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17 marzo, Gaza: chi ha paura delle formiche bianche?

"as we come marching in the beauty of the day, hearts starve as well as
bodies. yes, it is for bread we fight, but we fight for roses too"
"mentre noi arriviamo marciando nella bellezza del giorno, anche i cuori,
come i corpi soffrono la fame. si, è per il pane che lottiamo, ma lottiamo
anche per le rose"
18 marzo 2003 - fabio

nel giorno piu' amaro scoppio.
tante volte in queste notti ho cercato di raccattare tutti i pensieri
fermati di sfuggita su qualche foglio, sul quaderno perche' non rimanessero
soltanto appunti sparsi ma anche una testimonianza per chi e' lontano dai
cingoli dei carri armati che occupano la terra di palestina.
oggi e' un giorno amaro.
e' il giorno migliore per scoppiare.
ho abbastanza forza per trattenere le lacrime per quello che e' successo
ieri e per quello che mi arriva dal resto del mondo.
rachel aveva ventitre anni.
da qualche mese era a rafah dove cercava di fare quello che ogni persona con
un po' di senno e di coraggio dovrebbe fare, cercare di fermare le
ingiustizie.
rafah e' l'estremo sud della striscia di gaza, la prigione piu' grande del
mondo, una delle aree piu' densamente popolate del mondo.
rafah e' la fine del mondo, il posto dove muoiono le speranze, in una
tormenta di sabbia, la sabbia del deserto. in una tormenta di rabbia, la
rabbia della palestina.
la tormenta, il tormento.
la terra trema ai cingoli dei carri armati e non scoppia.
tremo ai cingoli dei carri armati e scoppio.
a rafah, la fine del mondo, il paesaggio cambia giorno dopo giorno e ci si
perde a guardare questa decadente scenografia mutare.
cambiano le forme e i colori.
e tutto mi sembra grigio.
a rafah i bulldozer dei forti demoliscono le case, per millantate ragioni di
sicurezza.
centinaia di case ora sono macerie, quelle grigie.
centinaia di famiglie sono senza casa, se per assurdo si puo' chiamare casa
quattro mura di mattoni in un campo profughi, uno dei tanti.
c'e' qualcuno, qui in palestina, che resiste alle tormente e ai tormenti,
quelli che affliggono i palestinesi fino a farli scoppiare. e loro scoppiano
davvero e qualcuno non ne capisce i motivi.
ma questa non e' una giustificazione.
nella striscia di gaza ci sono delle formiche. delle formiche bianche.
piccole formiche bianche.
sono persone che lasciano le loro case, laddove non rumoreggiano cannoni, e
se stanno sotto il sole di palestina che gia' a marzo scotta. e se ne stanno
sotto il sole, davanti ai bulldozer, davanti ai carri armati dei forti
mentre
distruggono una casa o abbattono un aranceto.
"e dove fanno deserto quella chiamano pace"
ce ne stavamo cosi', sotto un sole di marzo, a pochi metri da quei
bulldozer, spaventosi alla vista, che incuranti del mondo pattinavano su un
aranceto.
ce ne stavamo li', piccole formiche bianche.
perche' sembravamo delle formiche difronte a quel mastodonte di metallo
verdastro.
ce ne stavamo li' sotto il sole di marzo e cercare di capire perche'.
avremmo voluto chiedere a loro perche' e per cosa ma non ci hanno permesso
di avvicinarci.
ci hanno fatto 'no' con il cannone del carro armato e hanno sparato in aria.
ce ne siamo rimasti li', col passaporto in mano e quelle casacchine chiare
che ci rendevano formiche bianche.
non c'e' stato verso di fermarli, non c'e' stato verso di parlare.
hanno spianato e sparato.
tornando a casa mi convincevo dell'ennesimo fallimento.
niente sembra fermarli, niente.
o forse si. un'ora dopo essere andati via i mastodonti dei forti si sono
ritirati lasciandosi dietro tronchi sradicati e arance morte.
la gente pensa che sia stata la nostra silenziosa presenza a dissuaderli.
ci piace pensare che i mastodonti verdi abbiano avuto paura delle formiche
bianche.
chi ha paura delle formiche bianche?
ieri una formica bianca e' rimasta schiacciata.
a rafah ieri i mastodonti verdi stavano demolendo una casa e le formiche,
che sono piccole e camminano piano, si sono messe in mezzo.
il mastodonte, il bulldozer dell'esercito israeliano, dice di non averla
vista ed ha tirato avanti seppellendola coi detriti. i detriti grigi che
fanno
il paesaggio di rafah grigio, come in bianco e nero.
l'ho vista una sola volta rachel, coi capelli biondi che spuntavano dal velo
che aveva deciso di mettere, per rispetto alla gente del posto.
da gennaio rachel era in palestina, e faceva quello che una formica bianca
puo' fare, mettersi in mezzo.
ma il mastodonte l'ha seppellita.
non so dire se in quel momento qualcuno ha avuto paura di quella formica
bianca.
so soltanto che forte della sua stazza il mastodonte ha tirato avanti
uccidendola.
e ripenso a me, formica tra le altre sei formiche bianche, qualche giorno
prima davanti agli stessi mastodonti.
e gli occhi inciampano su un pensiero:
eravamo formiche uguali, bianche.
dove volano le formiche bianche quando muoiono?
e chi ha paura delle formiche bianche?
forse piu' nessuno ora.
i carri armati cigolano, i bulldozer pattinano su case e campi coltivati.
e' la quotidianita' palestinese, dove se esci di casa non sai se ci
tornerai.
non solo perche' forse avrai da passare una notte fermo ad un check-point ma
perche' forse il bulldozer la sta tirando giu'.
e non c'e' preavviso.
solo "ragioni di sicurezza". o la ragione del piu' forte, di chi sa di
rimanere impunito.
la quotidianita' della striscia di gaza sono le torrette e gli avamposti
militari, sono le strade dei coloni e i muri di cemento, sono i tetti rossi
degli insediamenti e i muri smitragliati delle case nei campi profughi.
la quotidianita' della striscia di gaza sono i bambini scalzi e smoccioloni
che scalano collinette di macerie di case demolite, sono i piedi nella
sabbia
di un campo di calcio troppo vicino ad un insediamento israeliano. dove si
gioca una doppia partita. col pallone e con la vita.
ieri a khan yunis un'altro ragazzino e' stato ammazzato dal fuoco
israeliano, mentre giocava a calcio.
e ieri a rafah una formica bianca e' stata ammazzata.
forse davvero nessuno ha paura delle formiche bianche.
abbiamo deciso ugualmente di restare qui, anche se nessuno ha paura delle
formiche bianche.
abbiamo occhi e voce.
ma a volte non abbiamo lacrime e parole.
abbiamo un biglietto di ritorno, per poter raccontare quello che succede
qui, in questa terra che agli occhi dei media sembra essere silente. ed
invece
non c'e' un minuto di silenzio.
non si parla piu' della palestina, come se fosse scoppiata la pace.
ma forse davvero la pace e' il deserto.
e' un giorno amaro. e mi sono scoppiati i pensieri.

chi ha paura delle formiche bianche?

"per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti"

fabio

ps. Israeli bulldozer driver murders American peace activist
http://electronicintifada.net/v2/article1248.shtml

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