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In 40 giorni, 18 morti e 551 contagiati

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18 morti e 551 contagiati. E’ questo oggi, 23 marzo 2006, il bilancio dell’epidemia di colera scoppiata a Luanda, capitale angolana, a metá febbraio. Il primo caso di colera e’ stato registrato il 13 febbraio, sei giorni dopo le autorità angolane e l’Organizzazione Mondiale della Sanitá hanno dichiarato ufficialmente l’epidemia.
24 marzo 2006 - Laura Fantozzi


Al momento il tasso di mortalità si è attestato al 3.2%. Solo nelle ultime 24 ore, come ricorda un comunicato ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, altri 65 nuovi casi di contagio, e un decesso. Il calore delle ultime settimane – l’estate angolana é al suo apice e le temperature medie ondeggiano tra i 35 ed i 40 gradi - , il sovraffollamento di molti quartieri, la totale assenza delle minime condizioni igieniche in periferia, dove si vive in baracche di lamiera, costruite su cumuli di rifiuti, si utilizza per lavarsi e bere l’acqua delle pozzanghere e degli scarichi a cielo aperto delle case dei quartieri vicini, contribuiscono alla diffusione incontrollata dell’epidemia.

Il governo angolano da alcune settimane sensibilizza la popolazione con spot radiofonici e televisivi. L’OMS, in collaborazione con l‘Istituto Nazionale di Salute Pubblica, monitora quotidianamente la diffusione del colera, con visite ai quartieri più colpiti, distribuzione di acqua potabile e cloro, raccolta degli esami batteriologici.
Secondo il ministro della salute, Sebastião Veloso, <>.
Per fronteggiare l’emergenza, Medici Senza Frontiere ad inizio marzo ha allestito un centro di trattamento del colera (CTC) nel quartiere Boa Vista, dove vivono circa 50.000 persone e dove finora é stata denunciata la maggior parte dei casi di colera. Altre ONG, locali ed internazionali, sono impegnate in attività di sensibilizzazione, realizzando volantini informativi, promuovendo riunione nelle comunitá, distribuendo cloro e varichina.

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