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GAIA promuove una raccolta fondi per la WEBTV di PeaceLink

GAIA- Rivista dell'Ecoistituto del Veneto "Alex Langer"

GAIA, Rivista dell'Ecoistituto del Veneto "Alex Langer", pubblica le Recensioni di PeaceLink "Armi, un affare di Stato" e "Un EcoMUOStro a Niscemi"
8 aprile 2013 - Laura Tussi

GAIA- Rivista dell'Ecoistituto del Veneto Alex Langer

Nel 2013 vorremmo avviare, con i fondi raccolti, una Web-tv. Sarebbe bello fare una TV su Internet senza pubblicità per fare parlare i gruppi ecopacifisti, i movimenti locali, mostrandone le attività in corso, per denunciare quello che non va. Aiutaci a realizzare questo progetto! Fai una donazione sul c/c postale 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009,74100 Taranto.Oppure dona sul conto corrente bancario c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink (IBAN: IT 65 A 05018 04000 000011154580)

Alessandro Marescotti, Presidente di PeaceLink.

 

 

ARMI, UN AFFARE DI STATO.

SOLDI, INTERESSI, SCENARI DI UN BUSINESS MILIARDARIO.

Libro di Duccio Facchini, Michele Sasso, Francesco Vignarca

Recensione di Laura Tussi

Editore Chiarelettere, Milano 2012

 

“Fecero il deserto e lo chiamarono pace” Tacito

 

Le armi sono da sempre protagoniste della storia mondiale e attualmente della cronaca internazionale. Dalle rivolte nei Paesi del Nord Africa agli assalti dei pirati della Somalia, dal conflitto ancora in corso in Afghanistan all'esplodere della violenza tra bande criminali che ha insanguinato il Messico, dagli scontri fra tribù e fazioni nello Yemen alla feroce contrapposizione e repressione tra regime e rivoltosi in Siria, a discapito della popolazione inerme, dove i poteri assassini irridono gli assassinati. Al centro della scena permangono sempre le armi. Nei discorsi ufficiali e nelle parole di circostanza dei rappresentanti di governo, la pace è evocata come bene supremo da preservare, ma i fatti storici continuano a dimostrare che lo strumento per costruire la pace continua ad essere bellico e militare, dove il sistema impone la corsa agli armamenti come nel caso di Grecia e Libia, con l'uso spregiudicato della psicosi dell'accerchiamento, ossia l'opportuna costruzione del pericolo, più mitico che reale, di un vicino forte e bene armato che garantisca un enorme beneficio all'industria militare, perché diffonde il timore di un conflitto potenziale: questo il grande affare delle armi, dove le spese militari dei governi sono giustificate dalla creazione del nemico e del casus belli. Nei dibattiti e nei confronti con le posizioni cosiddette “pacifiste”, molti governanti si dichiarano contrari alle armi e alla violenza, ma i fatti dimostrano che lo strumento bellico e militare è il più utilizzato per cercare soluzioni alle complicate situazioni di conflitto internazionale. Il business legale delle armi rappresenta un affare di Stato che non avverte crisi: è una macchina capace di divorare a livello mondiale migliaia di miliardi di dollari ogni anno. La costruzione di un nemico esterno da agguantare e distruggere si ripete, anche per distogliere l'attenzione da altri problemi più importanti e reali. Le moderne democrazie non hanno certo perso il vizio della psicosi dell'accerchiamento, del nemico e del casus belli. Nell'era della comunicazione di massa e dell'informazione istantanea, il vizio dell'invenzione del nemico è diventato ancora più sistematico e raffinato: “giocare alla guerra” è il sistema migliore per dissimulare e affrontare questioni scomode, oltre che a rimettere in moto la grande macchina della distruzione e l'enorme sistema di interessi economici soggiacenti alla ricostruzione. Gli Stati Uniti in testa nel finanziare il settore della difesa e poi le nuove potenze militari, dove le armi vivono una crisi molto apparente più che reale, considerando i tagli incompiuti agli armamenti dell'Italia, affare colossale per un pugno di aziende tra cui Finmeccanica, il colosso italiano, una delle più grandi produttrici di armi, un settore troppo ingente e poderoso per fallire, nell'intreccio tra potere, profitto e politica, dove lo stato è sempre cliente ed azionista e la forza politica è sempre al servizio del mercato, tramite la spinta irresistibile del capitale, perché in realtà si ripudia la guerra solo a parole e non nei fatti, basti pensare ai tanto famigerati F-35, i cosiddetti caccia dello spreco, aerei per gli alleati degli Stati Uniti, nelle mani di Washington. La produzione di F-35 è giustificata dal becero inganno iperliberista e dal famigerato ricatto capitalista delle ricadute occupazionali, mentre si aprono sempre nuovi scenari di guerra, perché raccontare le armi significa narrare i conflitti, in epopee di sillogismi di sangue e di mercato, mentre l'Africa brucia, dopo la primavera araba: la Liberia insanguinata di Charles Taylor, il dramma del Darfur, i postumi della guerra in Libia. La guerra presenta sempre lo scotto di gravissimi costi umani ed economici, dove i diritti degli uomini e delle donne vengono violati, calpestati, l'infanzia negata, i civili sotto tiro, sempre, mentre la disoccupazione dilaga, nell'abdicazione dei governi e degli Stati come garanti della sovranità popolare.

 

Un Eco MUOStro a Niscemi.

L’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo

Libro di Antonio Mazzeo

Recensione di Laura Tussi

Pubblicazione a cura dell’Associazione Culturale “Sicilia Punto L.”, Ragusa 2012

 

Il MUOS è un sistema di onde elettromagnetiche per oscurare e boicottare gli apparati elettronici delle postazioni avversarie. Il  MUOS (Mobile User Objective System)  è un sistema adottato  dalle forze armate degli Stati Uniti d'America, perché possano affermare la propria superiorità universale, tramite una rete di mega-antenne e satelliti per telecomunicazioni ad alta velocità, affinché sull'infinito domini l'oscurità della violenza, della guerra, della morte. Il MUOS è un sistema atto a propagare, dilatare, moltiplicare gli ordini di attacco militare di tipo convenzionale, chimico, batteriologico e nucleare, per bombardamenti sempre più virtuali, computerizzati, disumanizzati e disumanizzanti perché la coscienza degli assassini non possa mai incrociare gli occhi di chi soffre e la disperazione delle vittime innocenti. Il MUOS incarna le molteplici contraddizioni della globalizzazione neoliberista e capitalista, in quanto uccide in nome della pace e dell'Ordine sovranazionale, devastando il clima, l'ambiente e il territorio. L’ Eco MUOStro  sarà situato a Niscemi, nei pressi di Caltanissetta, in Sicilia, nel cuore di un'importante riserva naturale, dove fervono i preparativi per l'installazione di tre grandi antenne paraboliche con onde elettromagnetiche che penetrano la ionosfera e i tessuti di ogni essere vivente che “oserà” affrontare questo inesorabile Eco MUOStro: il nuovo supersegreto centro di telecomunicazioni della marina militare degli Usa. La gente del posto si indigna per essere stata ignorata, tradita, svenduta ed è scesa in piazza a protestare e a manifestare il proprio dissenso, costringendo sindaci, consigli comunali e provinciali a votare delibere contro il MUOS. Sono state presentate numerose interrogazioni parlamentari; sono stati sottoscritti moltissimi appelli e firmate innumerevoli petizioni per revocare le autorizzazioni ai lavori, insieme a dibattiti, convegni, marce, digiuni e altre forme di contestazione nonviolenta e pacifica: ma è stato tutto inutile. I governi nazionali che si sono succeduti e l'attuale governo dei banchieri dell'alta finanza sono sempre favorevoli alla costruzione del MUOS. Il libro di Antonio Mazzeo vuole denunciare, attraverso le tante voci della gente di Niscemi, la prepotenza ottusa e la protervia ostinata dei vertici del potere, favorevoli all’ Eco MUOStro, un sistema- business per i mercanti di morte, che comporta soprattutto la proliferazione della grande industria bellica, ma anche un intenso inquinamento elettromagnetico, proveniente dai trasmettitori del sistema, con devastanti microonde ad altissimo impatto ambientale. L'industria della morte si impone ancora, famelica, insaziabile, inesorabile…

Note:

http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/ambiente/notizie_1365512224.htm

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