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Amnesty accusa il Cremlino di inerzia mentre il razzismo va vorticosamente "fuori controllo"

Amnesty International denuncia gravi violazioni dei diritti umani causate da razzismo in Russia ed accusa il Cremlino di non fare nulla per impedire che i gruppi xenofobi neo-nazisti agiscano indisturbati e che vengano condannati solo per atti di teppismo e non per reati di razzismo.
7 maggio 2006 - Andrew Osborn, Kate Thomas
Fonte: Independent Online - http://news.independent.co.uk/europe/article361818.ece - 04 maggio 2006

Il Cremlino e' attualmente accusato di dirigere una nazione in cui la violenza razzista e' andata fuori controllo e di essere tranquillamente "accondiscendente" ai gruppi di estrema destra, che sembrano capaci di attaccare ed uccidere a piacimento stranieri non-bianchi.

Le dichiarazioni incriminanti sono contenute in un rapporto sull'argomento, redatto da Amnesty International, ed e' probabile che irritino il Presidente Vladimir Putin, il cui paese quest'anno, per la prima volta, sta presiedendo il gruppo di nazioni G8, un ruolo che lui aveva sperato facesse guadagnare maggior rispetto alla Russia.

Il tempismo della denuncia di Amnesty e' anche probabile che sia estremamente controverso, poiche' martedi' prossimo, in Russia, e' il Giorno della Vittoria, proprio quando il paese manifestera' per il 61esimo anniversario della sconfitta della Germania nazista per opera dell'Unione Sovietica.

La Russia crede che l'URSS, e per associazione la Russia, abbia fatto più di qualsiasi altro paese per sconfiggere il flagello del fascismo ed e' riluttante ad affrontare le accuse, secondo le quali, sei decenni dopo, potrebbe essere diventata un potente terreno fertile per gli stessi Neo-nazisti.

Amnesty ha lasciato intendere che questo, invece, era esattamente cio' che la Russia, comunque, e' diventata, e ha accusato il Cremlino di non essere riuscito a proteggere i suoi stessi cittadini e di non fare abbastanza per combattere il problema del razzismo.

"Le aggressioni razziste e gli omicidi di stranieri e di minoranze etniche vengono denunciati con una regolarita' scioccante in Russia e la loro frequenza sembra essere in crescita in modo allarmante" riferisce il rapporto. "Chiunque non abbia un aspetto tipicamente russo……e' a rischio. Le aggressioni sono inaspettate e quasi sempre spontanee. Gli aggressori attaccano solitamente in grandi gruppi, sono spesso armati, con per esempio mazze da baseball e coltelli, e scelgono spesso obiettivi che non saranno capaci di difendersi. Bambini, persone che dormono e persone da sole o in piccoli gruppi sono tutti obiettivi".

Il rapporto di A. ha rivelato che la maggior parte delle aggressioni hanno avuto luogo a Mosca, San Pietroburgo e nella citta' universitaria di Voronezh e ha descritto le vittime come studenti, richiedenti asilo, persone di origine ebraica e rifugiati provenienti dall'Africa e dall'Asia.

Riportava, inoltre, che le persone provenienti dal Medio Oriente, dall'America Latina e dall'ex sovietica Asia Centrale erano state sottoposte ad aggressioni razziste, cosi' come lo erano stati anche gli abitanti della volubile regione del Caucaso della Russia meridionale, di pelle scura, soprattutto Ceceni.

Gli attivisti per i diritti umani, che cercano di prevenire tali attacchi o semplicemente di renderli noti, sono diventati a loro volta obiettivi - viene inoltre riportato nel rapporto.

Secondo l'organizzazione non governativa di Mosca "Sova", ci sono stati 28 omicidi razzisti e 366 assalti razzisti nello scorso anno, anche se Amnesty ha dichiarato che riteneva, che, probabilmente, le cifre reali erano molto più alte, a causa della preferenza, da parte delle autorita', di classificare la violenza razzista come "teppismo".

La denuncia di Amnesty ha attaccato la risposta del governo russo al problema e ha insinuato che anche i funzionari fossero colpevoli di discriminazione e razzismo. "La risposta delle autorita' russe al problema dei violenti assalti razzisti e' stata gravemente inadeguata. Il fallimento dello stato nell'esercitare un'adeguata accuratezza nel prevenire, indagare e perseguire i reati di odio razziale, sembra avere soltanto incoraggiato, in Russia, la crescita di una xenofobia estrema e del neo-fascismo.

Amnesty ha chiesto ai politici di parlarne di piu' e ha dichiarato che sembra ci sia stata, invece, una strana cospirazione di silenzio sulla questione. "I politici hanno ignorato il problema e le autorita' competenti nell'applicazione delle leggi o non sono stati per niente capaci di fare indagini su questi attacchi, o le hanno fatte inadeguatamente".

Nelle osservazioni che incorreranno, certamente, nell'ira di Mosca, il rapporto di Amnesty ha ripetuto anche le dichiarazioni, di forte impatto, rese dallo stesso difensore civico russo per i diritti umani, Vladimir Lukin, che accusa le autorita' di "dimostrare un livello di condiscendenza, difficile da comprendere, nei confronti dei gruppi pro-fascisti, estremisti, nazionalisti" e di coprire deliberatamente i reati razzisti.

Tali dichiarazioni si accordano con le rivendicazioni dei politici russi liberali, i quali asseriscono che il Cremlino ha permesso deliberatamente che la violenza razzista uscisse a spirale da ogni controllo, cosi' da potersi porre come liberatori della Patria nelle elezioni del 2008 e del 2009.

Il Cremlino respinge una tale diceria - ritiene che la Russia stia affrontando una campagna diffamatoria da parte dell'Occidente per impedire che diventi troppo forte.

Un'uscita di famiglia finita con un brutale omicidio.
Khursheda Sultanova, 9 anni, vittima della propria razza.

Khursheda Sultanova, di etnia Tagica, viveva con la sua famiglia a San Pietroburgo, quando e' stata uccisa in un assalto razzista due anni fa.

Stava rincasando da una serata di pattinaggio su ghiaccio con suo padre e suo cugino di 11 anni, quando si e' avvicinato un gruppo di adolescenti armati con coltelli, barre di ferro, catene e mazze da baseball. Gli aggressori intonavano slogan razzisti, come "la Russia e' per i russi".

Khursheda e' stata pugnalata 9 volte ed e' morta dissanguata li' sul luogo. Suo padre e suo cugino hanno subito entrambi gravi ferite alla testa. L'indagine iniziale sull'assalto non e' stata in grado di riconoscere l'aspetto razziale al caso. L'ultima volta nel febbraio 2005, il Procuratore Capo, Sergei Zaitsev, ha riferito al The St. Petersburg Times, che era "un reato ordinario, legato a giovani disoccupati, che erano eccitati dopo aver bevuto dell'alcol".

Un mese piu' tardi, un individuo venne accusato di omicidio, motivato dall'odio razzista, mentre altri sette vennero accusati di teppismo. Ma quando il caso, finalmente, e' arrivato in tribunale, nel marzo di quest'anno, il motivo razziale dell'omicidio non e' stato riconosciuto. La giuria ha trovato la maggior parte degli imputati e altri sei colpevoli soltanto di teppismo, comportando una sentenza massima di cinque anni e mezzo di reclusione.

Note:

traduzione di Antonella Serio per www.peacelink.it

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