Palestina

Palestina

RSS logo

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • Donazione online con PayPal
  • C.C.P. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009, 74100 Taranto
  • Conto Corrente Bancario c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink - IBAN: IT65 A050 1804 0000 0001 1154 580

In rilievo

Motore di ricerca in
RSS logo

Quando a correggere gli editoriali sono le bocche dei fucili

Reporters Sans Frontières: dall'inizio della seconda intifada 7 giornalisti uccisi e 19 feriti in Israele e nei Territori Occupati, in un clima di generale impunità. Preoccupante la censura della stampa palestinese
18 giugno 2005 - Gabriele Del Grande

La sera del 2 Maggio 2003 James Miller si trovava con la sua troupe in una casa nella città di Rafah, Striscia di Gaza. Filmava la demolizione delle abitazioni dell'area effettuata dai mezzi dell'Esercito Israeliano perchè sospettate di contenere tunnel usati per il traffico di armi. Miller, esperto documentarista inglese, stava girando Death in Gaza, un documentario per conto di HBO sul conflitto israelo-palestinese a Gaza. Poco dopo le 23:00 uscì in strada con i quattro colleghi. A 100 metri di distanza si trovavano alcuni uomini delle forze armate israeliane, su un blindato. I giornalisti indossavano giacchetti ed elmetti con su scritto "TV", uno di loro agitava in aria una bandiera bianca che Miller illuminava con una torcia elettrica per farsi riconoscere. Avvicinandosi al blindato i giornalisti gridavano "Hello". Fu sparato un primo colpo. Allarmati si misero a urlare di non sparare, che erano inglesi, ma subito partì un secondo proiettile. Miller cadde esanime a terra, era stato colpito al collo. Seguirono altri spari.
Secondo testimoni oculari al momento non erano in corso scontri armati, si erano uditi spari anche nelle ore precedenti, ma non nelle vicinanze del luogo dell'accaduto. L'uccisione di Miller appariva tanto deliberata quanto immotivata.
Due anni dopo, 14 Aprile 2005, le Forze di Difesa Israeliane dichiarano che non sarà presa alcuna azione disciplinare nei confronti dell'ufficiale che sparò a Miller. L'organizzazione Committee to Protect Journalists esprime "grave preoccupazione" per l'incapacità di assegnare alcuna responsabilità per questa "scioccante e inutile uccisione", che riflette il "disinteresse [ndr. dell'autorità israeliana] per la sicurezza dei giornalisti". A marzo 2005 le autorità militari si erano dette contrarie ad un procedimento penale, dichiarando però alla famiglia Miller la propria volontà di aprire un fascicolo disciplinare per violazione delle regole d'ingaggio e falsa testimonianza. Un mese dopo il luogotenente responsabile dei fatti (la cui identità rimane segreta) è stato assolto dall'accusa di uso improrio delle armi.

Licenza di uccidere

L'omicidio di James Miller non rappresenta affatto un caso isolato, ma va contestualizzato nella situazione di un paese, Israele, dove dall'inizio della seconda intifada la sicurezza dei giornalisti non è più garantita e dove i militari operano in un clima di generale impunità.
Secondo i rapporti di Reporters Sans Frontières e di Committee to Protect Journalists, dal 2000 sono stati uccisi dal fuoco dell'Israel Defense Forces 5 giornalisti, sempre in modo deliberato e sempre senza alcuna conseguenza penale nè disciplinare per i responsabili di queste inutili morti.
Nel 2003 venne ucciso a Rafah James Miller, documentarista di Frostbite e, a Nablus, Nazeh Darwazi, cameraman di APTN. Nel 2002 venne ucciso a Ramallah Raffaele Ciriello, fotoreporter del Corriere della Sera, Imad Abu Zahra, fotoreporter free-lance, a Jenin, e, di nuovo a Ramallah, Issam Hamza Tillawi, inviato del giornale radio The Voice of Palestine.
Secondo RSF in Israele e Territori Occupati dal 2002 ad oggi 14 giornalisti sono stati incarcerati, 16 feriti dai proiettili dell'esercito israeliano, 19 interrogati, 10 aggrediti e 1 espulso. Inoltre 15 uffici stampa palestinesi e internazionali sono stati occupati o distrutti dall'esercito e 2 tv palestinesi sono state chiuse.
In Israele, denuncia la Foreign Press Association (FPA), le condizioni per ottenere l'accredito stampa dell'Ufficio Stampa Governativo (GPO) sono sempre più restrittive ed è sempre più difficile spostarsi nei Territori Occupati, in particolare a Gaza. Sempre a Gaza nel corso del 2004 tre sedi di media pro-islamisti sono state bombardate dall'aviazione israeliana.
Gli unici media che possono vantare una vera indipendenza, oltre che una comprovata professionalità, sono quelli israeliani. Se la radio e la tv pubblica calcano la linea dettata dal governo, i media privati sono attendibili e irriverenti. Buona la qualità dell'informazione di Canale 10, Canale 2 e dei quotidiani Haaretz, Maariv, Yediot Haaronot. Alla stampa nazionale va il merito di aver sollevato una serie di scandali che hanno coinvolto l'Esercito Israeliano nelle sue operazioni nei Territori Occupati.

Libertà vigilata

Non sono migliori le condizioni dei giornalisti nei territori governati dall'Autorità Palestinese. Secondo RSF la stampa palestinese vive una "libertà vigilata". Pratica l'autocensura e subisce gli impedimenti dell'occupazione israeliana e le minacce dell'Autorità Palestinese. Esiste una stampa privata, fatta di dozzine di radio e televisioni in Cisgiordania e a Gaza. Tuttavia la stampa privata subisce le pressioni dei partiti politici e dell'ANP. I direttori dei giornali, quando non sono essi stessi figure politiche affiliati a un partito, si disinteressano di certi temi giudicati antipatriottici o aventi direttamente a che fare con la persona di Arafat o con la credibilità di Fatah. La stampa dell'opposizione, vicina a Hamas, è sovente censurata o costretta a chiudere i battenti. Internet non subisce alcuna censura e la popolazione ha libero accesso ai canali via satellite.
Nel 2004 il giornalista palestinese Khalil al-Zebin, direttore del bimensile An-Nashra è stato ucciso nella sua auto a Gaza. 1 giornalista druso israeliano è stato sequestrato e poi rilasciato da uomini sedicenti membri delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa, sebbene il movimento abbia sempre condannato quel rapimento. La sede di ad-Dar a Gaza è stata saccheggiata. 3 giornalisti sono stati malmenati da uomini mascherati, dichiaratisi appartenenti a Fatah e ad 1 giornalista è stato sparato da fuoco palestinese. Nell'anno precedente, sempre secondo RSF, sono state chiuse dalla polizia palestinese 2 radio (al-Aqsa, Alwan) e un settimanale (ar-Risala), 1 giornalista è stato interrogato e la sede della tv al-Arabiyya saccheggiata. Documentati diversi episodi di confisca di foto e filmati e di censura.

"Il labbro reciso"

"avrei voluto farvi ascoltare
la storia di un usignolo morto
avrei voluto farvi ascoltare una storia…
se non mi avessero tagliato le labbra!"
Samih al-Qasim

Note:

Reporters Sans Frontières:

Israel - Rapport Annuel 2005
http://www.rsf.org/article.php3?id_article=13298

Autorité Palestinienne - Rapport Annuel 2005
http://www.rsf.org/article.php3?id_article=13293

Committee to Protect Journalists:

Israel and the Occupied Territory - 2005 Annual Report
http://www.cpj.org/attacks04/mideast04/israel.html

Death in Gaza
http://www.hbo.com/docs/programs/death_in_gaza/

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.5.8 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)