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Il come e il quando

Un pezzo che tratta d'informazione e tocca politica, potere, proteste sociali (come a Pianura); termina col guardare a un altro mondo grazie a un'esortazione risorgimentale.
22 febbraio 2008 - Leopoldo Bruno

Paolo Murialdi, nella prefazione del suo ‘Storia del giornalismo italiano’, ha constatato: ‘L’informazione è il motore della globalizzazione’.
Un motore che, fra gli addetti ai lavori, presenta il problema della sua revisione poiché i mass media mainstream cominciano ad avere pian piano minor presa, soprattutto fra gli utenti abituali di internet e i giovani. Per entrare nell’agenda del Paese, però, ancora oggi le cose devono uscire dalla tv. Ciò che non è inserito in scaletta, è ciò su cui poi non siamo competenti.

E ancora oggi il massimo della tv – come flusso emozionale - è una partita di pallone, la competizione sportiva; viene seguita dal nord al sud e non si sa come va a finire. Gli scioperi prolungati, le proteste sociali non sporadiche vengono invece tramutate in gogna; la televisione e la radio fabbricano streghe nuove e le mettono all’indice. Camionisti, no Tav, macchinisti, no Dal Molin, d’un tratto si presentano come problema di ordine pubblico.

Anche per quanto riguarda i fatti di questi primi giorni dell’anno, relativi alle manifestazioni popolari contro le responsabilità istituzionali della gestione dei rifiuti in Campania, i mass media si occupano del sociale massacrandolo. Quando proclamano che ci sono ‘eversori e agitatori di professione’ presentano come dati dei capi di imputazione come l’eversione dell’ordine democratico: in pratica, diventano informazione di parte, più opinione pubblica più magistratura.

Ormai si sa che la raccolta differenziata non risolve il problema; è solo uno dei molteplici modi di affrontarlo; lo si tira fuori come soluzione affinché la gente si senta anch’essa un po’ in colpa e si indebolisca così la relazione sociale. Poi ci sono i camorristi, i delinquenti. Il 6/1/08, uno speaker del Gr1 Rai ha riferito le seguenti testuali parole: ‘è opinione unanime che ci siano camorristi e delinquenti’. Questo sociologo dell’Epifania ha creato bell’e fatta l’iperrealtà – come direbbe Jean Baudrillard – cioè una realtà virtuale che prende il posto di quella effettiva e della quale in sua vece si dibatte. Lo speaker dal suo studio di Roma sapeva già tutto; ma noi ascoltatori – per parte nostra - sapremo mai quella ’opinione unanime’ alla quale faceva riferimento a chi fosse in concreto da attribuire? E quand’anche una persona viene condannata per camorra, una volta scontata la pena non riprende a pieno titolo a essere un libero cittadino della Repubblica con tutto il diritto di protestare? Quel giornalista dell’età postmoderna chissà se conosce lo studioso francese.

Anche Pianura dimostra che le manifestazioni sporadiche – cioè quelle poi tutti a casa – lasciano il tempo che trovano. Gli scioperi quando cominciano a incidere per davvero diventano poco alla volta un problema di ordine pubblico (ved. autotreni); le proteste delle popolazioni sono di certo manipolate da infiltrati estremisti. Il passo successivo del giornalismo sono le teorie lombrosiane, l’antropologia criminale della fine del 1800. Si dà spazio alla gente comune al massimo per farla urlare ma non per poter spiegare; quello rimane appannaggio di altri. Bisognerebbe esprimere la propria conoscenza della realtà anziché pezzi di irregolarità; moltiplicare punti di vista.

Pierferdinando Casini ha fatto anch’egli notizia sollecitando: ’che Amato se ne occupi; è un problema di ordine pubblico’. E Prodi, tornando al lavoro dalle festività, la prima persona che incontra è proprio il Ministro degli interni; non è in possesso di altri strumenti che della repressione. Questa è la politica sociale del governo di centrosinistra. Così subito dopo c’è il ‘super vertice’ fra: Prodi, Ministro degli interni, dell’ambiente e della difesa. La soluzione? Un poliziotto ‘conosciuto’ per la sua carriera – Gianni De Gennaro – che riceve il plauso bipartisan degli uomini politici; il contributo che potrà dare sarà quello di dar man forte, letteralmente. Ai suoi meriti contro la mafia - attribuitigli dalla casta politica – nessuno fa seguire i riferimenti ad altro; nulla giustifica e compensa i danni da Lui arrecati alla società civile (ved. Napoli e poi Genova). Si ha notizia che la prima ‘soluzione’ approntata da De Gennaro sono le squadre di intervento rapido contro la violenza; resta nell’ambito di se stesso.
Nel frattempo, il Ministro per la salute e quello per le politiche sociali sono stati avvistati sotto Palazzo Chigi; giù al bar dell’angolo, a giocarsi ancora una mano di burraco.

E la verifica di maggioranza, della quale tanto parlava la per così dire sinistra radicale? Fino a un mese fa si diceva che sarebbe stata ad ampio raggio su tutta l’attività del Governo: una verifica politica e sociale. Oggi, a metà gennaio si è tramutata in un vertice sull’economia e in particolare su salari e produttività; alla fine (se e quando ci saranno) arrivano altri soldi…per le aziende.

E dire che c’è stato un momento in cui la televisione pubblica in Italia non era come quella festa dell’intrattenimento che è. Ogni sera c’erano e/o: Michele Santoro (con la sua squadra), Gianni Riotta, Gad Lerner, Giuliano Ferrara, Enrico Deaglio, Oliviero Beha, ecc.; alcuni non si erano ancora imbolsiti; piazzavano sulla croce i leader politici in merito alle questioni scottanti, del giorno, e davano altresì in diretta la parola al pubblico costituito da quella società civile competente che proveniva in genere da gruppi e associazioni, anch’essa in grado di entrare nel merito delle questioni. Riccardo Iacona ha rilevato che in Italia oggi non c’è spazio nel palinsesto, e mancano soldi e volontà politica per fare del giornalismo narrativo complesso; quell’inchiesta che è in grado di costruire un mondo di conoscenze che prima di esser raccontate non esiste, e al quale poi la politica è tenuta a far riferimento perché domina la realtà.

Sempre a metà degli anni ’90, la società civile ebbe la capacità e le forze di tirar su un referendum riguardante sia il conflitto d’interessi che la concentrazione delle licenze tv nelle mani di una sola persona. D’Alema non credeva si riuscisse ad arrivare al voto. A quel punto, perseverando, per la prima volta il Pds a Bologna non fece arrivare nessun materiale nelle buchette postali; dalle sezioni fecero sapere che volantini ecc. andavano ritirati presso di loro... Pochi giorni prima del voto, ci pensò lo stesso D’Alema a metterci una pietra sopra depotenziandolo con l’annuncio che: ‘per quei temi ci penseremo poi noi in Parlamento, in ogni caso’. Arci e gruppi di volontariato avevano lavorato per nulla; persone come il sottoscritto dedicato pomeriggi davanti ai supermercati a prender firme e mattine in tribunale a farle convalidare per l’anima del piffero. Il quorum per poco non fu raggiunto. Ormai anche lo strumento stesso dei referendum c’è solo sulla carta; non fa più legge.

Papa Ratzinger ha enunciato i mali della globalizzazione; ma perché se ne ricorda alla Befana e non a Natale o in occasione di un messaggio a fine d’anno quando farebbe ben più notizia? Vedremo cosa dirà in futuro il Papa. Al momento, un istante dopo, i media hanno ripreso a parlare di eutanasia e aborto anziché di globalizzazione.

C’è chi ragiona sulla nostra storia. Giulio Giorello - citato da Diego Marconi - scrive: ‘Dal confronto (e dallo scontro) ognuno ha da guadagnare; viceversa, far tacere anche uno solo è un danno, prima che per lui, per il resto della comunità’. Nel suo libro ‘Per la verità’, va quindi avanti il ragionamento di Marconi: ‘Ora, la storia sembra aver dimostrato ad usura la seconda parte della tesi di Giorello: la repressione delle opinioni dissenzienti e delle forme di vita minoritarie, oltre ad essere un atto in sé violento e perciò condannabile almeno in prima istanza, conduce – si direbbe inevitabilmente – alla riduzione delle possibilità di divergenza anche nell’ambito delle opinioni e delle forme di vita maggioritarie, e quindi alla dittatura di pochi o di uno solo’.

Ma torniamo a noi! Intervista a Gianfranco Fini in poltrona; parole ben scandite, calma; domande preparate in anticipo; e risposte che sembrano tali. Versus intervista a Gino Strada in giro - sul campo; domande a tambur battente e risposte che si sentono poco e male, con rumori di sottofondo che disturbano.
Ancora. Orari di Tg e Gr; una cosa è mandare un servizio alle 12 e un’altra alle 13; mandarlo alle 18 o ben altro alle 20. Quali servizi giornalistici vengono ripetuti più volte nelle fine settimana?

Al grande pubblico non si fanno arrivare e anche non si fanno arrivare bene – tecnicamente - le notizie che danno problemi al potere: questo è uno scopo primario dell’informazione dell’Impero.

L’enfasi giornalistica – prima, durante e/o dopo - serve a screditare oppure a sottolineare l’importanza della notizia, la veridicità, la sua condivisione. Il tono può arrivare a valere come smentita inequivocabile.

Il modo di vedere la vita per conto di Silvio Berlusconi, che da 30 anni esprime la tv, ha – grazie all’incarnazione in Fedele Confalonieri - ‘il controllo degli strumenti’. Quest’ultimo, quale longevo prestanome-sovrano d’Italia, con le ‘sue’ tre reti ci ha fatti crescere più che un nostro rispettivo genitore.

Più della metà della tv parla di se stessa e l’altra metà non fa parlare gli altri.
La par condicio è da scandalo! Era nata come disposizione da seguire in campagna elettorale e adesso dura perenne tutti i giorni e per tutto ciò che si discute; è l’unica interpretazione della realtà; nel momento più alto, organizza l’informazione ed è diventata l’unico criterio per valutarla. L’indice d’ascolto, l’interesse dell’ascoltatore non esiste più. Così si dà l’idea che non ci sia null’altro. La complessità rimane fuori; in modo sostanziale l’informazione risulta meno democratica, non pluralistica; ghetti di giornalismo veloce. Al referendum sulle tv, il danno è arrivato con il boicottaggio politico del voto e la beffa è giunta dopo con la Gasparri.
Poi ci pensa il connubio mediatico-politico. Se c’è una notizia scomoda d’apertura, come i soldati italiani che vanno a fare una guerra di pace (invio di truppe in Libano) oppure uno scandalo che colpisce politici che contano (intercettazioni telefoniche di D’Alema, Fassino e altri di Forza Italia) ecco allora che viene fuori un qualcosa. Al notiziario successivo c’è l’evento. Rispettivamente: il Ministro dell’economia che annuncia la riduzione del fabbisogno della finanziaria da 38.000 a 35.000 euro (estate 2006 – Tommaso Padoa Schioppa si reca a tale scopo a Telese alla Festa dell’Udeur) oppure il Ministro degli interni che in persona dà notizia dell’arresto di quattro terroristi islamici a Perugia che avrebbero potuto maneggiare liquidi pericolosi (estate 2007). Così quella scomoda scivola all’interno e cambia la gerarchia delle notizie.

I giovani che lavorano nell’informazione, da parte loro, vivono intimiditi e sotto il ricatto contrattuale della precarietà; finiscono inseriti in un sistema che, se va bene, bignamizza la cultura. Gli speaker smaliziati invece riportano le notizie scomode abbassando il tono di voce al momento giusto oppure facendole scorrere, passare più velocemente.
I media sviluppano l’obiettivo di dividere le gente e prosciugare le proteste, alleate con economia e politica; altro che informazione cane da guardia del potere: è cane da guardia che azzanna la società!

Napolitano a volte sembra parlare solo per fare retorica; in effetti, quando invita per l’ennesima volta gli uomini politici a fare le riforme, a mettersi d’accordo, fa due cose precise: definisce in primo luogo il campo di gioco e rimette la palla al centro. Come se nella politica e in generale nella società italiana ci fossero solo due squadre, sempre le stesse da far giocare. Il resto se dà fastidio va abbattuto, tolto di mezzo in un modo o nell’altro, altrimenti, se innocuo, si fa finta che non esiste.
La cosa che maggiormente va notata è l’enfasi. Se ascoltiamo l’informazione del regime fascista, ce ne rendiamo subito conto; oggi, ovviamente si fa fatica a valutare l’enfasi che c’è nella nostra informazione ma se ci soffermassimo su come viene presentato un servizio o anche su come si va via dalla notizia appena data, ci accorgeremmo subito del ruolo del giornalista, se cioè vuol far risaltare la notizia oppure no; la dà per notizia vera oppure da verificare, un fatto buono o cattivo.
Consoliamoci; raccontano i media che a Roma – inaugurata alla presenza dalle massime cariche dello Stato – fino a febbraio c’è una mostra fotografica sulla vita di Gianni Agnelli: ad ingresso gratuito…

Molti studiosi concordano sul fatto che i media - più che sul breve periodo e che a far cambiare opinioni - servono a definire il frame, il campo di gioco, la cornice entro la quale ognuno svilupperà i propri ragionamenti (come per la gabbia destra/sinistra); rafforzano la comune idea che al di fuori c’è l’anormale, il fuorilegge oppure, meglio ancora, non esiste nulla.
L’effetto sul lungo termine è formare dei modi di vivere, di consumare e pensare, degli stili di vita.

Giuseppe Mazzini, nel sottotitolo della sua rivista ‘La giovane Italia’, fece inserire questa frase del Foscolo: ‘Scrivete. Perseguitate con la verità i vostri persecutori’. Son parole d’oggi oltre che del Risorgimento. L’incompetenza dilaga; s’impadronisce degli apparati di stato e alla fine gli Imperi crollano. Per intanto, galleggiamo in un fondamentalismo occidentale assolutamente vero

Note:

Nota: alcune delle argomentazioni qui trascritte, relative al tema dell’informazione, sono state esposte da Riccardo Iacona durante un seminario-incontro tenuto a Bologna il 11/12/07.

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