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RECENSIONE:

Mosaico di Pace - Memorie e memoriali per la pace e la convivenza

5 dicembre 2017 - Laura Tussi

Ordalie. Memorie e memoriali per la pace e la convivenza

 

MEMORIE E MEMORIALI PER LA PACE


Libro di Gianmarco Pisa

Recensione di Laura Tussi

Edizioni Ad Est dell'Equatore

 

Il saggio di Gianmarco Pisa dal titolo “Ordalie. Memorie e memoriali per la pace e la convivenza”, prodotto nel quadro della ricerca-azione PRO.ME.T.E.O (Productive Memories to Trigger and Enhance Opportunities), indaga la triangolazione tra memorie, culture e pace.

Il progetto mira alla realizzazione di Corpi Civili di Pace, in particolare in Kosovo, per la prevenzione della violenza e la costruzione di percorsi e contesti di pace, nonviolenza, incontro e convivenza tra culture, genti, etnie, minoranze: popoli.

La necessaria estensione del patrimonio culturale di un popolo e dell'intera umanità non solo ai beni materiali, ma anche a quelli immateriali, in quanto sedimento e vettore di memoria collettiva, è sancita nel 2003, in occasione dell'approvazione della “Convenzione di Parigi”, per la salvaguardia del patrimonio immateriale, in quanto fattore principale di diversità culturale e garanzia di sviluppo e principio per riavvicinare gli esseri umani e assicurarne l'intesa con le prassi, le conoscenze, i saperi, come gli oggetti, gli spazi culturali e i luoghi della memoria che le comunità riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale.

La ricerca-azione dei Corpi Civili di Pace sui luoghi della memoria, con riferimento ai giacimenti culturali e alla costruzione della “pace positiva”, rivitalizza una radice importante per sostenere percorsi di innovazione sociale e di valorizzazione della memoria storica collettiva. Nella MittelEuropa, per confermare la legittimità dei nuovi Stati nati con la fine dell'esperienza storica del socialismo reale, si sono rese necessarie nuove credenziali nazionaliste per assicurarne il predominio. Le guerre sorte dalla fine dell'equilibrio bipolare e dal caotico "Nuovo Ordine Mondiale", imposto dagli attori dell'egemonia liberista, hanno ordinato una concezione del conflitto bellico teso a ridefinire il rapporto di forze tra i popoli.

Il discorso di Milosevic del 25 aprile 1987, da un lato, stigmatizzò l'esasperazione dei nazionalismi locali, dall'altro portò il Kosovo direttamente al centro della questione jugoslava, sostenendo che non esiste Jugoslavia senza Kosovo. Infatti l'identità si costruisce nel rapporto con sé stessi e la propria comunità di appartenenza e nella relazione con l'altro da sé e con le differenze.

L'Autore, Gianmarco Pisa, operatore di pace, impegnato in iniziative importanti di ricerca-azione per la trasformazione nonviolenta dei conflitti, nello sviluppo e nella conclusione del saggio, cita con grande dovizia di particolari, il testo “Non c'è futuro senza perdono” di Desmond Tutu, sottolineando che la riconciliazione è una intenzione personale e sociale, con sé stessi e l'altro da sé, al fine di comprendere il dolore, la sofferenza e la violenza subita e il motivo che l'ha determinata. Non si tratta di perdonare e dimenticare, ma di riflettere e comprendere, favorendo l'interscambio con gli altri su una tale comprensione della cultura, della pace, della giustizia, della solidarietà, della convivenza, in un equilibrio personale e sociale, concedendo un'alternativa alta e nobile nei rapporti interrelazionali e di condivisione.

La riconciliazione, come via per la pace, nasce dal desiderio di superare il dolore della coscienza lacerata, al fine di recuperare l'equilibrio perduto, oltrepassando la solitudine del proprio dolore, per ripristinare una condivisione di vissuti. È necessario andare oltre la vendetta, non per una questione di perdono, ma, prima di tutto, per una questione di giustizia: oltre le “ordalie” barbariche ripresentificate dalle guerre contemporanee. Come ha scritto Johan Galtung: «Attraverso la musica e l'arte, la cultura e le lettere, la gente può guardare l'uno all'altro con reciproca comprensione: essi parlano lingue diverse, ma percepiscono lo stesso sentimento».

È questo il modo per sradicare le ingiustizie, promuovere itinerari di “pace positiva”, di bellezza creativa, di solidarietà, convivenza, memoria e diritti umani, per contrastare così i predicatori e i fautori della violenza.

Ovunque essi siano.

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