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    Quando i bambini morti non fanno notizia

    A morire di inquinamento e di rifiuti tossici sono soprattutto i piccoli, ma pochi media italiani lo rivelano. Meno male che c'è France24.
    10 luglio 2014 - Patrick Boylan

    Manifestanti tarantini che denunciano l'alta incidenza dei tumori nei bambini per via dell'inquinamento atmosferico.


    L'emittente d'oltralpe "France24" ha mandato in onda il 3-7-2014 una esemplare denuncia, nello stile di Report, del disastro ambientale nella Terra dei Fuochi. Il Reportage francese (visibile qui) ha elogiato il governo italiano per aver voluto diagnosticare le ricadute dell'inquinamento sulla salute dei campani – prima azione concreta in decenni in quella zona – ma ha anche criticato l'iniziativa governativa in quanto, secondo la giornalista di France24, Natalia Mendoza, essa esclude dall'indagine i più giovani, proprio le fasce d'età più vulnerabili.

    “Il Ministro della Salute – conclude Mendoza – sembra non voler ammettere il legame tra inquinamento e cancro...in particolare nei bambini, come quelli di cui abbiamo visto le immagini sui cartelli esibiti dai genitori in lutto."

    Per combinazione, lo stesso giorno, l'Istituto superiore di sanità (ISS) ha fatto conoscere alla stampa un suo studio epidemiologico, lungamente ostacolato dal governo e di cui PeaceLink ha fornito, in passato, anticipazioni e spiegazioni. Ora è ufficiale: per via dell'inquinamento ambientale, c'è stato, rispetto alle medie regionali, un aumento della mortalità infantile del 13% nella Terra dei Fuochi e di ben il 21% a Taranto! I manifestanti tarantini raffigurati nelle foto qui sopra avevano dunque ragione. A morire dell'inquinamento dell'Ilva sono soprattutto i loro piccoli.

    Solo che a riconoscerlo, tra i principali giornali online, sono stati soltanto Il Fatto Quotidiano e il Manifesto. Il Sole 24 ORE ha liquidato i dati in sole 10 righe, Repubblica li ha sepolti nella rubrica “Salute”, la Stampa nella cronaca, il Corriere nella cronaca della sola edizione per il mezzogiorno, mentre, per gli altri organi di informazione, questa strage di innocenti non sembra far notizia.

    Eppure i giornali che ora tacciono, o che sono reticenti, sono proprio quelli che più versano le loro lacrime per i bambini uccisi da un regime contro il quale la NATO ha deciso di fare la guerra. Anzi, collaborano addirittura alla costruzione di notizie false di stragi inesistenti, allo scopo di commuovere l'opinione pubblica italiana e quindi di sollecitare un consenso favorevole ad un intervento militare italiano in quella guerra. (Vedi il caso della Libia nell'articolo: “Progressisti in divisa, pacifisti in guerra” del 13-6-2013.)

    Non solo, ma questa loro facile lacrima “per i piccoli massacrati da un dittatore feroce” ha, con ogni probabilità, portato all'uccisione di altri bambini ancora, perché induce i fautori di una guerra a fabbricare notizie sempre più raccapriccianti.

    Chiariamo questo concetto. E' verosimile, ad esempio, almeno secondo alcuni indagini indipendenti, che in Siria siano state le stesse milizie ribelli ad uccidere i bambini trovati a Hula con la gola tagliata e nei sobborghi di Damasco asfissiati dal gas sarin, per poter attribuire poi al regime la colpa delle stragi ed ottenere così l'intervento NATO di cui queste milizie avevano disperatamente bisogno (vedi “Sulle notizie raccapriccianti dalla Siria” dell'8-9-2013). Eppure, per quanto quest'ipotesi sia da considerare plausibile, non è mai stata indagata e nemmeno sollevata dai giornali mainstream. Tutti a condannare, in coro e senza contraddittorio, il dittatore di turno. Tutti a spianare la strada ad un intervento militare occidentale per rimuovere quel dittatore o, alternativamente nel caso della Siria, ad un aumento massiccio di aiuti militari ai ribelli filo-americani per cacciarlo e sostituirlo.  Il successo di questo stratagemma non può che incoraggiare i ribelli in futuro a fabbricare altre notizie ancora più atroci da piazzare nei media occidentali accomodanti.

    In quelle due occasioni, solo un paio di giornali (oltre, naturalmente, a PeaceLink!), hanno osato cantare fuori dal coro, raccontando le due stragi senza sensazionalismi e prendendo in considerazione anche l'ipotesi di una montatura. Non a caso si tratta dei due giornali che, in questi giorni, hanno dato rilievo alle rivelazioni dell'ISS sulla strage di bambini in Campania e in Puglia per mano di imprenditori senza scrupoli. (Sì, anche in Campania “i primi responsabili” del disastro ambientali sono gli “industriali disonesti”, afferma, nel reportage di France24, il parroco della Terra dei Fuochi, don Patriciello.)

    Troviamo dunque l'ennesima conferma che la lotta per la pace e la lotta per un ambiente sostenibile sono la stessa lotta, perché combattano lo stesso avversario: l'oligarchia economico-finanziaria che vuole estendere il suo potere:

    • verticalmente nel paese, calpestando le tutele sindacali e ambientali per meglio sfruttare i lavoratori e il territorio, e

    • orizzontalmente nel mondo, calpestando, anche militarmente, il diritto internazionale e la sovranità dei paesi, per meglio sfruttare la loro manodopera e le loro materie prime.

    Lasciamo dunque che i pennivendoli di regime piangano in coro i bambini stranieri, la cui morte serve a giustificare una guerra di conquista, mentre ignorano la morte dei bambini italiani, sacrificati per risparmiare sulla gestione di un'impresa. In fondo, questi scribacchini sanno di dover rispondere in entrambi i casi, non ai propri lettori, bensì all'oligarchia economica che finanzia il loro giornale (e le guerre e le imprese...), se vogliono conservare il loro posto in redazione.

    Ma noi, sì, possiamo fare diversamente! Invece di leggere gli articoli conformisti di questi signori o guardare i loro tg, costruiamoci reti di informazioni a 360°, partecipandovi attivamente con commenti e anche con articoli fatti da noi. Infatti, PeaceLink – come Libera.tv, Pressenza ed altri media online gestiti da volontari – ci offre proprio quest'occasione. Affiniamo, dunque, la nostra capacità di lettura degli avvenimenti imparando ad indagarli in web e poi a raccontarli ad un pubblico desideroso di sentire un'angolazione diversa.   Invece di lasciare che i mezzibusti e gli opinionisti ci dicano ciò che dobbiamo pensare, pensiamoci noi.

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    Manifestanti tarantini che denunciano l'alta incidenza dei tumori nei bambini per via dell'inquinamento atmosferico.
    Note:

    Secondo il servizio di France24, l'indagine epidemiologica voluta dal governo nella Terra dei Fuochi si è concentrata sugli “over 50”, trascurando dunque i bambini. Esiste tuttavia lo studio “Sentieri” condotto dall'ISS nella Terra dei Fuochi, il quale comprende anche la fascia di età 0-14. Solo che questo studio nega l'esistenza di un aumento della mortalità infantile rispetto alle medie regionali; esisterebbe solo un forte aumento del “numero di bambini ricoverati”. Ma com'è possibile? Tutti i ricoverati guariscono, dunque? La questione andrebbe approfondita.

    Segnaliamo anche che l'elenco dei giornali con almeno un accenno ai dati dell'ISS non è completo. Ad esempio il TG3 online e l'Unione Sarda vi hanno dedicato entrambi sette righe. Va anche precisato che, mentre Il Fatto ha messo i dati dell'ISS nella rubrica “Ambiente”, ha comunque dedicato alla notizia un ampio titolo collocato in prima pagina.

    AGGIUNTA: Cosa significa in concreto fare il giornalismo alternativo e "indagare gli avvenimenti in web, poi raccontarli ad un pubblico desideroso di sentire un'angolazione diversa"? Chi ha fatto questa raccomandazione ha voluto subito dare un esempio concreto: ha scelto gli avvenimenti in Iraq come meritevoli di indagine, per raccontarli con un'angolazione diversa e poi pubblicare il commento su PeaceLink: http://www.peacelink.it/pace/a/40374.html . Comunque, con un minor dispendio di tempo, si può esercitarsi a commentare gli avvenimenti semplicemente contribuendo ai forum di PeaceLink, come questo: http://lists.peacelink.it/pace/2014/06/maillist.html
    Per la lista di tutti i forum (alcuni sono poco attivi o spenti): http://lists.peacelink.it/
    Vedi anche “Collabora”: http://www.peacelink.it/peacelink/i/1162.html e “Vuoi diventare un volontario di PeaceLink?”: http://www.peacelink.it/peacelink/a/24616.html

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