La prepotenza ha sconfitto il diritto

Boris Spassky difende il suo avversario Bobby Fischer

Quando un abuso è poco e due sono troppi
Giacomo Alessandroni15 settembre 2004

Robert James Fischer

10 agosto 2004 Signor Presidente, nel 1972 Bobby Fischer divenne un eroe nazionale. Mi sconfisse nel match per il campionato del mondo a Reykjavik, sbaragliando l'armata dei grandi scacchisti sovietici. Un solo uomo sconfisse un'intera armata. Poco dopo, Fischer smise di giocare. In questo, rievocò la triste storia di Paul Morphy che, a 21 anni, creò intorno a sé un'aura di leggenda sconfiggendo tutti i principali maestri europei e aggiudicandosi ufficiosamente la palma di campione del mondo. Poi smise di giocare e la sua esistenza si concluse tragicamente a New Orleans nel 1884, quando aveva solo 47 anni. Nel 1992, vent'anni dopo Reykjavik, avvenne il miracolo. Bobby ricomparve e disputammo un match in Jugoslavia. Tuttavia, in quel periodo, era in vigore contro la Jugoslavia un regime di sanzioni che impediva ai cittadini americani di intraprendere qualunque tipo di attività nel territorio di quel paese. Bobby violò le disposizioni del Dipartimento di Stato e il 15 dicembre 1992 la corte distrettuale degli USA emise contro di lui un mandato di arresto. Io invece sono cittadino francese dal 1998 e il governo non ha intrapreso alcuna misura contro di me. Dal 13 luglio 2004, Bobby è detenuto nel carcere dell'aeroporto di Narita per violazione delle leggi sull'immigrazione. Gli eventi sono stati riportati dai media. La legge è legge, non lo metto in dubbio, ma quello di Fischer non è un caso comune. Bobby ed io siamo amici dal 1960, quando vincemmo ex aequo al torneo di Mar-del-Plata. Bobby ha una personalità tormentata, me ne accorsi subito: è onesto e altruista, ma assolutamente asociale. Non si adegua al modo di vita di tutti, ha un elevatissimo senso della giustizia e non è disposto a compromessi né con sé stesso né con il prossimo. E' una persona che agisce quasi sempre a proprio svantaggio. Non voglio difendere o giustificare Bobby Fischer. Lui è fatto così. Vorrei chiederle soltanto una cosa: la grazia, la clemenza. Ma se per caso non è possibile, vorrei chiederle questo: la prego, corregga l'errore che ha commesso François Mitterand(1) nel 1992. Bobby ed io ci siamo macchiati dello stesso crimine. Applichi quindi le sanzioni anche contro di me: mi arresti, mi metta in cella con Bobby Fischer e ci faccia avere una scacchiera. Boris Spassky, decimo campione del mondo di scacchi
Questo l'epilogo. Boris Spassky difende l'avversario del secolo Bobby Fisher, con il quale ha disputato una rivincita a Reykjavik. Una partita a scacchi può violare gli embarghi economici internazionali? Di più: si può arrestare uno scacchista reo di aver disputato un torneo di scacchi? Sarebbe come arrestare un metalmeccanico perché è andato a lavorare. No, non si può. Eppure in questi giorni è accaduto proprio questo: la prepotenza ha sconfitto il diritto: a farne le spese una persona alla quale piaceva definirsi cosmopolita e poi non bastava. È un episodio veramente triste. Il Governo statunitense [è importantissimo non generalizzare confondendo l'operato del Governo col pensiero della popolazione] è interessato a perseguire chi dodici anni fa ha reso onore al proprio Paese ed allo scacchismo internazionale. Mi sembra di essere tornati ai bei tempi in cui USA e URSS vietavano ai loro atleti di confrontarsi nelle competizioni olimpiche. Assurdo. Probabilmente la mente umana sta regredendo e gli istinti animali prendono il sopravvento sulla ragione, l'unica lampada che dovrebbe guidare i nostri passi.

Note: La lettera di Boris Spassky è stata tradotta da Sabrina Fusari
Fonte: http://www.chessbase.com/
(1) Boris Spassky ha acquisito la nazionalità francese [NdA]

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