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    Festa della Triunità 2011 (A)

    La parola “Triunità” non è un errore di trascrizione, ma sottolinea la doppia connotazione del Dio in cui crediamo: Trino, ma anche Uno.
    17 giugno 2011 - don Giovanni Mazzillo
    Fonte: don Giovanni Mazzillo - 17 giugno 2011

    La parola “Triunità” non è un errore di trascrizione, ma sottolinea la doppia connotazione del Dio in cui crediamo: Trino, ma anche Uno. Si potrebbe dire: così profondamente unito nella sua più intima natura, da essere Uno e, nellostesso tempo, così sostanzialmente amorevole , da essere nella sua natura una realtà di Amore e pertanto compresenza  di tre Persone che sono Una Realtà Sola. Già nella sua manifestazione al tempo dell’Esodo (prima lettura) ci viene detto «il Signore [è] Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà». In questo caso il misterioso nome di «Colui che è» si chiarisce come la realtà di Colui che è innanzi tutto “misericordioso” con l’utilizzo di untermine (rahûn) che sembra aver origine dal grembo materno. L’amore di Dio appassionato e sorgivo è ancheindicato come “benevolo”, risalendo a termini biblici teologicamente determinanti, che significano gratuità e Grazia(hnn, hesed). La manifestazione dell’amore verso gli altri si rivela come realtà d’amore che Dio ha in se stesso, anzi è in se stesso. È una realtà compiutamente manifestata sul volto, nelle parole e nel dono tale di Gesù, ma che è rimbalzata in maniera chiara, almeno come esigenza fondamentale, nella vita dei primi cristiani (seconda lettura).
    Purtroppo dobbiamo ammettere che non si riflette alla stessa maniera nella vita di noi cristiani di oggi e pertanto è doveroso un esame di coscienza sincero, per poter essere immagine e trasparenza quel Dio che ci rende suoi figli e pertanto ci chiama ad esprimere l’immagine della sua realtà.

    Preghiera

    Amore unico in triplice fiamma,

    roveto ardente che mai si consuma,

    Amore sempre fedele e ogni volta pietoso,

    dono continuo il cui donarsi

    non fa che accrescere la luce,

    verso di te noi guardiamo per quanto

    i nostri occhi umani possano sostenerne lo sforzo…

    Sprofondando in quei cerchi ritroviamo

    le nostre spine e quelle che fanno sanguinare

    la carne viva dei tuoi figli, ovunque essi siano,

    e da lì più che mai avvertiamo la voce,

    che tre volte ci chiama ad andare là dove

    l’umana dignità è ferita e l’essere umano

    è stato ridotto a servo degli altri

    o a meccanismo d’un ingranaggio.

    Mandi anche me, vero? Ed io non dirò di no,

    posso solo dirti che sembra immane la fatica

    eppure tu mi mandi: dammi allora la forza di andare,

    senza mai tirarmi indietro! Amen! ( GM/19/06/11)  

     

    Le Letture

     

    Libro dell’Esodo    (34,4-6.8-9)
    In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli

     aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano. Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà». Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità». 

     

    2^ Lettera ai Corinzi  (13,11-13)
    Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda,
    abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano. La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

    Vangelo di Giovanni  (3,16-18)
    In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da
      

    dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

     

     

     
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