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    Un'opportunita' unica, per la gente, di dire in che tipo di societa' voglia vivere

    Proibire il commercio delle armi: il nostro sostegno al referendum brasiliano

    Nel paese esistono 18 milioni di armi da fuoco, di cui oltre 9 milioni non
    sono registrate, e sono la prima causa di morte dei giovani.
    22 ottobre 2005 - Luigi Ciotti (presidente di Libera)
    Fonte: La nonviolenza e' in cammino, newsletter

    Oggi vogliano dichiarare la nostra solidarieta' e sostegno al
    popolo brasiliano che, il 23 ottobre, sara' chiamato a decidere, tramite
    referendum, se vuole proibire il commercio delle armi nel paese.
    Un'opportunita' unica, per la gente, di dire in che tipo di societa' voglia
    vivere, un'opportunita' unica per appoggiare e valorizzare il referendum
    come strumento di partecipazione e decisione popolare.
    *
    In Brasile le armi da fuoco uccidono piu' che gli incidenti stradali, l'aids
    o qualsiasi altra malattia o causa esterna: muoiono quasi 40.000 persone
    l'anno, una vera guerra civile.
    Nel paese esistono 18 milioni di armi da fuoco, di cui oltre 9 milioni non
    sono registrate, e sono la prima causa di morte dei giovani.
    Anche questo e' un cammino che possiamo solo fare insieme, per proteggerci
    l'un l'altro e combattere questi "briganti" - le mafie, i poteri forti e
    criminali, i mercanti senza scrupoli, i "furbi", i corrotti e gli
    affaristi... - che rendono impervio il nostro sentiero, sulle strade del
    mondo e della vita. Per proteggerci dalle politiche che, invece di stare
    dalla parte di chi soffre, si dimostrano con le loro leggi "forti con i
    deboli e deboli con i forti". La priorita' del profitto rispetto alla
    persona umana - ancor piu' se eretto a sistema globale - mina la giustizia
    sociale. Il commercio delle armi, come l'incertezza per il lavoro che
    minaccia il futuro dei nostri giovani o le guerre per le risorse e il
    "terrorismo" con il loro corollario di violenze e vendette, oppure la
    tragedia inarrestabile di tante carrette del mare col loro carico di
    disperazione e speranza che noi ci ostiniamo a chiamare "criminale"; tutte
    queste sono facce diverse di una stessa medaglia, conseguenza di una
    politica interessata solo a mantenere privilegi e costruire muri, ultimo
    baluardo di un gigante possente e ingordo ma i cui piedi e stinchi d'argilla
    sono ormai crepati.
    Lo grido' anche Tonino Caponnetto, compianto giudice antimafia, alla sua
    maniera, poche parole, scarne, ma un pugno nello stomaco: "E' arrivato il
    momento di dire a voce alta basta a chiunque opprime l'uomo ed ogni altro
    essere del creatore. Basta che la parte ricca del mondo per mangiare affami
    la povera. Basta con le multinazionali che violano le piu' elementari regole
    del diritto. Basta con una guerra all'anno. Basta con i campi di
    concentramento. Basta con le bidonville. Basta con le dittature. Basta con
    la mafia. Riscopriamo i valori fondanti dell'uomo".
    *
    Nel referendum brasiliano si confrontano due schieramenti. Il "Fronte per un
    Brasile senza armi" guidato dal Pt, il partito al governo, con i movimenti
    di base, le ong, le associazioni per la pace e i diritti dell'uomo.
    Difendono l'immediato disarmo e la fine della vendita di armi e munizioni,
    perche' credono che non siano queste a garantire e creare giustizia,
    sicurezza e prosperita' nel paese. Il secondo schieramento e' il "Fronte
    parlamentare per il diritto alla legittima difesa", che raccoglie i consensi
    della destra e dei potentati economici delle armi, dei proprietari terrieri
    e dell'oligarchia politica che si oppone al presidente Lula.
    Noi ci schieriamo apertamente a appoggiamo con tutto noi stessi il fronte
    del "si'"; e siamo convinti che se questo vincera', ci saranno ripercussioni
    profondissime anche nel resto del mondo.
    L'alternativa possiamo costruirla solo camminando insieme contro la
    criminalita' eretta a sistema; e l'alternativa e' giustizia e lavoro per
    tutti, citta' sicure perche' aperte e vivibili, scelte di nonviolenza e
    percorsi di accoglienza coerenti con la legalita' ma in grado di esprimere
    il pieno rispetto dei diritti, della speranza e del futuro di tutti.
    Inseguendo lavoro e giustizia, pace e legalita' per noi e per tutta
    l'umanita' ormai strettamente interconnessa in un mondo sempre piu' piccolo.
    Un mondo di pace e giustizia, senza privilegi ne' servilismi... dove -
    spinti dall'anelito per la verita' della nonviolenza e dell'uguaglianza, e
    portando sulle nostre spalle i colori dell'arcobaleno - possiamo tutti
    camminare verso un destino comune, in dignita' e nella gioia dello stare
    insieme.

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