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"Come si possono manipolare oggi i pacifisti"

Puntata 3 di "Progressisti in divisa". Come sono stati arruolati RaiNews24 e Tavola della Pace

Una volta recisamente contrari ad ogni guerra, Tavola della Pace e RaiNews24 hanno poi cambiato tono. Perché?
27 luglio 2013 - Patrick Boylan

Flavio Lotti, Tavola della Pace, ospite di "Il Caffè" di Corradino Mineo, RaiNews24, 4/2/2011 (Nella foto: Flavio Lotti, Tavola della Pace, ospite di Corradino Mineo, RaiNews24, 4/2/2011)

 

Questa puntata di "Progressisti in Divisa" racconta l'involuzione di due organismi italiani, l'ong Tavola della Pace e il canale RaiNews24. Una volta schierati recisamente contro ogni guerra, con il passare del tempo, e a gradi diversi, entrambi hanno cominciato ad accettare o addirittura a giustificare il coinvolgimento italiano nei conflitti militari del nostro tempo -- in Libia, in Siria (per procura), da undici anni in Afghanistan -- come viene dimostrato dalla documentazione fornita nella puntata.

Questo abbandono degli ideali una volta professati con convinzione, sarebbe forse da ritenersi inevitabile? Cioè, dobbiamo forse considerare ineluttabile che qualsiasi organismo -- come qualsiasi essere umano -- perda col tempo il proprio slancio idealistico e, pian piano, scivoli nel "realismo" terra terra, a volte anche nella complicità?

Niente affatto -- e lo dimostrano i molti progressisti ultra sessantenni che sono ancora oggi in breccia per le cause che da anni sostengono: i vari Rodotà, Zagrabelski, Cremaschi, Ciotti, Strada, Zanotelli, Camilleri, Fo, ecc. Qualcuno di loro è stato emarginato per via delle convinzioni manifestate ma ciò nonostante continua a lottare con il vigore di prima. Altri invece sono riusciti ad evitare l'emarginazione e addirittura ad imporsi nel proprio settore, senza però tradire i propri principi di origine.

Anche intere associazioni come ANPI, Emergency, Libera, insieme a canali radio-tv come Rai Storia e diverse emittenti locali (ad esempio, Radio Città Aperta a Roma), dimostrano di saper restare fedeli, attraverso gli anni, ai loro valori fondanti ispirati alla Costituzione e in particolare all'articolo 11: "L'Italia ripudia la guerra."

Quindi il declino dei due organismi descritti in questa puntata -- e di molti altri simili -- non è affatto l'"inevitabile" ed "ineluttabile" effetto dell'usura del tempo. Si può resistere, eccome! Quale ne sono le cause, allora?

Questa puntata individua le cause principali nel danaro e nell'intreccio di condizionamenti che esso produce su chi occupa una posizione strategica nella produzione di consensi di massa in Italia.

Secondo la Banca d'Italia, infatti, il 10% della popolazione italiana -- in pratica, le famiglie che "contano" -- possiede la metà di tutte le ricchezze dell'intero paese. Ci sono poi fondati motivi, indicati nella prima puntata di "Progressisti in Divisa", per pensare che in realtà si tratta dell'1% della popolazione soltanto, proprio come negli Stati Uniti e in altri paesi OCSE.

Quindi una piccola minoranza manovra una massa di danaro enorme ed è dunque in grado di condizionare fortemente le scelte del governo -- ivi compresa la scelta di partecipare o meno ad una guerra all'estero -- nonché le nomine istituzionali, i contenuti dei giornali e dei programmi tv, i partiti politici, i finanziamenti da concedere alle associazioni, persino le carriere dei singoli (e gli eventuali allontanamenti). Sia ben chiaro: non si tratta di un "complotto" in atto. I componenti di quel 10% (o l'1%) agiscono ognuno per conto proprio, spontaneamente. Ciò nonostante, agiscono tutti quanti con gli stessi interessi di classe e quindi viene fuori dalle loro scelte molteplici, per quanto non concertate, una finalità unitaria ben precisa.

Quella finalità consiste nella graduale depoliticizzazione della società civile italiana per portare la popolazione, poco a poco, a rassegnarsi davanti agli avvenimenti -- anche gravi -- sui quali sente, tuttavia, di non aver più nessun controllo: crisi economiche, disastri ambientali, fascismo strisciante e guerre.

Niente affatto dovuto all'"inevitabile" usura del tempo, dunque, il venir meno di un'opposizione militante o comunque recisa alle guerre in corso, da parte di Tavola della Pace e di RaiNews24, è stata piuttosto una involuzione voluta ed imposta dai poteri forti. Una involuzione iscritta nel quadro più ampio della campagna ideologica che i poteri forti svolgono accanitamente contro la Sinistra pacifista sin dagli anni '80, come reazione (indispettita) alle vittoriose contestazioni popolari di allora contro la guerra nel Vietnam, allo scopo di inculcare la rassegnazione e la paralisi davanti alle future guerre di conquista.

Ecco perché la presente puntata non cerca di stabilire liste di buoni e cattivi -- e non va assolutamente letto in tal senso. Le tremende pressioni ed i subdoli condizionamenti ai quali sono stati sicuramente sottoposti Tavola della Pace e RaiNews24 risultano, con ogni probabilità, assai più schiaccianti di quelli subiti negli anni da, ad esempio, l'ANPI o Rai Storia. Questo perché, miopi, i poteri forti cercano prioritariamente a condizionare gli organismi che si occupano dell'attualità (per ottenere consensi subito utilizzabili), anziché gli organismi che si occupano della storia e della preservazione del senso comune storico (meno spendibile nell'immediato).

Quindi niente giudizi di valore o condanne moralistiche -- tanto più che Peacelink continua a far parte di Tavola della Pace e a guardare RaiNews24, sperando in un ritorno alle origini: http://bit.ly/link-53b , http://www.peacelink.it/mosaico/a/16632.html .

Piuttosto, la presente puntata consente di osservare, spassionatamente, come due organismi, una volta schierati contro ogni guerra, sono stati espropriati e reindirizzati per condizionare, a loro volta, il vero target della guerra ideologica dei poteri forti: tutti noi.

Per la Puntata 3 dell'ebook "Progressisti in Divisa" di Patrick Boylan, che appare sulla rivista online Megachip, cliccare o digitare: http://bit.ly/pid-03 .

 

Questa puntata di "Progressisti in Divisa" racconta l'involuzione di due organismi italiani, l'ong Tavola della Pace e il canale RaiNews24. Una volta schierati recisamente contro ogni guerra, con il passare del tempo, e a gradi diversi, entrambi hanno cominciato ad accettare o addirittura a giustificare il coinvolgimento italiano nei conflitti militari del nostro tempo -- in Libia, in Siria (per procura), da undici anni in Afghanistan -- come viene dimostrato dalla documentazione fornita nella puntata.

 

Questo abbandono degli ideali una volta professati con convinzione, sarebbe forse da ritenersi inevitabile? Cioè, dobbiamo forse considerare ineluttabile che qualsiasi organismo -- come qualsiasi essere umano -- perda col tempo il proprio slancio idealistico e, pian piano, scivoli nel "realismo" terra terra, a volte anche nella complicità?

 

Niente affatto -- e lo dimostrano i molti progressisti ultra sessantenni che sono ancora oggi in breccia per le cause che da anni sostengono: i vari Rodotà, Zagrabelski, Cremaschi, Ciotti, Strada, Zanotelli, Camilleri, Fo, ecc. Qualcuno di loro è stato emarginato per via delle convinzioni manifestate ma ciò nonostante continua a lottare con il vigore di prima. Altri invece sono riusciti ad evitare l'emarginazione e addirittura ad imporsi nel proprio settore, senza però tradire i propri principi di origine.

 

Anche intere associazioni come ANPI, Emergency, Libera, insieme a canali radio-tv come Rai Storia e diverse emittenti locali (ad esempio, Radio Città Aperta a Roma), dimostrano di saper restare fedeli, attraverso gli anni, ai loro valori fondanti ispirati alla Costituzione e in particolare all'articolo 11: "L'Italia ripudia la guerra."

 

Quindi il declino dei due organismi descritti in questa puntata -- e di molti altri simili -- non è affatto l'"inevitabile" ed "ineluttabile" effetto dell'usura del tempo. Si può resistere, eccome! Quale ne sono le cause, allora?

 

Questa puntata individua le cause principali nel danaro e nell'intreccio di condizionamenti che esso produce su chi occupa una posizione strategica nella produzione di consensi di massa in Italia.

 

Secondo la Banca d'Italia, infatti, il 10% della popolazione italiana -- in pratica, le famiglie che "contano" -- possiede la metà di tutte le ricchezze dell'intero paese. Ci sono poi fondati motivi, indicati nella prima puntata di "Progressisti in Divisa", per pensare che in realtà si tratta dell'1% della popolazione soltanto, proprio come negli Stati Uniti e in altri paesi OCSE.

 

Quindi una piccola minoranza manovra una massa di danaro enorme ed è dunque in grado di condizionare fortemente le scelte del governo -- ivi compresa la scelta di partecipare o meno ad una guerra all'estero -- nonché le nomine istituzionali, i contenuti dei giornali e dei programmi tv, i partiti politici, i finanziamenti da concedere alle associazioni, persino le carriere dei singoli (e gli eventuali allontanamenti). Sia ben chiaro: non si tratta di un "complotto" in atto. I componenti di quel 10% (o l'1%) agiscono ognuno per conto proprio, spontaneamente. Ciò nonostante, agiscono tutti quanti con gli stessi interessi di classe e quindi viene fuori dalle loro scelte molteplici, per quanto non concertate, una finalità unitaria ben precisa.

 

Quella finalità consiste nella graduale depoliticizzazione della società civile italiana per portare la popolazione, poco a poco, a rassegnarsi davanti agli avvenimenti -- anche gravi -- sui quali sente, tuttavia, di non aver più nessun controllo: crisi economiche, disastri ambientali, fascismo strisciante e guerre.

 

Niente affatto dovuto all'"inevitabile" usura del tempo, dunque, il venir meno di un'opposizione militante o comunque recisa alle guerre in corso, da parte di Tavola della Pace e di RaiNews24, è stata piuttosto una involuzione voluta ed imposta dai poteri forti. Una involuzione iscritta nel quadro più ampio della campagna ideologica che i poteri forti svolgono accanitamente contro la Sinistra pacifista sin dagli anni '80, come reazione (indispettita) alle vittoriose contestazioni popolari di allora contro la guerra nel Vietnam, allo scopo di inculcare la rassegnazione e la paralisi davanti alle future guerre di conquista.

 

Ecco perché la presente puntata non cerca di stabilire liste di buoni e cattivi -- e non va assolutamente letto in tal senso. Le tremende pressioni ed i subdoli condizionamenti ai quali sono stati sicuramente sottoposti Tavola della Pace e RaiNews24 risultano, con ogni probabilità, assai più schiaccianti di quelli subiti negli anni da, ad esempio, l'ANPI o Rai Storia. Questo perché, miopi, i poteri forti cercano prioritariamente a condizionare gli organismi che si occupano dell'attualità (per ottenere consensi subito utilizzabili), anziché gli organismi che si occupano della storia e della preservazione del senso comune storico (meno spendibile nell'immediato).

 

Quindi niente giudizi di valore o condanne moralistiche -- tanto più che Peacelink continua a far parte di Tavola della Pace e a guardare RaiNews24, sperando in un ritorno alle origini: http://bit.ly/link-53b , http://www.peacelink.it/mosaico/a/16632.html .

 

Piuttosto, la presente puntata consente di osservare, spassionatamente, come due organismi, una volta schierati contro ogni guerra, sono stati espropriati e reindirizzati per condizionare, a loro volta, il vero target della guerra ideologica dei poteri forti: tutti noi.

 

Per la Puntata 3 di "Progressisti in Divisa" cliccare qui o digitare: http://bit.ly/pid-03 .

 

Per la Puntata 1, http://bit.ly/pid-01 . Per la Puntata 2, http://bit.ly/pid-02 . Per la recensione, http://www.peacelink.it/pace/a/38740.html .

 

Note:

Puntata 3 di "Progressisti in divisa", Capitolo III, iii. e iv. -- http://bit.ly/pid-03
Puntata 2: http://bit.ly/pid-02
Puntata 1: http://bit.ly/pid-01
La recensione: http://www.peacelink.it/pace/a/38740.html

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