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Yom al Ard

Nella ''Giornata della terra'' la disperazione portata dai bulldozer: ''Ma che colpa hanno quegli alberi sradicati?''
31 marzo 2003 - Francesca Ciarallo
Fonte: Redattore Sociale

RAMALLAH - Oggi è lo “Yom al Ard”, la Giornata della Terra. In questa ricorrenza i palestinesi, sia d'Israele che dei Territori, commemorano il 30 marzo del 1976, quando, in seguito alla decisione delle autorità israeliane di confiscare un milione e mezzo di dunum (un dunum equivale a mille metri quadri) di terra araba in Galilea e nel Neghev, fu indetto uno sciopero generale dagli arabi israeliani. Nel villaggio di Sachnin, vicino Nazareth, quando arrivarono i soldati per confiscare la terra, la popolazione si oppose e scoppiarono violenti scontri. Sei arabi furono uccisi dai soldati. La notizia si diffuse subito e la protesta fu immediata. Per tre giorni ci furono manifestazioni e scontri.
Questa giornata e' considerata festa nazionale dai palestinesi. Molte canzoni, tristissime, ricordano Sachnin. "Sachnin è morta, la cosa più bella è morta, e il sangue continua a scorrere dalle vene aperte di Sachnin. Nessuno più si ricorda di me, solo Sachnin non mi ha dimenticato". E' un giorno sacro, ci tiene a sottolineare il mio amico Ibrahim, e ripete "holy holy holy" per tre volte.
Per i palestinesi terra vuol dire casa, alberi, strade, ulivi, aranceti, vita. Invidio il rapporto viscerale, di immedesimazione, che hanno con la propria terra. E' qualcosa di magico. Terra è la parola che ricorre più spesso in ogni discorso, insieme a occupazione.
Ali el-Barrawi è nato nel 1917. Ha i capelli e la barba bianchi e i tratti tipici dei beduini. Il viso fasciato nella kefiah è abbronzato e rugoso, ma bello. L'ho incontrato a Beit Lahia, nel nord della Striscia di Gaza. Beit Lahia è famosa per le fragole, grandi, succose, dolci e straordinariamente rosse. Vengono vendute in Europa con etichetta israeliana. Le aziende israeliane le comprano a basso prezzo dai contadini palestinesi e le esportano come prodotto proprio, così come succede per tutte le produzioni della Striscia. "Uno degli effetti della pace di Oslo", mi sento spesso ripetere con ironia.
Per quattro giorni e tre notti, da giovedì sera a domenica mattina, sette bulldozer dell'Idf (Israeli Defence Force, l'esercito israeliano) hanno lavorato instancabilmente sulla terra della famiglia di Ali, i Barrawi. Quattrocento dunums di alberi di ulivo, limoni, arance e datteri sono stati sradicati. E cinquecento box di alveari. Questa terra dava da vivere a circa mille persone. I soldati hanno detto che da qui era partito il razzo Qassam lanciato qualche giorno fa sulla città israeliana di Siderot. Giovedì sera Ali, con i suoi ottantasei anni e armato solo del bastone che usa per camminare, si è messo davanti al bulldozer per impedire la distruzione. I suoi figli hanno dovuto trascinarlo via con la forza. Adesso piange come un bambino e continua a chiedere, più a se stesso che a me "che male hanno gli alberi, sono forse capaci di sparare o di uccidere qualcuno?"
Anche a me viene da piangere. "Fino ad ora non avevo mai maledetto la mia vita. Cosa lascerò ai miei nipoti? Voglio morire qui, ora. Voglio morire insieme ai miei alberi." Ahmed, uno dei nipoti, mi indica una grossa radice nel terreno e mi dice che molti di questi alberi erano qui dall'epoca dei romani. Intorno a noi donne e uomini della famiglia in silenzio raccolgono la legna e l'accatastano.
Secondo il rapporto del Palestinian center for human rights, (www.pchrgaza.org) nella Striscia di Gaza dall'inizio della seconda Intifada al 10 marzo 2003 sono stati distrutti 17.500 dunums di terreni agricoli, pari al 10% della superficie coltivabile. La maggior parte di questi sono stati utilizzati per costruire insediamenti israeliani illegali.
Quando sono andata via Ali mi ha stretto forte forte le mani, e io ho avuto un vago ricordo, di un versetto della Bibbia, così sono andata a cercarlo. "Quando cingerai d’assedio una città per lungo tempo, per espugnarla e conquistarla, non ne distruggerai gli alberi colpendoli con la scure; ne mangerai il frutto, ma non li taglierai, perché l’albero della campagna è forse un uomo, per essere coinvolto nell’assedio?" (Deuteronomio, capitolo 20, versetto 19).

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