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Colonie e prigioni. Effetti collaterali dell'espansione Israeliana in West Bank.

10 aprile 2005 - Gabriele Del Grande

Mahmoud Ereiqat ha compiuto da poco 16 anni, è palestinese. E' stato rilasciato soltanto pochi giorni fa da un carcere israeliano. Appena uscito si è preoccupato di ridisegnare la propria dignità, lo ha fatto rompendo il silenzio e denunciando alla Palestinian Prisoners' Society gli abusi e le torture di cui è stato vittima durante la sua detenzione. Per farlo parlare negli interrogatori i militari gli legavano i testicoli con un cavetto che poi tiravano, torturandolo dal dolore. Inoltre le guardie gli spegnevano addosso le sigarette, lo privavano del sonno, della possibilità di muoversi e di usufruire di un bagno. La sua storia non è un caso isolato, ma piuttosto la norma.
Pochi giorni fa a Gerusalemme una corte ha condannato tre militari israeliani per tortura su minori: avevano costretto un gruppo di bambini palestinesi fermati ad un check point a mangiare sabbia e a baciare loro gli stivali.
Mahmoud Ereiqat è stato illegalmente detenuto e torturato nel carcere di Ma'ale Adomim, una colonia illegale israeliana nei territori occupati da Israele nella guerra del 1967 a Est di Gerusalemme.
Ma'ale Adomim è da settimane al centro di un acceso dibattito. Il governo di Sharon ha approvato la costruzione di 3500 nuove unità abitative in questa colonia, contravvenendo così al diritto internazionale, alle risoluzioni ONU e agli impegni che Israele aveva preso nella Road Map. Il progetto edilizio mira all'espansione di Ma'ale Adomim e di altre due colonie, Gush Etzion e Ariel, per creare una cinta di insediamenti ebraici ad est di Gerusalemme che isoli la zona araba della città dai territori palestinesi e, tramite un processo di giudaizzazione, la annetta allo stato ebraico.
Il governo israeliano gioca sul filo del rasoio, evidentemente sicuro della protezione dell'alleato statunitense. Forte della credibilità internazionale che gli viene dall'impegnativo piano di disimpegno da Gaza, lavora alacremente al progetto di espansione delle sue colonie nella West Bank. Progetto quest'ultimo che al momento nessuno si sente di osteggiare, per non far mancare l'appoggio allo storico ritiro dalla Striscia. La prossima settimana Sharon si incontrerà a Washington con Bush e cercherà di strappare un consenso alla sua ambigua politica, tutta tesa a tracciare nuovi confini che comprendano le colonie illegali della West Bank.
L'Europa saprà prendere una posizione decisa contro la politica israeliana?
Le parole pronunciate oggi della presidenza di turno lussemburghese dell'UE lasciano timidamente sperare di sì. In una forte dichiarazione, l'UE si è detta "fortemente preoccupata" per l'annuncio del governo israeliano del proprio progetto di espansione coloniale a Ma'ale Adomim, Gush Etzion e Ariel, deplorando l'impatto negativo che questa decisione rischia di avere sul processo di pace avviato a Sharm al-Shaykh.
Quello che è certo è che del clima di fiducia della conferenza di Sharm rimane oggi ben poco. In quella occasione venne imposto un cessate il fuoco, presto violato. Il 25 febbraio esplode un attentatore suicida a Tel Aviv, provocando 4 morti e 50 feriti. Nel frattempo, secondo la stima di al-Quds, le truppe israeliane violano 3250 volte la tregua. Violazioni che costano la vita di 14 palestinesi e il ferimento di altri 210. 433 gli arresti senza motivazione, anche di minori, 840 i rastrellamenti di città e di villaggi, 600 i check point militari installati e centinaia di ettari le terre palestinesi confiscate.

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