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L'afflizione degli altri è contro il volere di Dio

Non pronunciare il nome del SIGNORE, Dio tuo, invano

Non esiste alcuna "teologia" che possa giustificare l'assassinio del fratello. Pronunciamo ancora oggi il Suo nome invano, quando separiamo le persone, quando perseguitiamo le minoranze, quando neghiamo i diritti ai deboli
6 aprile 2019
Gianfranco Mammone

"Non pronunciare il nome del SIGNORE, Dio tuo, invano; perché il SIGNORE non riterrà innocente chi pronuncia il suo nome invano" (Esodo 20,7). Secondo gli "insegnamenti" ricevuti da piccoli al catechismo, è il secondo "comandamento" del "decalogo", delle "dieci parole". Ci è stato spiegato che il suo significato è sostanzialmente "non bestemmiare". Una soluzione semplicistica che, agli occhi di oggi, potrebbe essere ritenuta solo un consiglio di buona educazione ma che, al pari di altre "catechesi", da bambini ci terrorizzava. Infatti, esistono forme molto più gravi della "bestemmia", per come viene genericamente intesa, che "violano" il nome di Dio.

Pronunciamo il nome di Dio invano ogni volta che lo trasformiamo in un idolo compiacente ai nostri desideri, alla nostra volontà, ai nostri disegni di dominio, tutte le volte in cui, appropriandocene, diciamo "Dio è con noi", come la frase scritta sulle fibbie dei cinturoni dell'esercito tedesco della prima e seconda guerra mondiale. La Scrittura, proprio per non pronunciare il nome dell'Altissimo, lo designava con il tetragramma YHWH, ma gli autori e i redattori della stessa Scrittura ne violarono a loro volta il nome quando attribuirono a Dio i loro stermini (Giosuè 11,12-15), contravvenendo anche alla Parola "Non uccidere" (Esodo 20,13).

Come cristiani abbiamo violato il Suo nome tutte le volte che in suo nome, ma con la nostra violenza, abbiamo ucciso, abbiamo combattutto guerre di religione, abbiamo, in pratica, fatto scomparire popoli millenari con eccidi che davvero gridano giustizia al cospetto del Signore. "Non uccidere"

Non esiste alcuna "teologia" che possa giustificare l'assassinio del fratello. Pronunciamo ancora oggi il Suo nome invano, quando separiamo le persone, quando perseguitiamo le minoranze, quando neghiamo i diritti ai deboli (al povero, allo straniero, alla vedova, all'orfano secondo il linguaggio biblico), "confondendo" la nostra volonta con quella del Signore. Questo è il vero peccato, spezzare le relazioni, tirare sempre Dio dalla nostra parte. Dio però non si fa "tirare" dalla giacchetta, perchè Dio è il Tutto e nessuno può ritenerlo proprio, perchè Dio è Libertà e nessuno può incatenarlo al proprio volere, soprattutto quando è una bramosia di potere, di dominio, di afflizione degli altri, perchè Dio è Armonia dell'universo e fra tutti le donne e gli uomini, perchè Dio è l'Arcobaleno e non un solo colore.

 

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