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Le belle parole:
Live Aid 1985 e Live 8 nel 2005, Bob Geldof (Sir) è sicuramente un personaggio controverso e generoso, da decenni in prima linea nella denuncia e nella ricerca di soluzioni per l’Africa in particolare e per “il resto del mondo” in un’ottica più ampia. Impegnato nell’andare oltre le “mance” che tronfi e bonari elargiamo ai reietti “poverini… sono così dolci…”, per entrare, più umili e consapevoli, in una logica di sviluppo comune, non solo sviluppo delle loro esistenze ma anche delle nostre menti.
Bene, è chiaro che fino a quando queste cose ce le raccontiamo fra di noi, “ci” troviamo tutti sempre molto d’accordo; siamo già sensibili, sensibilizzati, sensibilisti, già ci ergiamo a difesa, a denuncia e ci applaudiamo gli uni con gli altri. Singolare ed emozionante è stato invece, ascoltare dal vivo Bob Geldof parlare “a braccio” per più di un’ora, in un’immensa e avveniristica sala conferenze, davanti a 500 rappresentanti di tutte le principali banche europee, le più influenti, le più… aggettivo che vi viene in mente.
Geldof, dopo aver tratteggiato la situazione mondiale e africana, dal Congo, alla Somalia, al Kenya al Darfur, non ha accusato i banchieri presenti di aridità, egoismo, avidità o avarizia, ha solo detto che sono ciechi. Ciechi come i ciechi di Saramago: perché, per chi fa circolare il denaro pulito (e sporco), smetterla con le collusioni, le complicità e finanziare programmi di sviluppo in Africa, in grado di generare realmente benessere dal basso, non è carità (pelosa), non è destinazione del surplus, non è elargizione periodica, non è avere il cuore grande… aiutare concretamente l’Africa a risollevarsi è business. Business. Finalmente un business che ha obiettivi a media e lunga distanza, un business che ha il sapore dell’evoluzione. Un business soprattutto per le banche, perse fra finanziamenti a rischio di un mercato maturo e affari non trasparenti per avere qualche utile in più.
“O avete capito questo o perderete il treno del futuro, sarà qualcun altro a salirvi”. Non chiedere ma proporre è sicuramente un modo più attivo ed efficace di coinvolgere anche chi, come le banche, sta apparentemente dall’altra parte della barricata, forse per scelta, ma più spesso per ignoranza e consuetudine. Mi viene da pensare, da corsaro, che anche il più tetro banchiere, una volta assicurato il proprio profitto, preferirebbe finanziare sviluppo e non armi, futuro e non morte. Ora lo sanno, Bob Geldof lo ha detto chiaramente a tutti, attendiamo reazioni, ottimisti come un vento di primavera.
Le brutte parole:
abbiamo saputo che alcuni fra i radi ma non rari lettori di queste Parole Corsare si sono lamentati per l’uso sporadico di Parolacce Corsare, ci scusiamo profondamente per l’impudicizia dimostrata ma, non contenti, al di là delle parole segnalate, vorremmo elencare a seguire le parole e le espressioni che consideriamo veramente oscene. Si tratta di elementi del turpiloquio sociale e politico che non vorremmo mai più ascoltare, leggere, scrivere nei contesti osceni in cui vengono tristemente usati; alcune parole contengono in sé questa mancanza di rispetto, questa offesa all’umanità. Altri vocaboli lo hanno assunto, loro malgrado, per fatti e momenti che hanno vissuto nel passato, nel presente, nel futuro: CiudadJuarez, prostituzioneinfantile, piazzadellaloggia, 11/9/01, esecuzioniextragiudiziali, Afghanistan, Iraq, Repubblica Democratica del Congo, stupro-utilizzato-sistematicamente-come-arma-di-guerra, materiale-pedo-pornografico, Darfur, Ustica, Vallettopoli, Silenzio, Scampia-Secondigliano, Restore Hope, Iraq, terrorismo, malaria, fame, rifugiato, campi-profughi, gommoni, Guantanamo, Esercito-di-Resistenza-del-Signore, bambini soldato, Cecenia, aprile92, Ramallah, violenzadomestica, discriminazione, isolamento, burka, 25-novembre-1960… vorremmo che Ustica fosse rimasta una bella isola del Mediterraneo e che l’Esercito di Resistenza del Signore si fosse limitato a innalzare inni in un tempio, ma così non è, la storia e la cronaca non hanno pudore, né vergogna, scusateci…
Note:

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