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Dopo il rocambolesco smantellamento dell'avamposto israeliano di Mitzpe Yitzhak...

The best show in Town

Ury Avnery
Fonte: Bollettino Gush Shalom (Movimento Indipendente per la pace)
http://www.gush-shalom.org
http://www.avnery-news.co.il
- 21 giugno 2003

Il più dotato dei registi non avrebbe potuto fare di meglio. È stato uno Show perfetto.
I telespettatori di tutto il mondo hanno visto sui loro schermi eroici soldati israeliani combattere contro i coloni fanatici. Primi piani: visi contratti dalla rabbia, un soldato in barella, una giovane donna che piange disperata, bambini in lacrime, ragazzi che imperversano infuriati, masse di persone che lottano tra loro. Una battaglia per la vita o la morte.
Non c'è ombra di dubbio: Ariel Sharon sta conducendo un'eroica lotta contro i coloni per tener fede alla sua promessa di rimuovere gli avamposti "abusivi" compresi quelli abitati. Il vecchio guerriero sta di nuovo affrontando un nemico determinato
Senza batter ciglio.
La conclusione è lapalissiana, in Israele come nel resto del Mondo: se per evacuare un insignificante avamposto abitato da al massimo una dozzina di persone è necessario uno scontro così duro, come ci si può aspettare che Sharon smantelli 90 avamposti come promesso nella Road Map? Se le cose si presentano così complicate per rimuovere qualche tenda e una piccola casa in pietra, come ci si può soltanto sognare di evacuare le vere colonie, dove vivono dozzine, centinaia o addirittura migliaia di famiglie? Ciò deve aver impressionato George Bush e la sua gente.
Purtroppo non ha impressionato me. Mi ha fatto sorridere. Negli ultimi anni ho assistito a dozzine di scontri con i militari. E so come sono veramente. L'esercito israeliano ha già demolito migliaia di case palestinesi nei Territori occupati. La cosa funziona così: al mattino presto centinaia di soldati circondano la zona. Dopo di loro arrivano i blindati e i bulldozer e inizia l'operazione. Quando la disperazione
porta gli abitanti della casa a resistere i soldati li prendono a bastonate, lanciano candelotti lacrimogeni, sparano proiettili ricoperti di gomma e, se la resistenza si fa più forte, anche con proiettili veri. Gli anziani vengono gettati a terra, le donne trascinate via, i giovani ammanettati e messi faccia al muro.
In pochi minuti tutto è finito.
Va bene, si potrebbe dire, questo succede agli arabi, non si comportano così con gli ebrei... Sbagliato, si comportano così anche con gli ebrei, dipende da chi sono. Io per, esempio, sono un ebreo. Sono stato attaccato cinque volte con i lacrimogeni finora, una volta erano gas speciali e per alcuni istanti credetti di morire soffocato.Durante uno degli assedi a Ramallah decidemmo di portare cibo alla città assediata. Eravamo circa tremila pacifisti israeliani, sia ebrei che arabi. Al check point di Al-Ram, a nord di Gerusalemme, una schiera di poliziotti e militari ci fermò. Ci fu uno scambio di insulti e un sacco di urla. Improvvisamente ci siamo trovati sotto una pioggia di candelotti lacrimogeni, le persone si sono disperse nel panico tossendo e soffocando, alcuni sono stati calpestati da chi fuggiva, uno del nostro gruppo, un 82enne ebreo abitante di un kibbutz, è stato ferito.Ho visto manifestazioni in cui sono stati sparati proiettili ricoperti di gomma contro cittadini israeliani (in genere arabi). Una volta mi sono trovato nei locali di una scuola saturi di gas irritanti a Um-al Fahem in Israele.

Se l'esercito avesse veramente voluto evacuare l'avamposto di Mitpe-Yitzhar in modo rapido ed efficiente avrebbe usato i lacrimogeni. L'intera faccenda si sarebbe risolta in pochi minuti, ma in questo modo non ci sarebbero state scene drammatiche alla TV e George W. avrebbe chiesto al suo amico Arik "Hey, perché non la fai finita con tutti gli avamposti in una settimana?"
In altre parole è stato uno spettacolo per la TV ben allestito.
Alcuni giorni prima i capi dei coloni si erano incontrati con Ariel Sharon. Alla fine dei colloqui, volgendosi alle telecamere, ostentavano facce scure, ma chiunque conosca questa gente si potrebbe accorgere, guardando quei volti alla TV, che non c'erano in gioco forti emozioni.
Naturalmente "Yesha rabbis", un gruppo di funzionari politici barbuti (ortodossi n.d.t.), ha esortato i soldati a non obbedire agli ordini e ha invocato il Signore e il Messia in loro aiuto, ma anche loro mancavano di autentica passione. Come mai? Perché tutti loro sapevano che era stato tutto concordato in anticipo. I comandanti militari e i capi dei coloni, amici e colleghi di vecchia data, si erano incontrati e avevano deciso cosa sarebbe successo e soprattutto cosa non sarebbe successo: nessun attacco improvviso, nessuno sforzo per impedire che migliaia di ragazzi raggiungessero il luogo dello scontro con largo anticipo, nessun uso di bastoni, idranti, gas lacrimogeni, proiettili ricoperti di gomma, o altro che non fossero le mani nude. I soldati non avrebbero indossato elmetti e non sarebbero stati equipaggiati con scudi. I coloni avrebbero gridato e spintonato, ma non avrebbero colpito i soldati sul serio. L'intero spettacolo sarebbe stato meno violento di una normale zuffa fra hooligan inglesi, ma sarebbe apparso in TV come una battaglia disperata tra forze titaniche.
Ariel Sharon ha una discreta esperienza in questo genere di cose. Una dozzina d'anni fa orchestrò uno spettacolo simile quando, dopo il trattato di pace con l'Egitto, gli fu ordinato dal primo ministro Menahem Begin di evacuare la città di Yamit nel nord del Sinai. A quei tempi Ariel Sharon era ministro della difesa. E chi era uno dei leader della disperata resistenza? Tsachi Hanegbi, oggi ministro della polizia. Tutto l'establishment ha cooperato questa settimana per la riuscita del grande show. I media hanno dedicato ampi spazi alla "battaglia". Decine di coloni
sono stati invitati presso gli studi televisivi a parlare senza fine, mentre da quanto ho visto io non un solo attivista del campo per la pace è stato chiamato ai microfoni.
Anche i tribunali hanno fatto la loro parte: i pochi coloni arrestati per aver resistito violentemente all'esercito sono stati mandati a casa dopo un paio di giorni. I giudici, che non dimostrano alcuna clemenza quando arabi compaiono loro di fronte, hanno trattato i coloni fanatici come fossero figlioli disobbedienti.
L'intera commedia sarebbe potuta anche essere divertente se non riguardasse una questione molto seria. Un "avamposto" si presenta come un innocente gruppetto di roulotte sulla cima di una collina dimenticata da Dio, ma è ben lontano dall'essere innocuo. È il sintomo di un cancro che cresce, non a caso Ariel Sharon - lo stesso Ariel Sharon - esortò qualche anno fa i coloni a prendere il
controllo di tutte le colline di "Giudea e Samaria".La malattia si manifesta a questo modo: un gruppo di attaccabrighe occupa la cima di una collina a qualche chilometro da un insediamento già costruito e ci piazza una roulotte. Dopo qualche tempo l'avamposto assomiglia ancora a un gruppetto di roulotte, poi vengono portati un generatore di corrente e una torre per l'acqua. A questo
punto fanno la loro apparizione le donne e i bambini e viene costruito un recinto, poi alcune unità dell'esercito vengono inviate a difesa dei coloni. I militari dichiarano che, per ragioni di sicurezza, ai palestinesi è vietato avvicinarsi, per evitare che possano spiare e preparare un attacco. La zona di sicurezza diventa sempre più grande e gli abitanti dei vicini villaggi palestinesi non possono più raggiungere i loro frutteti e i loro campi, se qualcuno ci prova rischia di farsi sparare addosso. Tutti i coloni hanno un'arma e non hanno niente da temere dalla legge se la usano contro un arabo sospetto. Tutti gli arabi sono sospetti, ovviamente.
Si dà il caso che io abbia avuto a che fare con Mitzpe Yitzhak, proprio l' "avamposto" comparso nello Show di questa settimana. Alcuni mesi fa fummo chiamati dagli abitanti del villaggio palestinese di Habala affinché li aiutassimo a raccogliere le olive in un oliveto vicino a quell' "avamposto". Quando gli addetti alla raccolta arrivarono in prossimità dell'avamposto, i coloni aprirono il fuoco.
Un israeliano del nostro gruppo fu ferito da un proiettile che rimbalzò ai suoi piedi.
Gli avamposti "illegali" sono stati in realtà installati in modo sistematico, con l'aiuto dell'esercito e secondo i suoi piani. Quando in una regione gli avamposti si moltiplicano, i villaggi palestinesi restano strangolati in mezzo a loro e la vita diventa un inferno.
Chiaramente la speranza dei coloni e degli ufficiali dell'esercito è che alla fine i palestinesi si rassegnino e gli lascino campo libero.Sharon evacuerà davvero avamposti a dozzine? Naturalmente tutto dipende dal suo amico George W. Se si realizzerà l'" Hudna" (tregua) tra l'Autorità Palestinese e Hamas, Bush potrebbe forse esercitare forti pressioni su Sharon. Ieri, durante la mia visita a Yasser Arafat, l'ho trovato cautamente ottimista, ma ha anche detto che rimangono meno di quattro mesi di tempo per riuscire a smuovere la situazione: a partire da novembre il presidente degli Stati Uniti d'America sarà troppo occupato a farsi rieleggere.
Ciò significa che Sharon non ha altro da fare che produrre ancora qualche spettacolo di questo genere per la TV, poi lui e i coloni avranno di nuovo mano libera.

Note:

Traduzione a cura di Paolo (Action for peace)
Chi fosse interessato alla versione originale in inglese può richiederlo tramite email a pinistudio@tin.it .

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