auree del Fondo monetario
    internazionale” ha concluso Tricarico.

    Note:

    Cristiano Morsolin, educatore ed operatore di reti
    internazionali.
    Dal 2001 lavora in America Latina e attualmente
    collabora con la rete internazionale JUBILEO SUR –
    Giubileo Sud. Co-fondatore dell’Osservatore
    Indipendente sulla regione Andina SELVAS.

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